Col cuore in gola. E con il risultato appeso ad un filo. Non è la prima volta che il Foggia è attraversato da momenti in cui il pathos supera di gran lunga il naturale evolversi di una gara. Nell’ultimo ventennio di storia è accaduto almeno un paio di volte. E in entrambi i casi il diapason delle emozioni è vertiginosamente schizzato verso l’alto.
Stagione 2006-07, dauni lanciatissimi alla conquista della serie B, prima della fatal Avellino c’è però da fare i conti con la Cavese di Sasà Campilongo, che presto si accomoderà proprio sulla panchina del Foggia. All’andata è sinfonia rossonera, in campo c’è una sola squadra che delizia i 15mila accorsi allo Zaccheria: finisce in goleada, un 5-2 che non ammette repliche e che sembra spalancare le porte della finale. Ma c’è un return-match da giocare al Simonetta Lamberti, dove spesso e volentieri i campani si trasformano.
La vigilia del match lascia presagire che non sarà semplice per l’undici di D’Adderio superare il turno, alla Cavese servono tre gol, e l’ambiente si prepara alla grande impresa. Quel pomeriggio del 3 giugno il Lamberti è una polveriera: sugli spalti i tifosi si presentano tutti muniti di fischietto, è una bolgia fin dalle ore antecedenti il match, serviranno nervi saldi per uscire indenni. Ripensandoci, poteva sembrare solo un’ulteriore punizione per la Cavese il 5-2 di Princivalli, all’ultimo secondo, ed invece sarà il gol che farà la differenza. Partirà subito forte la squadra di casa, che colpirà un palo di testa al 4’ con Farina, il Foggia avrà un paio di ghiotte opportunità per portarsi avanti, poi da calcio d’angolo Unniemi svetta di testa, esaltando i riflessi di Marruocco, ma Cipriani insacca l’1-0.
Si va al riposo col Foggia che è qualificato, ma la Cavese insiste, vuole il 2-0. Ci provano De Giorgio ed Ercolano, ma fortunatamente la difesa rossonera è attenta. Ma all’11’ una bella conclusione da fuori area di Tatomir vale il raddoppio. La squadra di casa sulle ali dell’entusiasmo, insegue la terza rete, il Foggia si difende strenuamente, poi al 32’ Moi liscia a centro area, consentendo a Tarantino di infilare indisturbato il 3-0.
La Cavese a quel punto è qualificata alla finale dei playoff. Cenerentola sta perdendo il ballo più importante. Sembra finita. D’Adderio si gioca la carta Mounard. Il francese tenta il gol qualificazione al 41’, con un bel tiro deviato in angolo da Mancinelli, quindi partono i 5’ di recupero. Il Foggia li usa al meglio tutti, come all’andata: ultimi secondi alla fine, lancio lungo dalla difesa, Zanetti (da poco entrato) prolunga di testa per Mastronunzio che, a centro area, si infila tra i due centrali e segna. Gelo e qualificazione in freezer per gli ospiti in un mix di gioia e dolore.
Stagione 2009-10, ricorre il Centenario del club, e il Foggia deve evitare di sprofondare in C2. Nell’ultima giornata con la Spal basta il pari per centrare una sofferta salvezza che arriverebbe nel segno di Ugolotti e invece contro una Spal ormai salva i rossoneri vanno incontro alla peggiore delle figuracce: finisce 0-3 per gli emiliani e lo spauracchio dei playout si materializza.
La permanenza passa a quel punto dalla sfida con il Pescina, con due pareggi il più sarebbe fatto. Ad Avezzano, in gara 1, il Foggia pare subito mettere il punto esclamativo sulla sfida, vince 1-2 e mette sottochiave la salvezza. Il 30 maggio però ecco l’inatteso stillicidio. Al 23’ della ripresa la formazione marsicana è avanti di due gol, e solo un miracolo a quel punto può evitare la retrocessione in Seconda Divisione. Sullo Zaccheria tira un’aria pesantissima, dalla curva sud c’è un tentativo di invasione che a stento viene sedato. Dopo diversi minuti la gara riprende: al 5’ ed ultimo minuto di recupero Ceccarelli sulla trequarti sradica il pallone dai piedi di un avversario e inventa una parabola calibratissima per l’accorrente Caraccio, l’argentino dallo sguardo triste fino a quel momento oggetto misterioso. L’attaccante vola in cielo e scaraventa alle spalle di Bifulco. E’ il gol della liberazione, quello che garantirà la sopravvivenza al calcio foggiano.
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