Chissà se prima del match si ritroveranno assieme per fumare una sigaretta. Come accadeva ai tempi in cui entrambi erano sotto la stessa bandiera, quella rossonera. Delio Rossi e Zdenek Zeman stanno per riabbracciarsi. Stavolta da avversari, per i 180’ che possono riscrivere la storia di Foggia e Pescara.
E’ stato proprio il tecnico riminese un paio di mesi fa, quando si insediò al timone di comando della navicella rossonera, a svelare il curioso aneddoto vecchio ormai di 30 anni e passa: “Sarò contento di incontrarlo, è stato un mio allenatore e abbiamo fumato spesso insieme”. Saranno avversari per due gare Rossi e Zeman, nemici mai. Perché quello che alla fine degli anni ‘80 fa era l’allievo, e che oggi per condizione anagrafica non può più considerarsi tale, non può che provare stima e gratitudine per chi, oltre a essere stato il suo allenatore, gli ha trasferito (indirettamente) i primi rudimenti di una professione che poi è stato il leit-motiv della sua vita, nel momento in cui ha abbandonato l’attività agonistica.
Non che Sdengo si sia mai confrontato più i tanto sui massimi sistemi con Delio, badate bene: il tecnico di Praga soprattutto quando era al culmine della carriera se poteva evitava di confrontarsi con i suoi colleghi. Soprattutto con i più giovani, che avevano fame e che quindi avrebbero potuto rubargli i trucchi del mestiere. Non è magari andata proprio così, ma che Rossi in quegli anni si accovacciasse sui gradini dello Zaccheria e a distanza seguisse gli allenamenti di Zeman è acclarato.
All’epoca era reduce dalla parentesi a Torremaggiore, era stato il ds Pavone a farlo rientrare nella grande famiglia del Foggia affidandogli la conduzione della formazione Primavera. E per Delio quella era una occasione troppo ghiotta per non cibarsi del maestro. Di lì a breve poi sarebbe planato a Salerno e da quel momento il signor Rossi di strada ne avrebbe fatta. E tanta.
In comune con Zeman avrebbe avuto diverse panchine: Lazio, Salernitana, Lecce e Pescara. E inevitabili ci sarebbero stati anche i confronti, che non mancano mai quando in ballo ci sono due nomi pesanti. Il romagnolo Delio Rossi, 63 anni da Rimini, domani e giovedì prossimo sfiderà il boemo Zeman, che di anni ne ha appena compiuti 76, e che conserva sempre l’entusiasmo di un ragazzino: due grandi firme a confronto per la volata finale di stagione che finirà con l’infiammare tutta la Lega Pro. Chi l’avrebbe mai potuto immaginare.
Foggia e Pescara, Rossi e Zeman. Sarà però Foggia contro Pescara, e non Foggia contro Zeman. Una volta riempivano pagine di cronaca sportiva di serie A, o almeno di B, e di alto profilo anche. Adesso stanno per contendersi il salto in B, obiettivo che consentirebbe a uno dei due di mettersi un’altra medaglia in una carriera che luccica di luce propria. Rossi è stato allievo del boemo, sempre fedele al 4-3-3, ma causa forza maggiore quest’anno ha cambiato strada per badare al sodo: è arrivato in corsa e così ha dovuto adeguarsi, il suo Foggia oggi gioca col 3-5-2, che per Zeman sarebbe inconcepibile.
Legato al suo calcio e alle sue idee, il boemo non rinnegherebbe mai la sua filosofia. A differenza di Rossi, che viceversa ha rivisitato il suo credo pur di tornare in ballo. E di dimostrare di non essere ancora pronto per l’età pensionabile. Domani Delio proverà a battere Sdengo, in queste ore di lunga vigilia non pensa ad altro. Puntando magari sulle ripartenze anziché sulla proposta di gioco.
Intanto il suo ultimo Foggia si è piazzato alle spalle del Pescara, con 4 punti di ritardo. E’ stato l’antipasto del duello a distanza nei playoff, dove le due piazze adesso si aspettano il vero spettacolo. Rossi al Pescara il dispetto lo ha già fatto, e quando ripensa a quella finale del 2015 sulla panchina del Bologna, è scontato che speri di ripetersi: con un doppio pareggio soffiò la serie A ai biancazzurri di Oddo, e in riva all’Adriatico quello sgarbo non l’hanno dimenticato.
Dal 4-3-3 del suo primo Foggia alla versione pragmatica e difensiva di oggi, Rossi ha saputo miscelare i suoi saperi e le sue esperienze mettendo in bacheca diversi successi: le promozioni in A con Salernitana, Bologna, Lecce, oltre alla Coppa Italia nel ‘09 con la Lazio.
Il boemo, fedele alla sua linea, ha scritto pagine importanti a Foggia, ma in riva all’Adriatico è fermo al miracolo biancazzurro del 2012 e sogna un altro sigillo alla sua lunga carriera.
Ma c’è da superare l’ostacolo-Foggia, oggi in mano all’amico-rivale Rossi. Rossi contro Zeman, Zeman contro Rossi: avversari sì. Nemici mai.
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