Il 4 giugno si respira aria di suspence da queste parti. Che si tratti del 1989, quando a Trapani i rossoneri di Pino Caramanno contro il Palermo riabbracciavano la B o di ieri cambia poco. Foggia oggi come allora cade in trance per la sua squadra di calcio, che ha deciso di far correre un brivido lungo la schiena e di ravvivare ricordi ormai sepolti.
Trentaquattro anni dopo in città il tempo sembra essersi fermato, c’è la squadra di Delio Rossi che dal nulla si è messa a rubare la scena ed è ancora lo Zaccheria il catino che ribolle di passione. Esattamente come nell’89, quando in 20mila la sera attesero la squadra di rientro dalla Sicilia per celebrarne il trionfo. Stavolta non siamo ancora ai titoli di coda, fra il Foggia e il sogno della B ci sarebbero ancora due avversarie e quattro gare tutte da vivere in full-immersion, per agguantare la finale bisogna prima matare il Pescara, avversario storico che oltretutto si presenta con un certo Zdenek Zeman in panchina. E allora la sfida si fa storia, da consegnare ai posteri.
Accorrono ufficialmente in 11.500 a spingere Petermann e compagni, ma sugli spalti ce ne saranno almeno 15mila a sognare un’altra notte magica dopo quelle già vissute con Cerignola e Crotone. E’ una serata da ultimo respiro e con il Var che per la prima volta fa capolino anche a Foggia prima del via si respira aria di nuova impresa.
Delio Rossi, che ha solo 18 effettivi a disposizione, alla fine recupera Garattoni e Ogunseye, ma perde Frigerio in mezzo al campo: il centrocampista che aveva avviato la rimonta a Crotone dà forfait e con lui anche Beretta alza bandiera bianca. Tocca all’islandese Bjarkason cercare di non far rimpiangere l’ex Lucchese, è lui la grande novità nel 3-5-2 che Rossi oppone a Zeman. Che, sull’altro versante, resta fedele al suo 4-3-3, preferendo Gozzi a Crescenzi al centro della difesa e insistendo con Cuppone al centro dell’attacco in luogo di bomber Lescano, che parte dalla panchina. Aloi, invece, sostituisce lo squalificato Palmiero nel ruolo di play.
Novanta secondi e il Foggia è già avanti: Schenetti al limite dell'area vede con la punta dell'occhio Petermann che di prima intenzione la mette lì dove Plizzari non può arrivarci. L’effetto sorpresa col guizzo iniziale dei padroni di casa stordisce il Pescara che ci mette 10' abbondanti per riprendersi, anche se prima è ancora il Foggia che spinge e che al minuto 11 sfiora addirittura il raddoppio con Ogunseye che sottomisura spedisce sul palo strozzando l’urlo dello Zaccheria.
Il Pescara subito dopo si affaccia minaccioso con Gozzi dal limite che costringe Dalmasso in angolo, ma sul rovesciamento di fronte è Garattoni che chiude un bel triangolo con un fendente centrale facile preda di Pelizzari. La gara è bellissima come da previsione, i ribaltamenti di fronte sono continui, non c’e un attimo di tregua e ad avvantaggiarsene è lo spettacolo. Il Foggia pressa a tutto campo, per linee esterne spinge e spesso crea superiorità numerica. Nel momento migliore dei rossoneri, però il Pescara agguanta il pari: al 23’ palla gestita male nella metà campo avversaria e bruciante ripartenza dei biancazzurri che mettono nella condizione Delle Monache di andare alla conclusione.
In estirada Kontek tocca con un braccio in area e il rigore è inevitabile: dal dischetto Rafia spiazza Dalmasso. Il pari galvanizza gli ospiti che un minuto più tardi si rendono ancora pericolosi con Merola che chiama alla respinta l’estremo rossonero. Il Foggia soffre il ritmo degli uomini di Zeman che dopo il pari prendono in mano il pallino del gioco, il match sul finire della prima frazione di gioco pare scendere di tono, al 40' però si fa vivo Delle Monache il cui destro è impreciso. Prima del riposo Foggia ancora pericolosissimo con Schenetti che su traversone dalla destra di Bjarkason incoccia ancora il palo con Plizzari battuto.
Si riparte e Zeman ne cambia tre: dentro Lescano, Kolaj e D’Aniello e dopo un minuto gli ospiti si fanno subito minacciosi con Cuppone che di testa spedisce non molto oltre la trasversale. L’avvio del Pescara è fulminante e al 48’ ecco il sorpasso: fa tutto Lescano che con una piroetta nell’area piccola fredda Dalmasso per l’1-2. Il Foggia sembra alle corde, anche perché gli ospiti alzano i ritmi, ma al 60’ ecco l’improvvisa fiammata dei padroni di casa che trovano con Bjarkason (su sponda di Ogunseye) il gol del 2-2. L’islandesino del Foggia è scatenato e al 74’ per poco non concede il bis (il suo sinistro dal limite trova pronto D’Aniello). Non succede più nulla, è pari e patta, tutto rinviato adesso a giovedì prossimo.
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