Quasi tutti i club professionistici hanno scelto l’allenatore per la stagione ‘23/24, da poco iniziata. In tal senso, al Calcio Foggia 1920 sono in ritardo. Da giorni, tuttavia, si parla con insistenza di Michele Pazienza come del più probabile successore di Delio Rossi sulla panchina rossonera. Qui, di seguito, tutto quanto c’è da sapere (calcisticamente parlando) sull’ex tecnico dell’Audace Cerignola.
LA CARRIERA DA CALCIATORE
Michele Pazienza nasce a San Severo il 5 agosto 1982. Comincia a dare i primi calci nella società della sua città, gestita ed allenata dallo zio (Luigi Cassone): il Gruppo Sportivo Apocalisse.
Nel calcio professionistico vi arriva col Foggia. Indossa la maglia rossonera per 4 anni (dal 1999 al 2003), durante i quali va in campo 88 volte, realizzando 6 reti (ma non ha mai avuto troppa confidenza con il gol). Centrocampista abile soprattutto nell’interdizione (classico mediano, ruolo esaltato musicalmente da Ligabue), contribuisce alla promozione della squadra di Pasquale Marino in Serie C1 nel 2003.
Finisce, per le sue indubbie qualità, nel mirino di diverse società anche di categoria superiore. E per il Foggia (che, tra l’altro, ha la necessità di… monetizzare) diventa impossibile trattenerlo.
Passa, così, all’Udinese, allenata da Luciano Spalletti. Di fatto, compie un… salto triplo: dalla C2 alla A. Ha appena 21 anni: una vita ed una carriera davanti. In Friuli (dove vede per la prima volta Lorena che condurrà anni dopo all’altare) resta due stagioni, prima di andare a Firenze alla corte di Cesare Prandelli. Indossa la maglia viola per 3 anni. Conta, alla fine, 55 presenze (come in precedenza ad Udine).
Nel 2008 viene acquistato dal Napoli. Per il suo cartellino Aurelio De Laurentiis versa oltre 4 milioni di euro. Quelli con Walter Mazzarri sono i suoi anni migliori da calciatore (“E’ stato l’allenatore che mi ha dato più fiducia di tutti”, ripeterà più volte in seguito). Gioca alla grande, sia pure come “gregario”, al fianco di campioni del calibro di Cavani, Hamsik e Lavezzi. In maglia azzurra (dove colleziona 106 presenze in campionato) segna anche il primo dei suoi 6 gol in A (il 13 dicembre 2009 contro il Lecce).
Nell’estate del 2011 lo tessera la Juventus (che ha da poco affidato la guida tecnica ad Antonio Conte). Vi giunge da svincolato, dopo aver atteso invano il rinnovo da parte del Napoli. Ma nel centrocampo bianconero – dove vi sono Pirlo, Vidal e Marchisio – non riesce a trovare spazio. Così dopo soli 6 mesi (ed appena 8 presenze) torna momentaneamente ad Udine (in prestito, trovando in panchina Francesco Guidolin) per poi far rientro a Torino a fine stagione (dove Del Piero e compagni hanno da poco festeggiato lo scudetto).
Chiusa definitivamente l’esperienza alla Juventus, va al Bologna (avventura che finisce male: viene messo, infatti, “fuori rosa”). Poi al Vicenza (in B), infine alla Reggiana (in Terza Serie).
Nel settembre 2016 firma l’ultimo contratto da calciatore: vicino casa, con il Manfredonia (che è in D). E’ per un’unica stagione, al termine della quale – soddisfatto – appende le scarpe al chiodo.
LA CARRIERA DA ALLENATORE
Ha 35 anni, Michelino (come lo chiamano affettuosamente gli amici). Deve scegliere cosa fare da… grande. Non riuscendo a stare lontano dai campi di calcio, decide di indossare subito la tuta da allenatore. Di maestri, del resto, ne ha avuti tanti (“E ad ognuno di loro ho cercato di rubare qualcosa” dichiara quasi per evitare di indicare un… modello di riferimento). Perché non provare, allora, la carriera di tecnico?
Comincia dalle giovanili: a Pisa, dove il presidente Giuseppe Corrado gli affida la formazione Berretti. Presto, però, si ritrova addirittura alla guida della prima squadra (che – appena retrocessa dalla B – è tra le più ambiziose nel girone A di serie C): inizialmente ad interim, poi… a tutti gli effetti. Accade quando il club toscano esonera Carmine Gautieri (ottobre del 2017, dopo 9 giornate). Ma sulla panchina nerazzurra Pazienza resta solo 5 mesi. Lascia dopo 22 partite, delle quali solo 4 terminate con una sconfitta. Viene sollevato dall’incarico a seguito dello scivolone interno con la Carrarese, dunque dopo un derby.
Sull’esonero influiscono, in verità, i rapporti non proprio idilliaci con il popolo nerazzurro. “Quell’occasione mi è arrivata in un momento in cui non ero ancora pronto” ammetterà a distanza di tempo. “A Pisa mi preoccupavo solo del campo, ma il ruolo dell’allenatore comporta che si presti attenzione anche a tutto il resto”.
Pazienza non ha fortuna neppure a Siracusa, nella stagione successiva. Anche in Sicilia viene esonerato. Anche qui subentra a campionato in corso (prende il posto di Giuseppe Pagana). L’avventura sulla panchina azzurra (girone C di serie C) dura appena 7 partite (lo score: 1 vittoria, 3 pareggi ed altrettante sconfitte).
Arriviamo, così, all’estate del 2020 (in piena pandemia). Pazienza diventa l’allenatore dell’Audace Cerignola, club ambizioso che intende abbandonare quanto prima la Serie D (dove milita da qualche anno, dopo esser ripartito dalla Prima Categoria). Queste, le parole del presidente gialloblù Luigi Caterino in occasione della presentazione del tecnico: “Il nuovo progetto dell’Audace inaugura una stagione di nuove idee. Mister Pazienza rappresenta un salto nel futuro”.
E Michelino non tradisce le attese. Settimo posto al primo campionato, primo (con tanto di storica promozione in C) al secondo. Quanto, poi, fatto nella stagione conclusasi a fine giugno fa è sotto gli occhi di tutti.
Il capitolo gialloblù, tuttavia, s’è chiuso (“Dico grazie alla famiglia Grieco che mi ha dato fiducia. Ho dato tutto quel che potevo in questi tre anni bellissimi” sono state le sue parole di commiato). Per Pazienza, se ne aprirà presto un altro. E avrà colori diversi. Potrebbero essere quelli cari a Stendhal: il rosso e il nero.
(Massimo Marsico - l’Attacco)
(Foto centrale da LaGoleada.it)
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