Ingiustizia è ormai fatta: il Foggia rimane in Serie C. Sogni finiti, resta ultimo appiglio Consiglio di Stato

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Il Lecco si riprende la B perduta, il Brescia la scampa bella, alla fine a scivolare in Lega Pro sono Perugia e Reggina. L’organico della Serie B cambia ancora, l’ennesimo ribaltone lo detta il Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso dei lombardi, a scapito degli umbri, respingendo invece quello dei calabresi. Il Foggia a questo punto è in un angolo. Anche se non è ancora finita, ed una speranzella resta. 

Alla fine, come da più parti auspicato, ad essere premiato è stato il merito sportivo. Promosso sul campo al termine di una cavalcata storica ai playoff, il Lecco rischiava di scivolare addirittura in D. Vista l’inadeguatezza del suo impianto, il club aveva indicato come stadio l’Euganeo di Padova, ma lo aveva fatto in ritardo, e la firma del prefetto era arrivata fuori tempo massimo. 

Un pasticcio burocratico nel quale nessuno è esente da colpe: la Figc si è dimenticata di allungare i termini con il rinvio dei playoff, anche il Lecco ha le sue responsabilità considerato che la data di scadenza era comunque nota e almeno teoricamente avrebbe potuto muoversi in anticipo. La FederCalcio, dopo un primo parere negativo della Commissione infrastrutture, ci aveva messo una pezza a colori dando il via libera al club bluceleste. 

Poi però era arrivata la doccia gelida del Collegio di Garanzia, che aveva ribadito come la perentorietà dei termini fosse un concetto oggettivo, impossibile da derogare. Il primo grado alla giustizia ordinaria ha però ribaltato nuovamente il verdetto: il Tar del Lazio ha accolto il ricorso dei lombardi che quindi ad oggi sono virtualmente in Serie B. Per l’ordine di graduatoria dei ripescaggi, a farne le spese è il Perugia. 

L’altra sfida in tribunale era fra Reggina e Brescia. La vicenda dei calabresi forse è la più complessa, con la discrepanza fra i tempi stabiliti dal Tribunale fallimentare e quelli previsti dalle norme sportive. L’oggetto della discordia sono i 757mila euro di debito nei confronti dello Stato: il Tribunale di Reggio Calabria che ha approvato il piano di rientro (contro il parere dell’Agenzia dell’Entrate, che a tutt’oggi reclama milioni) ha dato tempo fino al 12 luglio per pagare, per l’iscrizione il termine era il 20 giugno e non è stato rispettato. In questo caso la Figc non ha fatto sconti, ma guardava a questo contenzioso forse anche con più preoccupazione di quello del Lecco, perché si temeva che in sede di giustizia ordinaria potessero essere ribadite le tesi difensive già accolte una volta. Non è successo, almeno per ora: il ricorso è stato dichiarato improcedibile. 

Con la bocciatura al Tar a questo punto le chance dei calabresi di giocare la prossima Serie B diminuiscono sensibilmente. Manterrebbe la categoria il Brescia, retrocesso l’anno scorso al playout contro il Cosenza, primo delle ripescabili. Rimane un’incognita. Anzi due. La prima: il Consiglio di Stato, ultimo grado di giudizio, atteso a fine agosto. La seconda: l’inizio del campionato. Previsto per il 19 agosto, la Serie B  ha deliberato all’unanimità di cominciare comunque, senza aspettare i ricorsi, e la Figc non si opporrà. Fischio d’inizio come da tabella di marcia, dunque, ma con “X” e “Y” in calendario se verranno confermati i ricorsi di Reggina e Perugia, praticamente scontati: quindi con due partite non disputate a giornata, che diventeranno sei fino al 29 agosto (data della sentenza definitiva) e alla sosta delle nazionali. Sempre meglio che dover recuperare tre turni per intero. 

Le squadre mancanti (Lecco e Brescia, se verranno confermati i giudizi) partiranno ad handicap e con una proroga per il mercato. Quello che conta è evitare di scassare il format e ritrovarsi con una B a 21, spauracchio che non integrando gli organici fino all’ultimo dovrebbe essere scongiurato (domani infatti la Figc inserirà solo l’Atalanta Under23 in Lega Pro). Il resto è solo l’ennesima brutta figura: il calcio italiano ci è abituato.

Ingiustizia è fatta, insomma. Ed ora per il Foggia si fa durissima. 

A spuntarla, dunque, alla fine è la società di patron Di Nunno che, in attesa degli inevitabili ricorsi al Consiglio di Stato, che a questo punto potrebbe tenersi prima del 29 agosto, viene riammessa (e stavolta in via definitiva) nel campionato cadetto. 

Morale: per il Foggia a questo punto si riducono al lumicino le possibilità di ripescaggio, anche se l'ultima parola, come detto, spetterà al Consiglio di Stato entro la fine del mese. 

Dopo una battaglia legale che si è protratta per oltre un mese e che di fatto ha ingessato il club di patron Nicola Canonico, sarà bene in casa rossonera rompere gli indugi, guardare in faccia la realtà e concentrarsi sul prossimo torneo di C. Che vede il Foggia in grave ritardo su tutto il fronte. Soprattutto nell'assemblaggio della rosa, che così com'è è assolutamente improponibile per la Lega Pro. Niente più alibi, dunque, adesso serve concretezza.  

Canonico d'ora in avanti non potrà più giocare a nascondino rifugiandosi dietro l'esito di un ricorso che si sapeva fin da principio si presentasse tutto in salita. Al pari della contorta vicenda societaria che resta, nella forma come nella sostanza, tutta da chiarire. 

L'ordinanza emessa dal Tribunale di Cagliari mercoledì scorso nei sub procedimenti attivati all'interno del giudizio principale non dice nulla di più rispetto al merito della questione che dovrà essere affrontata dal medesimo giudice. All'udienza di ottobre i legali delle parti potranno chiedere, come è prevedibile, l'assegnazione dei termini per presentare memorie contenenti anche la richiesta di prove istruttorie (compresa la Consulenza Tecnica d'Ufficio). La CTU può anche essere disposta d'ufficio dal Giudice , che sembrerebbe orientato a muoversi in tal senso. La causa sarà lunga ed allo stato gli esiti sono incerti. Forse sarebbe il caso di spostare l'attenzione sull'interpretazione dell'articolo del preliminare di compravendita sulla manleva dei debiti da parte dell'acquirente, e questo punto potrebbe essere dirimente ed aprire scenari diversi.

Se dunque l’attuale proprietà intende andare avanti, come sembrerebbe, invece di mettersi alla ricerca di possibili acquirenti, farebbe meglio a ripianare le perdite, risolvere le numerose controversie pendenti (non sono solo quelle con la Map Consulting) e risanare la società anche per renderla appetibile a futuri possibili investitori. 
Chissà però cosa ne pensa patron Canonico al riguardo.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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