Dopo l’estate turbolenta seguita alla grande delusione per la B mancata e che ha avuto la coda velenosa nelle aule dei tribunali, finalmente è il campo a riprendersi la scena. Con il rinnovato Foggia di Mirko Cudini, che dopo aver trovato la quadra del cerchio sul filo del gong del mercato, si presenta al debutto dello Jacovone di Taranto curioso di capire quale ruolo potrà recitare.
Difficile stabilirlo di questi tempi, dopo che i rinforzi (quelli veri) sono arrivati solo da qualche giorno e per l’esordio stagionale in trasferta all’appello mancano tre pedine fondamentali come Garattoni e Beretta (squalificati), oltre a Peralta (forfait inatteso dell’ultima ora). Embalo c’è ma non si vede perché è un acquisto last minute, Vacca appena reintegrato parte dalla panchina, mentre Frigerio continua a essere desaparecido.
È un Foggia dunque in maschera quella che si presenta al cospetto del Taranto di Eziolino Capuano, che viceversa è già rodato e con gli effettivi quasi tutti disponibili. Cudini alla fine decide di partire con Dalmasso fra i pali, Salines e Rizzo (neo-capitano) sono i laterali mentre Marzupio e Carillo vanno a formare la coppia di centrali nuova di zecca; il play è Marino, Martini e Di Noia fungono da intermedi, mentre il tridente è composto da Schenetti, Tounkara e Tonin.
Dall’altra parte i rossoblù si schierano con la formazione annunciata e con il canonico 3-5-2, unica variante Bonetti che rileva a metà campo Kondaj. C’è il pubblico delle grandi occasioni allo Jacovone, la Curva Nord torna a ripopolarsi come non accadeva da tempo, è il segno dei tempi che cambiano dopo le infinite contestazioni al patron Giove.
La gara promette scintille, il derby più antico di Puglia mette di fronte due formazioni che, almeno nelle intenzioni, vorrebbero essere propositive, eppure i primi 45’ scorrono via fra gli sbadigli, la paura di scoprirsi e di concedere le ripartenze all’avversario frenano Foggia e Taranto che danno vita a un match assai equilibrato ma con pochissimi guizzi sottoporta. Bisogna attendere addirittura 42’ per vedere uno straccio di conclusione verso la porta, a procurarsi quella che è l’unica timida palla-gol della prima frazione di gioco è Schenetti che nell’area piccola però non trova il pertugio giusto per beffare Vannucchi e scarica sull’esterno della rete.
Di fatto è questo l’unico spunto di un primo tempo che per il resto si lascia apprezzare solo per l’ordine e l’organizzazione con cui le due squadre si affrontano, qualcosina in più la fanno gli ospiti che presidiano stabilmente la metà campo avversaria, ma oggettivamente i circa 10mila presenti sugli spalti si sarebbero aspettati ben altro spettacolo per una gara come questa. Dura intanto solo 12’ la partita di Martini, che si infortuna e deve lasciare spazio a Vezzosi sull’out di destra di centrocampo, il versante dove il Foggia prova a ripartire e a sfondare senza tuttavia trovare particolari sbocchi. La gara è bloccata e ci vorrebbe un episodio o uno spunto per ravvivarla, ma per tutta la prima frazione non si va oltre le buone intenzioni, e così lo 0-0 con cui le due squadre fanno il loro ritorno negli spogliatori è lo specchio fedele di quanto prodotto nei primi 45’.
Si riparte e i due allenatori provano a dare un senso diverso a una gara che arranca: Cudini richiama Tounkara e getta nella mischia Peralta che va a muoversi fra le linee come falso nueve, Capuano invece in mezzo al campo ne cambia due (Bonetti e Zonta) per Kanoute e Fiorani. Proprio Peralta al minuto 57 si fa vivo nell’area rossoblu con un diagonale dalla sinistra che viene rimpallato in corner. Il Foggia sente che può provare a vincerla la partita e se non altro ci prova, il Taranto invece con il trascorrere dei minuti arretra il suo baricentro, errore che manda su tutte le furie Capuano che intuisce il rischio che può correre la sua squadra.
Nel momento migliore degli ospiti, però, come spesso accade, sono i padroni di casa a trovare il vantaggio: sugli sviluppi del terzo calcio d’angolo Antonini si avvita nell’area piccola e trova una parabola che non dà scampo a Dalmasso. Il Foggia accusa il colpo, ma al 76’ potrebbe rimettere in equilibrio la partita se lo stacco aereo di Tonin nell’area piccola non risultasse un tantino fuori misura. Poi entra anche Embalo per dare l’ultimo assalto alla porta jonica nel tentativo di agguantare l’1-1 e invece è il Taranto a legittimare la vittoria sui titoli di coda, al minuto 84’, con Kanoute che di testa chiude definitivamente i conti.
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