C’è baruffa nell’aria. Squadra e tecnico fischiati sabato sera allo Zaccheria al rientro negli spogliatoi sono la conferma che qualcosa si è improvvisamente inceppato e che l’ambiente è in fibrillazione. Perché forse teme inconsciamente che questa stagione che pareva potesse prendere quota possa in realtà andare in archivio con largo anticipo e senza sussulti. Assumendo i connotati di anonima in tutti i sensi. È un momento-no, inutile girarci attorno. Che prima o poi però passerà, o almeno così si spera.
Il pari striminzito con il Sorrento allunga la striscia negativa del Foggia, che nella ultime 5 giornate ha racimolato appena 5 punti scivolando ai margini della zona playoff. Fisiologico che i rossoneri abbiano accusato una flessione dopo una partenza sprint che li aveva proiettati nei quartieri alti della classifica, a preoccupare è il fatto che nel frattempo alle spalle di Garattoni e compagni formazioni che parevano in affanno hanno cominciato ad ingranare le marce alte, Avellino, AZ Picerno, Taranto, Casertana e Crotone hanno sopravanzato il Foggia, che al contrario ha visibilmente rallentato.
Se, come regola impone, solo dopo le prime dieci giornate si può cominciare ad avere una prima idea delle reali forze in campo, allora se ne deduce che la formazione di Cudini pare destinata a gravitare nel gruppone di centroclassifica, a debita distanza dalle zone nobili. In linea, insomma, con i programmi di partenza, che di certo non prevedevano una stagione di vertice.
Il problema però è che l'ambiente mormora e comincia ad essere palesemente insoddisfatto. Probabilmente perché dopo aver fatto il palato ad una squadra che ha gravitato finora stabilmente fra il secondo ed il quarto posto, ora non ce la fa proprio a vederla in caduta libera. E così, inevitabile, è già partita la caccia alle streghe.
Mirko Cudini sta provando a scuotere i suoi, ma comincia a sentirsi accerchiato, le sue scelte spesso e volentieri non sono più condivise, e che nel gruppo cominci a serpeggiare un po' di malcontento è molto più di un'ipotesi. Che possa trattarsi poi di un malessere solo passeggero è probabile, in fondo basterebbe una vittoria per mettersi alle spalle tutte le polemiche del momento, semmai a lasciare perplessi è lo strano silenzio del club. Che finora è rimasto dietro le quinte, lasciando la scena a tecnico e squadra. E che probabilmente in questo frangente farebbe bene a far sentire la sua voce e a lanciare segnali distensivi all'ambiente.
Patron Nicola Canonico ha chiuso il rubinetto dalle parole ormai da qualche tempo, l'ultima volta che si è concesso a microfoni e taccuini è stato quando parlò di una stagione di transizione e di una squadra che avrebbe dovuto essere dignitosa. Recentemente pare abbia confidato ad un cronista “amico” che avrebbe ritrovato la parola appena il suo Foggia avrebbe avuto 10 punti di vantaggio sulla seconda. Lo diceva nel momento di massimo splendore dei rossoneri, che erano lanciatissimi in classifica e che non parevano poter andare incontro ad un periodo di eclissi, dovesse proseguire il trend negativo delle ultime due settimane difficile che l'imprenditore di Palo del Colle possa ritrovare presto la parola.
E allora sarà bene che il club si faccia sentire nel chiuso dello spogliatoio. Perché i panni sporchi si lavano in famiglia, ed una strigliata generale forse non guasterebbe in questo momento. Un confronto schietto e fuori dei denti, che non è detto non sia già avvenuto o che non possa tenersi nelle prossime ore non guasterebbe. Canonico da buon pater familias, atteso che in estate ha puntato dritto su allenatore giovane che per la prima volta in carriera si misura con una realtà complessa come Foggia, farà bene a difenderlo a spada tratta all'interno e all'esterno, e a smorzare sul nascere i primi sommessi mal di pancia. Ignote le ragioni di un malessere che trova conferma anche con certi atteggiamenti in campo, possibile che tutto possa essere collegato ai continui cambi di modulo e di uomini per i quali il tecnico marchigiano continua a propendere in un turbillon che probabilmente comincia a disorientare anche la squadra.
Che il Foggia ultimamente sia involuto è fin troppo evidente, lo stesso Cudini sabato sera a margine della sfida col Sorrento è stato tutt’altro che criptico: "Qualcosa ultimamente è cambiato - ha ammesso -, abbiamo perso lucidità e freschezza rispetto all’inizio di stagione. Giusti i fischi, probabilmente all’esterno si nota che il nostro atteggiamento non è più quello di prima”, ha provato a spiegare Cudini che se l’è presa con l’atteggiamento dei suoi: “Abbiamo dato la possibilità al Sorrento di ripartire, siamo stati lenti, con queste squadre che si chiudono facciamo fatica. In casa dobbiamo giocare diversamente, così non va bene. In questo momento non ci riesce far meglio, ma dobbiamo farlo. Sta a noi ribaltare la situazione, e riportare entusiasmo”.
Cosa sia realmente cambiato da quel Foggia che è stato capace di totalizzare sette risultati positivi di fila resta un mistero, anche se un pò di autocritica a Cudini in questo frangente non guasterebbe, invece di rifugiarsi dietro giustificazioni che reggono fino ad un certo punto: “Dall’inizio abbiamo cambiato spesso, perdendo lucidità e freschezza. Non siamo più quelli che eravamo all’inizio. Dobbiamo lavorare di più e trascinare il pubblico dalla nostra parte”, un concetto che da solo non può giustificare un cambiamento pressoché radicale della squadra.
Serve probabilmente ritrovare l’umiltà giusta, magari già da domani al Partenio-Lombardi, anche se si tratta solo di Coppa. La trasferta di Avellino deve in qualche misura dare le prime risposte sul piano della reazione emotiva del gruppo alle ultime disavventure di campionato. Prima che lunedì prossimo sia poi la volta della Juve Stabia nel monday-night del Menti. Contro la capolista serviranno un altro Foggia e soprattutto un altro spirito. Chissà se questi giorni serviranno a riportare il sereno. Dentro e fuori del campo.
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