Foggia resiliente, il peggio è alle spalle? Il pari con la Juve Stabia potrebbe restituire delle certezze

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C'è 0-0 e 0-0. L'ultimo di Castellammare ha per il Foggia il sapore dolce dei 3 punti, perché d'amblé mette in un cantuccio le polemiche divampate da un paio di settimane a questa parte e restituisce l'immagine di una squadra in salute. Che se l'è giocata alla pari con la prima della classe di nonostante resti monca in avanti, lì dove continua a mancare la zampata vincente.

Ed anche se Pagliuca, tecnico della Juve Stabia, ha polemizzato sull'atteggiamento dei rossoneri in campo ("non mi aspettavo che una squadra che l'anno scorso ha disputato la finale playoff venisse qui a fare le barricate"), resta la prestazione di Garattoni e soci, che non dà adito a dubbi sulla coesione di un gruppo che pareva negli ultimi tempi si stesse sfaldando.

CUDINI FUORI PERICOLO.  A margine di una prova così, i dubbi circa la presunta intolleranza della squadra nei riguardi del suo allenatore cadono miseramente nel nulla. Ammesso che mai il tecnico del Foggia sia stato realmente finito sulla graticola (spintovi forse più dall'ambiente che dall'interno), la risposta che arriva dal Menti va nella direzione diametralmente opposta.

Non devono essere stati giorni facili per il tecnico di Sant'Elpidio a Mare che ha masticato amaro di fronte a critiche spesso gratuite ed ingenerose che lo hanno intimamente ferito, l'ultima striscia negativa che aveva ricacciato i suoi ai margini della zona playoff lo aveva sorpreso, ma fino ad un certo punto, avendolo inquadrato come fisiologico in un normale percorso di crescita di una squadra che ha insiti degli evidenti limiti strutturali che cerca di mascherare con l'abnegazione.

La prova di lunedì sera è stata la mirabile sintesi delle caratteristiche che Mirko Cudini in questi primi tre mesi di lavoro ha saputo trasferire al gruppo: da Castellammare non sarebbe stato possibile tornare a casa con un risultato positivo se non si fosse gettato il cuore oltre l'ostacolo, il Foggia è stato ammirevole per il coraggio e la predisposizione al sacrificio con cui ha affrontato il match. Ed alla fine è stato giustamente premiato.

LE SCELTE CORAGGIOSE. Cudini, che secondo i più era in discussione e la cui panchina cominciava a traballare, nella gara forse emotivamente più difficile, ha stupito tutti con le sue scelte. Optando per una squadra operaia che ha rinunciato a giocare di fioretto (le iniziali esclusioni di Schenetti e Peralta vanno lette in questa direzione) per garantire maggiore dinamismo alla manovra. Si è tornati così ad ammirare una difesa impenetrabile che quasi mai ha sofferto la spinta dei gialloblu tranne che sul finire del match, dopo che Di Noia (sontuoso) e Riccardi (in crescita) erano stati richiamati in panchina per sopraggiunte noie fisiche. Certo nella metà campo avversaria il Foggia si è affacciato sporadicamente, ma quando lo ha fatto con Schenetti e Tonin si è reso molto minaccioso facendo correre qualche brivido lungo la schiena dell'ex Thiam, che ha conservato l'imbattibilità casalinga grazie ad un paio di chiusure provvidenziali.

Carillo lì dietro si è confermato baluardo insormontabile, generoso oltremisura Tonin, timido invece Embalo quasi mai nel vivo del gioco, mentre sottotono è stato Garattoni che ancora non riesce a riproporsi sui livelli della scorsa stagione.

GRANDE CON LE GRANDI. Il punticino del posticipo fa salire il Foggia a quota 18, e gli permette di conservare il decimo posto e quindi l'ultima piazza utile dei playoff. Si confermano grandi con le grandi i rossoneri, che sinora sono riusciti a fermare le prime tre della classe dando sempre l'impressione di non pagare dazio.

E per una curiosa coincidenza sempre con lo stesso identico risultato: lo 0-0 contro Avellino, Benevento ed ora Juve Stabia se da un lato conferma la sensazione che la formazione di Cudini sia nella condizione di potersela giocare con tutti, dall'altro solleva qualche inevitabile rimpianto rispetto a quello che è stato l'allestimento di un organico sul quale in estate non si è inciso chirurgicamente come il caso avrebbe richiesto.

I tre pari con le big del girone si portano infatti dietro il rimpianto di non aver potuto raccogliere qualcosa in più alla luce delle prestazioni offerte. Soprattutto per via di una carente qualità offensiva che resta il tallone d'Achille dell'undici di Cudini. Destinato, di questo passo, a restare nel limbo. E lontano da traguardi ambiziosi che, con un briciolo di lungimiranza in più, avrebbero potuto essere invece ampiamente alla portata.

AUTO GARATTONI IN FIAMME. Intanto a distanza di qualche mese, un’altra auto di un calciatore del Foggia è stata presa di mira. Nella notte precedente la trasferta di Castellammare è andata in fiamme la macchina del capitano Alessandro Garattoni. Difficile al momento stabilire se la natura dell’incendio sia dolosa, e risalire eventualmente ai responsabili ed al movente. In corso le indagini della Questura di Foggia.

E’ ormai però da qualche tempo che episodi del genere vedono protagonisti i tesserati del club rossonero: come si ricorderà a poche ore dalla sconfitta di Lecco, nello scorso giugno, ignoti si introdussero nello Zaccheria dov'era parcheggiata la Jeep dell’allora capitano Davide Di Pasquale, e spararono tre colpi di pistola sul finestrino del conducente.

Nel ‘20 finì a finire nel mirino sempre l'allora capitano del Foggia, il centrocampista Federico Gentile, al quale fu incendiata la porta di casa mentre stava guardando la tv con le figlie piccole sul divano, a pochi metri dalle fiamme. Gentile si accorse dell’incendio perché vide entrare del fumo e riuscì a spegnere in tempo il rogo. La porta fu completamente distrutta e l’interno dell’abitazione danneggiato. Qualche stagione prima, in B, invece era toccata all’auto di Iemmello essere incendiata. Episodi che nel tempo continuano a ripetersi ciclicamente e che danno una idea di come da queste parti il fenomeno calcio stia degenerando nelle sue forme più deleterie.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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