Aleggiano fantasmi minacciosi sullo Zaccheria. Clima spettrale per la sfida da dentro o fuori con il Potenza, che soprattutto per Cudini è senza appello, la chiusura al pubblico dell’impianto di viale Ofanto imposta dal Prefetto restituisce a questi 90’ che nessuna delle due squadre può permettersi il lusso di fallire un alone di melanconico distacco dalle vicende rossonere che comincia sempre più a prendere il sopravvento.
Dopo una settimana di passione trascorsa sulla graticola, Mirko Cudini che per la prima volta in stagione si ritrova orfano della coppia titolare di centrali difensivi Carillo-Riccardi, decide di schierarsi con la difesa a 3 (recuperando in un sol colpo Rizzo e Di Noia ai quali va ad affiancarsi Salines); a centrocampo agiscono Garattoni e Vezzoni per linee esterne, con Frigerio e Martini intermedi; Peralta viene preferito a Schenetti che non è nelle migliori condizioni, mentre lì davanti spazio a Tonin e Tounkara.
Embalo non è nemmeno in panchina. Il Potenza, che in panchina presenta De Giorgio (in attesa di ufficializzare il terzo allenatore stagionale), opta per il 3-5-2 nel quale Sbraga ritrova il suo posto al centro della difesa, mentre in luogo dello squalificato Caturano c’è Rossetti.
I primi 10’ scivolano via senza nessun sussulto, con le due squadre che si studiano, poi al 12′ prima grande chance è per il Foggia con Di Noia, che non trova però la porta da ottima posizione nell’area piccola.
Si vede lontano un miglio che in campo a farla da padrona è la paura, solo alla mezz’ora i rossoneri tornano a farsi vedere dalle parti dell’ex Alastra con una conclusione potente di Martini e l’ottima risposta del numero uno lucano che manda in angolo.
E’ il momento migliore dei padroni di casa che al minuto 34 costruiscono un’altra palla-gol: dagli sviluppi di un calcio piazzato, la palla finisce tra i piedi di Tounkara che spara però alto. Passa solo un minuto ed ecco l’episodio che può spezzare l’inerzia del match: Armini stende in area Tonin e l’arbitro assegna il calcio di rigore. Sul dischetto va Peralta che però si fa ipnotizzare da Alastra, che in tuffo devia in angolo.
Non succede praticamente più nulla fino alla fine dei primi 45’, il Foggia continua a spingere nella metà campo avversaria ma senza costrutto e con poche idee.
Si riparte, e al 47’ subito chance per il Potenza, che si ripresenta in campo con un diverso piglio: cross dalla destra che trova in area Rossetti, gran risposta di Nobile che non si fa sorprendere. Risponde al 53’ il Foggia con una gran percussione di Tonin e ottimo sinistro finale: Alastra c’è ancora, si distende e mette in angolo.
Poi al minuto 65 super occasione per il Potenza, splendida sforbiciata di Candellori diretta verso l’angolino basso, ma salva tutto Nobile con una grande parata.
Solo al 78’ Cudini ricorre alla panchina per tentare il forcing finale alla disperata ricerca del gol-vittoria, entra prima Odjer, quindi nella mischia viene lanciato anche Schenetti, ma i minuti passano senza che il Foggia riesca a rendersi minaccioso.
Anche nei 4’ di recupero il predominio territoriale dei padroni di casa è sterile e non trova sbocchi, il Potenza erge un muro invalicabile a protezione di Alastra, proprio a tempo scaduto però ci sarebbero gli estremi per la concessione di un altro rigore per i rossoneri per evidente entrata fallosa su Garattoni, ma stavolta Mirabella fa cenno di proseguire.
Finale rovente, saltano i nervi e a pagarne le conseguenze è proprio Mirko Cudini, espulso dopo il triplice fischio di chiusura. Il Potenza dopo 6 sconfitte in trasferta, conquista il suo secondo punticino lontano dal Viviani. Il Foggia invece conferma di attraversare un momento particolarmente delicato e di aver perso la bussola.
Il pari coi lucani a questo punto potrebbe risultare letale al suo allenatore, al quale patron Canonico aveva dato una sorta di ultimatum dopo il ko di Caserta. Stavolta ci si è messa di mezzo anche la sfortuna a negare quei 3 punti che il Foggia ai punti avrebbe anche meritato. Senza dimenticare quella scellerata decisione arbitrale all’ultimo respiro che con ogni probabilità fa scorrere i titoli di coda sull’avventura di Cudini sulla panchina rossonera.
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