Me lo ritrovai di fronte all’improvviso. Era stato l’idolo calcistico di mio padre e il primo eroe azzurro della mia infanzia. Era il 28 marzo 2007, l’Italia campione del mondo in carica affrontava la Scozia per le qualificazioni ai Campionati Europei e nella pancia dello Stadio San Nicola a Bari mi trovai faccia a faccia con una leggenda: Gigi Riva, all’epoca team manager degli Azzurri ma per tutti gli appassionati di calcio Rombo di Tuono, secondo il più famoso dei soprannomi che gli affibbiò il grande Gianni Brera.
Mi trovavo lì per promuovere, in accordo con il Comitato Regionale Figc, la mia pubblicazione sulla Nazionale che si avviava a compiere cento anni e gli offrii una copia del volume chiedendogli anche una breve intervista. Riva, uomo di poche parole, fu estremamente cortese e nel corso della conversazione disse una frase che ricordo ancora con un brivido: “La maglia azzurra non si indossa: la maglia azzurra è una seconda pelle!”. Chi meglio di lui, che aveva per due volte sacrificato le sue gambe per la causa della Nazionale (nel 1967 la sinistra in un match col Portogallo, nel 1970 la destra contro l’Austria), avrebbe potuto esprimere questo concetto? Alla fine della chiacchierata, profondamente colpito dalle sue parole, gli chiesi quasi timidamente “Posso abbracciarla?” e fu lui a stringermi, sorridendo, in un caloroso abbraccio.
Del resto c’era un misterioso filo conduttore a legare le nostre vite: Gigi Riva non era stato solo un mito per me come per mio padre e per tanti altri tifosi. Avete presente il fantastico gol in rovesciata che Rombo di Tuono realizzò al 70’ di un lontano Vicenza-Cagliari e che Riva considerava, a giusta ragione, il suo gol più bello? Era il pomeriggio del 18 gennaio del 1970, io ero venuto al mondo da meno di un’ora. Quasi come se non volessi perdermi idealmente quella prodezza. Niente male per uno che, da grande, ha deciso di raccontare il calcio ed ha avuto l’opportunità di essere inviato al seguito della Nazionale.
Le strade del Foggia e del bomber nato il 7 novembre 1944 a Leggiuno in provincia di Varese, diventato un’icona del calcio italiano ed un eroe mitologico per l’intero popolo sardo, si sarebbero incontrate più volte a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. Gare che spesso sono state caratterizzate dalla sfida a distanza fra due bandiere: da una parte in difesa Gianni Pirazzini, dall’altra in attacco Rombo di Tuono. Due campioni di stile dentro e fuori il campo di gioco.
Il primo incrocio fra i Satanelli e Gigi Riva avvenne in Serie B: il 22 settembre 1963 all’Amsicora il Cagliari batté 1-0 il Foggia con rete di Greatti allo scadere del primo tempo. Il ritorno allo Zaccheria il 16 febbraio ’64 si chiuse a reti bianche ma a fine stagione entrambe furono promosse nella massima serie; guarda caso assieme al Varese, la squadra della terra di cui Riva era originario. Per inciso, quella fu la prima storica promozione del Foggia tra i grandi.
Le due squadre si ritrovarono dunque in Serie A ed il 20 dicembre ‘64 i rossoneri espugnarono l’Amsicora con una rete di Nocera al 20’. Gli isolani però restituirono la pariglia il 9 maggio ’65 imponendosi a loro volta allo Zaccheria per 2-1: la rete decisiva fu proprio di Gigi Riva all’87’ dopo il botta e risposta in apertura di ripresa fra Rizzo (su rigore) e l’immancabile Nocera. Nel campionato seguente il 16 gennaio ’66 la gara dello Zaccheria si chiuse senza gol e il successivo 22 maggio, all’ultima giornata, vinse il Cagliari per 1-0 con una rete ancora di Rizzo al 34’.
Quella stagione si chiuse con la tragicomica spedizione del Mondiale in Inghilterra, culminata con la clamorosa sconfitta per 1-0 con la Corea del Nord di Pak Doo Ik ed il lancio di pomodori contro gli Azzurri al loro rientro in patria: il CT Mondino Fabbri aveva relegato Riva – che aveva debuttato in Nazionale il 27 maggio ’65 a Budapest contro l’Ungheria – all’ingrato ruolo di “riserva viaggiante” ma con l’avvento di Ferruccio Valcareggi sulla panchina dell’Italia per lui le cose sarebbero radicalmente cambiate, tanto che sarebbe diventato il primatista di reti in Nazionale con 35 centri in 42 presenze. Un record che resiste tuttora e destinato a durare a lungo. Nel campionato 1966/67 entrambe le sfide (il 9 ottobre a Foggia, il 19 febbraio a Cagliari) finirono 0-0 e a fine torneo il Foggia, allenato prima da Egizio Rubino poi da Luigi “Cina” Bonizzoni, retrocesse in B.
Le strade di Gigi Riva e del Foggia si sarebbero nuovamente incrociate nella poule finale di Coppa Italia 1968/69: i rossoneri, allenati da Tommaso Maestrelli, quell’anno giunsero ottavi fra i cadetti ma furono protagonisti di una storica cavalcata in coppa. La stramba formula decisa per quell’anno portò le semifinaliste ad affrontarsi in un girone a quattro con gare di andata e ritorno. Alla seconda giornata, il 21 maggio ’69, tra Foggia e Cagliari finì 1-1: al provvisorio vantaggio di Garzelli al 22’ rispose proprio Riva all’86’. Nella gara di ritorno, il 24 giugno, i Satanelli furono protagonisti di un’impresa clamorosa vincendo per 3-2 in trasferta: fu proprio Gigi Riva, ça va sans dire, ad aprire le marcature al 5’ poi il Foggia ribaltò la situazione con un rigore di Camozzi al 37’ e il gol di Rolla al 71’; un altro penalty, trasformato da Boninsegna al 76’, riportò la situazione in equilibrio ma il guizzo di Saltutti a tre minuti dalla fine fece pendere la bilancia dalla parte dei rossoneri. Che arrivarono a giocarsi le loro chance fino all’ultima gara del quadrangolare, vinto però dalla Roma che si impose per 3-1 allo Zaccheria il 29 giugno.
La stagione 1969/70 vede da un lato il Foggia tornare in A e dall’altro il Cagliari di Manlio Scopigno conquistare addirittura uno storico scudetto: Gigi Riva, ormai consacrato Rombo di Tuono, dopo aver vinto da protagonista i Campionati Europei del 1968 (con un gol nella finale-bis contro la Jugoslavia) è uno dei primattori della cavalcata azzurra che – dopo la leggendaria sfida dell’Azteca con la Germania – si sarebbe arenata solo in finale con l’invincibile Brasile di Pelé. Ma nel campionato 1970/71 Riva non potrà giocare le due sfide col Foggia: la settimana precedente la gara di andata un rude intervento del difensore austriaco Hof gli procura la frattura del perone e lo costringe ad una lunga riabilitazione. Rialzatosi ancora una volta, in occasione della gara di ritorno con gli austriaci fu Riva ad abbracciare prima del calcio d’inizio l’avversario (ribattezzato dalla stampa italiana il boia del Prater), dimostrando una volta di più la sua straordinaria grandezza d’animo.
Nel ‘71/’72, col Foggia in B, le due squadre si affrontano nella prima fase di Coppa Italia il 5 settembre: finisce 1-1, Riva segna dopo 5’, risponde Peppino Pavone al 72’. Un risultato che alla fine causerà l’eliminazione dei sardi, superati dalla Fiorentina per differenza reti. L’ultimo confronto avviene nel campionato di Serie A 1973/74, esattamente il 14 ottobre: allo Zaccheria è ancora 1-1, apre le marcature (ovviamente…) Gigi Riva al 32’ ma impatta Silvano Villa su rigore al 62’. Riva non giocherà la gara di ritorno, disputata sabato 9 febbraio ’74 e decisa da una rete nel finale di Sergio Gori. Quell’anno si concluse con la retrocessione del Foggia per il famoso “scandalo degli orologi” mentre Gigi Riva chiuse la sua epopea in Nazionale con l’Azzurro Tenebra dei Mondiali di Germania ‘74.
Proprio in Germania, nel 2006, Rombo di Tuono colse l’ennesima delle sue rivincite vestendo i panni di team manager in occasione del trionfo iridato della Nazionale guidata da Marcello Lippi. L’anno dopo avrei avuto l’onore di incontrarlo di persona e di sperimentare lo spessore umano di un autentico fuoriclasse della vita e dello sport. Adesso e per sempre Rombo di Tuono riempie il cielo.
Siro Palladino
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