Foggia Calcio, hai il tuo facilitatore: è Carlo Ricchetti. Nel successo di Potenza c’è anche lo zampino del vice

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Dicono che da quando c’è lui al fianco di Mirko Cudini, il Foggia abbia trovato la sua reale dimensione. E il tecnico marchigiano possa avvalersi di un amico e un confidente, prima ancora che di uno stretto collaboratore. 

Carlo Ricchetti dallo scorso 31 gennaio è il vice di Cudini. Lo affianca da quando l’ex tecnico della F. Andria è tornato in sella per salvare il salvabile, dopo l’inconcludente mese di autogestione tecnica affidata al tandem Coletti-Vacca che ha prodotto solo macerie. E sabato scorso lo ha anche sostituito in panchina per via della squalifica rimediata con la Casertana che ha costretto in tribuna il tecnico di Sant’Elpidio a Mare. 

Debutto più fortunato e vincente non poteva esserci per il 54enne ex attaccante rossonero che Caramanno prima e Zeman poi forgeranno e lanceranno in prima squadra a fine anni ’80: nello 0-3 di Potenza che rilancia prepotentemente le quotazioni del Foggia alla borsa playoff c’è lo zampino di questo foggiano doc di rione Candelaro che 26 anni fa nel ‘98 al fianco proprio di Cudini (e con Delio Rossi in panchina) centrava la promozione in A con la Salernitana. 

Pacato e di poche parole, Ricchetti nel post-gara del Viviani davanti a taccuini e microfoni ha però voluto che i meriti ricadessero tutti sulla squadra, spegnendo subito i riflettori attorno a sé: “Non è stata una settimana semplice - ha detto -. Venivamo da una partita che ci ha prodotto un po’ di danni, che ci siamo portati dietro. Sappiamo però di avere un gruppo forte, su cui possiamo contare in ogni momento. L’hanno dimostrato oggi (sabato scorso, ndr) ed è tutto merito loro”. 

Ricchetti è fatto così, anche quando giocava i complimenti preferiva lasciargli agli altri. Sebbene su quella fascia destra sgasasse e mettesse in subbuglio le difese avversarie, saltando come birilli gli avversari per poi puntare dritto a rete. Lui che a Foggia è tornato quasi per caso, perché Cudini strada facendo ha perso il suo vice Beppe Antognozzi che dopo il suo esonero aveva rescisso e che quindi per questioni regolamentari non è potuto più rientrare, pare sia stata una espressa richiesta di Cudini. Che nello spogliatoio aveva bisogno di un uomo di calcio col quale confrontarsi quotidianamente per avere sempre sotto mano il termometro della situazione. Che invece nella prima parte di stagione, ad un certo punto, gli era sfuggito.   

Chiamatelo pure “facilitatore”, il ruolo che Ricchetti si sta ritagliando in questo girone di ritorno è non solo di collaboratore tecnico, sa gestire come pochi anche i complessi processi relazionali del gruppo, aiutandolo a raggiungere gli obiettivi prefissati, siano essi individuali o collettivi: “Carlo lo conosco bene, con lui c’è feeling”, evidenziò Cudini appena l'ingresso di Ricchetti nello staff tecnico divenne ufficiale, i due caratterialmente sono molto simili, piuttosto taciturni, per cui  basta uno sguardo per intendersi. 

Ricchetti da qualche mese è tornato a casa. Lì dove tutto ebbe inizio alla metà degli anni ‘80, quando avviò la trafila nelle giovanili rossonere. La sua carriera di allenatore, invece, parte nel ‘05 con la Salernitana U19.  Successivamente ha guidato il Foggia U19 e le giovanili della Reggina. Nel ‘13 è approdato quindi in prima squadra con il Latina (in serie B) nel ruolo di “secondo”, poi è stata la volta di Ternana, Virtus Entella, Perugia (tutti club cadetti), Sicula Leonzio e Bisceglie. Da calciatore, invece, ha già indossato la maglia del Foggia nelle stagioni che vanno dal 1986 al 1991, e poi anche nel 2000/01.

Di Ricchetti in campo ti ricordi soprattutto per i tagli, i suoi gol e per la bellezza di una Salernitana che fu. In granata l’attaccante ci arrivò proprio dopo i trascorsi iniziali nel Foggia ed essere passato attraverso le parentesi di Monopoli, Nola e Monza. Un cuore diviso sempre a metà fra Foggia e Salerno, quello di Carlo Ricchetti: “A queste due città è legata la storia della mia vita e della mia carriera - ha spesso ripetuto -. A Foggia ci sono cresciuto e ci vivo tuttora. Qui sono diventato un calciatore. A Salerno, invece, ho vissuto i migliori anni della mia carriera. In entrambe le piazze comunque ho vissuto stagioni splendide e sono rimasto legatissimo ad entrambe le città. In carriera ho avuto la fortuna di avere grandi maestri come Zeman e Delio Rossi”.  

Sono tanti i ricordi che legano Ricchetti al Foggia: “Allo Zaccheria segnai un gol con la maglia della Salernitana. L’allenatore era Franco Colomba, quel gol lo feci da ex alla formazione di Delio Rossi che poi avrei ritrovato in granata nuovamente. Un altro ricordo invece è agrodolce. Quando venimmo promossi in serie A nel '98 con la Salernitana io e Cudini, condannammo il Foggia alla retrocessione in serie C. Fu un momento molto particolare per me. Da un lato ero felicissimo per quel risultato incredibile e per la gioia immensa che avevamo dato ai tifosi granata. Dall’altro ero molto dispiaciuto per il Foggia, perché comunque vederlo retrocedere e mi metteva addosso una tristezza enorme”.

Anche per questo, forse, sabato sera chi ha incrociato Ricchetti nel post-gara di Potenza, racconta di un tecnico che aveva una strana luce negli occhi: “Se sono tre punti che possono valere i playoff? - ha continuato a chiedersi senza dare enfasi ad una vittoria che comunque rappresenta il crocevia della stagione del Foggia -. Speriamo di sì, ma ci sono ancora altre due partite. In particolare quella con l’Audace Cerignola, ma non dimentichiamo la trasferta col Monterosi. Noi cercheremo di giocarcele come abbiamo fatto finora, senza fare calcoli. Davanti abbiamo questi due match che cercheremo di sfruttare al meglio, la prossima gara è tosta, il Cerignola è un’ottima squadra, affronteremo sicuramente un avversario di valore”. Così parlò Ricchetti, che da oggi sveste i panni di allenatore in prima e torna a fare il vice. Ma soprattutto il “facilitatore”, il ruolo che pare gli calzi meglio.

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