Undicesimo. Dietro a Picerno, Giugliano, Latina e Audace Cerignola. E con la prospettiva di andare incontro a un’altra stagione insipida. E anonima. Di quelle, cioè, che non regalano emozioni e che vanno in archivio senza lasciare traccia del loro passaggio. A meno di clamorosi ribaltoni societari che al momento non sembrano ipotizzabili.
Il triennio di gestione Canonico al bastone di comando del Foggia si chiude con il risultato sportivo più scadente, a dispetto di quanto aveva ipotizzato il patron dopo aver soffiato il club sotto il naso a Maria Assunta Pintus nel giugno del ‘21: Foggia settimo a 54 punti con Zeman in panchina (ed eliminato al primo turno nazionale dei playoff dalla Virtus Entella) nel’22; Foggia quarto con 61 punti con Delio Rossi al timone dopo l’interregno di Fabio Gallo (e battuto nella doppia finale per la B dal Lecco) nel ‘23; Foggia solo 11° con 48 punti nell’ultima stagione che è appena andata in archivio con Mirko Cudini in panchina, in quello che rappresenta anche il punto più basso della governance dell’imprenditore di Paolo del Colle.
Bilancio, dunque, complessivamente in rosso alla luce del fatto che il salto di categoria è stato solo sfiorato e lo stato di salute complessivo del club preoccupa. Un anno fa di questi tempi Foggia era pervasa da un’onda anomala, l’entusiasmo si tagliava a fette e ci si preparava a un finale di stagione pirotecnico, con Delio Rossi che coi suoi ragazzi avrebbe accarezzato il sogno di riportare i rossoneri lì dove mai nessuno avrebbe osato immaginare in partenza. Un prodigio irripetibile per le condizioni in cui maturò. Il presente inquieta, è un pugno nello stomaco che lascia senza fiato, con una squadra che “ha fatto il massimo”, come ha ripetuto il suo allenatore. E alla quale oggettivamente non era lecito chiedere altro se non di preservare la categoria.
È andata di lusso per come si stava mettendo, non ci fosse stato di mezzo il mercato di riparazione sarebbe stato assai complicato invertire il trend di una stagione partita male e che rischiava seriamente di finire anche peggio. Diretta emanazione di un ridimensionamento che la proprietà aveva ordito per tempo dietro le quinte e che non poteva portare a un risultato diverso da quello poi raggiunto in campo.
Se di fallimento vero e proprio non può parlarsi, perché l’obiettivo minimo della salvezza è stato conseguito, fin dalle premesse era ampiamente prevedibile che si sarebbe trattato di una annata di transizione, etichettare questa stagione fra le peggiori del terzo millennio in C non è sbagliato (solo quella del 2010 con la salvezza conseguita nel playout con il Pescina è stata più negativa dell’ultima).
E il fatto di non aver centrato i playoff, dopo esserci andati moto vicini, non deve cambia i giudizi complessivi, del Foggia edizione ‘23-24 negli annali non resterà traccia per via della sua inconsistenza. Che si è palesata nel crollo verticale delle ultime cinque gare (3 punti all’attivo e quattro sconfitte), che conferma quanto tuto sia stato aleatorio e che il gruppo dopo la rincorsa inscenata da febbraio ha mollato sul piano delle motivazioni proprio quando gli si chiedeva un cambio di passo. Complici, probabilmente, anche gli infortuni a ripetizione che hanno punteggiato il percorso di Rizzo e compagni in campionato.
È finita com’era giusto finisse, con la zona playoff distante solo tre lunghezze, e la zona playout a +5: Foggia dunque a metà del guado, lì dove probabilmente l’aveva prefigurata prima del via Nicola Canonico. Che prima ha giocato al risparmio in estate assemblando un gruppo monco in alcuni ruoli-chiave e poi dopo il papocchio del tandem Coletti-Vacca che per un mese ha condotto alla deriva il Foggia, il giro di vite di gennaio che ha riportato in sella Mirko Cudini (troppo frettolosamente liquidato) e uno stuolo di rinforzi (10 in tutto) che perlomeno hanno “sedato” un ambiente sempre più in fibrillazione.
Per il Foggia, insomma, da qualunque angolazione la si guardi, si è trattato di un’annata in cui da salvare c’è solo la permanenza. Per il resto la gestione Canonico è stata fallimentare. Su tutta la linea.
SLITTANO I PLAY-OFF. La battaglia legale ingaggiata dal Taranto fa slittare i playoff di serie C. Il Collegio di Garanzia del Coni discuterà il ricorso presentato dal club rossoblu alle 14:30 di venerdì 3 maggio, un giorno prima di quello in cui da calendario era previsto l’inizio della “seconda fase” della stagione, che quindi verrà rimandata di qualche giorno. Si comincerà martedì 7 maggio.
Come si legge in una nota del Coni “Vito Branca, presidente della Prima Sezione del Collegio di Garanzia, preso atto della dichiarazione di rinuncia a tutti i termini a difesa previsti dal Codice formalizzata dalla difesa del Taranto nell’atto introduttivo del ricorso, nonché dalla difesa della Federazione Italiana Giuoco Calcio con memoria di costituzione depositata in data 24 aprile 2024, ha fissato l’udienza relativa al procedimento richiesto dal Taranto F.C. 1927 S.r.l. con ricorso contro la decisione Cfa/Figc (penalizzazione di 4 punti in classifica nel campionato di calcio Serie C) il 3 maggio 2024, a partire dalle ore 14:30, esclusivamente in modalità telematica, mediante videoconferenza”.
Alla “Cassazione dello sport” il club ionico chiede l’annullamento o la riduzione della penalizzazione di quattro punti in classifica che, se restituiti, garantirebbero una posizione privilegiata nella corsa alla serie B.
NUOVI DEFERIMENTI IN ARRIVO? Calcio sempre più in difficoltà economiche: si torna a parlare in queste ore di scadenze inevase per alcuni club di C, in particolare alla scadenza del 16 febbraio scorso sarebbero tre le società che avrebbero manifestato problemi: due per stipendi e contributi e uno per i soli contributi. Sembrerebbe che un quarto club abbia saltato la scadenza a dicembre.
Si attendono conferme, anche se le indiscrezioni portano a tre società del raggruppamento meridionale. Il condizionale è d’obbligo, anche se le voci si fanno sempre più insistenti. In arrivo nuovi deferimenti che possono sconvolgere la classifica finale?
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