Foggia Calcio, vivaio diventa una priorità: scelte tecniche lasciano intendere che si batteranno nuove strade

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Nuovi il tecnico e il ds, nuovo pure il coordinatore del settore giovanile. I venti di rinnovamento che soffiano sul calcio italiano dopo la disfatta di Euro ‘24 indirettamente sembrano coinvolgere anche il Foggia, che con la mossa Carrozza messa in campo per dare nuovo smalto al suo vivaio ormai da troppo tempo arrugginito, pare voglia precorrere i tempi e battere nuovi sentieri. Meglio tardi che mai...

E in effetti, a pensarci bene, l’Italia che cola a picco in Germania riapre l’antico dibattito sul ruolo che non svolgono più i settori giovanili, serbatoio al quale le prime squadre dovrebbero attingere per valorizzare il talento. Successivamente da coltivare e da accompagnare fino alla maglia azzurra. 

Anche Foggia nell’ultimo ventennio non è sfuggita alla regola del “mordi e fuggi”, chi dal post periodo aureo di Zemanlandia ha ereditato le sorti del calcio foggiano, quasi mai si è interessato a coltivare la base, la politica del tutto e subito in nome del Dio risultato ha prodotto solo macerie e il fatto che dal lontano ‘03 il Foggia non riesca a lanciare in orbita un talento di prospettiva (gli ultimi sono stati Agnelli e Mattioli, passati entrambi al Lecce) è la conferma dell’incuria che ha accompagnato le proprietà che si sono susseguite in questi anni al timone del club rossonero. 

GLI ANNI D’ORO. Eppure il settore giovanile del rossonero vanta una storia di tutto rispetto e, per un certo periodo, al sud è stato un modello per la formazione di giovani talenti. Il Foggia soprattutto a cavallo degli anni ‘90 ha infatti forgiato calciatori che, partendo dalla base, e facendo tutta la trafila nelle giovanili hanno avuto carriere di successo sia a livello nazionale che internazionale. 

Qualche nome, tanto per rinverdire la memoria soprattutto di quanti il Foggia lo hanno visto galleggiare solo in Serie C: Pasquale Padalino, Stefano Casale, Carlo Ricchetti, Giuseppe Lo Polito, Luca Amoruso, Fabio Consagra, Domenico Botticella, Paolo Bianco, Dayo Oshadogan, Sergio Di Corcia, Giuseppe Colucci, Franco Brienza, Giuseppe Perrone, Antonio Palo, Antonio Papa, Giuseppe Di Masi, Michele Pazienza, Antonio La Porta, Antonio D’Allocco, Cristian Agnelli, Italo Mattioli.

In tutto una ventina di profili che da Foggia fra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio hanno spiccato il volo verso palcoscenici prestigiosi grazie al certosino lavoro svolto dietro le quinte da dirigenti e tecnici sotto l’abile regia dell’inimitabile talent-scout Peppino Pavone.  

In quegli anni il Foggia aveva il controllo del territorio e, grazie agli ottimi rapporti che sapeva tessere con quasi tutti i club di Capitanata, riusciva ad evitare che il talento emigrasse altrove. Uno dei periodi aurei è stato sicuramente quello degli anni '90, quando il Foggia di Zdeněk Zeman faceva parlare di sé per il suo gioco offensivo e spettacolare. 

Il tecnico di Praga non si occupava direttamente del settore giovanile, non ve ne era bisogno la filosofia del club in quegli anni era orientata verso la valorizzazione dei giovani e Zemanlandia, come era identificata l’isola felice i cui non ci si annoiava proprio mai, luccicava anche delle imprese della formidabile Primavera di Lorenzo Mancano, che poi sarebbe approdato alla guida della prima squadra, e che con la brillantezza del suo gioco riusciva a salire agli onori delle cronache nazionali. 

IL DECLINO. Negli ultimi due decenni, il settore giovanile del Foggia ha subito un imbarazzante declino. Diversi i fattori che hanno contribuito all’eclissi di un movimento ormai ridotto ai minimi storici: innanzitutto i problemi finanziari e gestionali che hanno afflitto la storia recente del club. Il Foggia ha attraversato periodi di instabilità economica, che hanno inevitabilmente avuto ricadute negative sul settore giovanile, per il quale le risorse sono diventate sempre più risicate. 

In secondo luogo son venute meno le competenze tecniche: la mancanza di allenatori qualificati e di un programma strutturato per lo sviluppo del vivaio ha inciso negativamente ed ha costretto soprattutto gli istruttori più capaci del territorio ad optare per altre esperienze professionali. 

C’è poi da mettere sul piatto della bilancia la concorrenza, sempre più accesa. La crescente competitività del calcio giovanile in Italia e la presenza di club con risorse sempre più considerevoli da destinare alla crescita e valorizzazione del settore giovanile hanno reso più difficile per il Foggia attrarre e mantenere i suoi giovani talenti. Che nella stragrande maggioranza dei casi hanno preferito trasferirsi a poche centinaia di chilometri dal capoluogo attratti da un progetto che viceversa da queste parti è andato via via smarrendosi.

Infine le infrastrutture, altra atavica carenza che ha praticamente azzerato la crescita del prodotto locale. La carenza di impianti e le sempre più scarse risorse a disposizione del settore giovanile potrebbero non essere state adeguate per sviluppare appieno il potenziale dei giovani talenti.

Ora l’avvento in panchina di Massimo Brambilla, notoriamente propenso per la politica dei giovani, potrebbe risvegliare l’attenzione nei riguardi del settore giovanile. O almeno, così si spera. Ma il lavoro che attende il neo-responsabile Andrea Carrozza è immane, perché nell’ultimo triennio a parte la breve parentesi di Gianfranco Mancini che ha provato a mettere ordine a un settore completamente abbandonato a sé stesso, c’è stato poi l’interregno disastroso di Piergiuseppe Sapio, che dopo aver preso in subappalto il vivaio per volere di Nicola Canonico, ha creato solo caos e malcontento. Risultato, il nulla cosmico.

(Foto: Foggia Calcio 1920)

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