“È difficile analizzare una partita che finisce 4-0: noi adesso dobbiamo recuperare energie fisiche e mentali, perché mercoledì abbiamo un’altra gara che per noi diventa molto importante”. Proprio così, meglio tacere. Parole e musica di Massimo Brambilla, che dopo la figuraccia rimediata col Benevento si è rifugiato dietro quella che è sembrata tanto una frase di circostanza per evitare di puntare l'indice accusatorio verso i suoi. E che invece inquadra mirabilmente quella che è al momento la situazione in casa Foggia. Dove regna il caos organizzato, e dove urge una sterzata prima che anche questa stagione prenda una direzione sbagliata.
Deve averla sentita anche patron Nicola Canonico quella dichiarazione del suo allenatore che racchiude tutte le difficoltà di una squadra che pare in disarmo. E che gli ha suggerito in tutta fretta ieri di mettersi in macchina da Modugno e fare capolino in tarda mattinata allo stadio per capire cosa frulla per la testa di Millico e soci. Un lungo, e a tratti duro, faccia a faccia con squadra e staff tecnico che è servito se non altro a mettere tutti spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità.
Se sarà servito a qualcosa lo si capirà domani dopo la sfida col Giugliano, che è un primo pericoloso incrocio dal quale bisogna venire fuori in piedi.
Che il Foggia sia in crisi è lapalissiano: di classifica, di gioco e di risultati. Lo certificano quel sedicesimo posto che grida vendetta e le due imbarcate prese negli ultimi 270' contro Monopoli e Benevento, che sono costate 8 gol al passivo e la maglia nera di peggior difesa del raggruppamento assieme alla Juventus N.G. con 10 reti sul groppone. Vale a dire due gol ogni 90', di questo passo si rischia di infilarsi in un tunnel senza via di uscita.
Poco o nulla da salvare dopo la serataccia del Vigorito, in cui a parte il rientro nei minuti finali di Carillo al centro della difesa (un ritorno che lascia ben sperare in un reparto a dir poco imbarazzante), solleva inquietanti dubbi sulla consistenza di un gruppo che di fronte alle prime difficoltà si sfalda. Fino ad annullarsi.
A Benevento probabilmente senza Nunziante fra i pali (il 17enne portiere foggiano ha strappato applausi a scena aperta evitando ai suoi di capitolare in almeno tre circostanze con altrettanti interventi prodigiosi) il passivo sarebbe stato meno pesante, ma questo non attenua i demeriti di una formazione svagata, già sotto di due gol dopo 17' e che ha clamorosamente fallito l'approccio alla gara.
Proprio peraltro nei 90', e contro un avversario, che viceversa dovevano fornire indicazioni utili per capire fino a che punto il Foggia possa considerarsi competitivo. Bocciatura completa su tutta la linea, con Brambilla che torna sul banco degli imputati per il modulo e le scelte che non convincono per nulla.
Che il tecnico di Vimercate abbia responsabilità precise rispetto ad una identità di squadra che tarda a manifestarsi è palese, così come probabilmente l'avere avallato alcune discutibili scelte di mercato (troppi ancora i centrocampisti a corto di condizione, ndr) non lo pone in una posizione privilegiata. Ma ciò che più balza agli occhi in questo frangente è l'atteggiamento di un gruppo che non si distingue per il suo carattere, e che in campo non sa trovare quegli scatti di orgoglio che spesso occorrono per invertire il trend di una gara.
Foggia molliccio ed impalpabile, insomma, il che preoccupa e non poco in vista del prossimo impegno che già bussa alle porte: domani si torna in campo per il turno infrasettimanale, alle 20.45 allo Zaccheria arriva il Giugliano che ha appena battuto la corazzata Catania. Serve una repentina inversione ad U se si vogliono evitare ulteriori complicazioni. Ed è quello che Canonico si aspetta fin da domani sera. Lo ha ripetuto a chiare lettere a tutti, chiedendo applicazione ed unità di intenti in un momento così delicato della stagione.
Inutile, evidentemente, attendersi miracoli nel giro di poche ore, né stravolgimenti sul piano tattico che potrebbero risultare addirittura deleteri. È semmai nel chiuso dello spogliatoio e a quattr'occhi che bisogna incidere in queste ore che dividono dal ritorno in campo.
“I panni sporchi laviamoli in famiglia”, ha ripetuto il patron. Ed è esattamente quello che deve fare il Foggia. A ranghi compatti. Magari con il ds Roma in testa chiamato a sbracciarsi per raddrizzare la barca. Che comincia a fare acqua da tutte le parti. C’è qualche mal di pancia di troppo che deve rientrare in fretta prima che si cominci a vociferare di spogliatoio spaccato.
Bisogna che anche il caso di capitan Millico, improvvisamente ritrovatosi ai margini del progetto, trovi la sua giusta dimensione senza che accentui i malumori.
C'è da recuperare psicologicamente qualche giocatore che non sta trovando spazio (Silvestro e Sarr su tutti), e c’è anche da forzare i tempi per rivedere in campo in fretta gente del calibro di Tascone, Danzi e Da Riva, che in mezzo al campo possono fare la differenza.
Saranno ore frenetiche le prossime, ne va di mezzo il futuro di Brambilla e del Foggia. Oltre che di un progetto che nel suo complesso comincia pericolosamente a scricchiolare.
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