Dieci giorni per entrare nel personaggio e per coglierne le sfumature. In poco più di una settimana a Foggia si è già preso la scena. Eziolino Capuano, nel bene come nel male, non passa mai inosservato. Nel corso della sua carriera ha sempre mostrato la sua indole, senza mai adeguarsi a clichè preordinati, e senza mai curarsi di quelle che avrebbero potuto essere le reazioni. Che spesso sono finite agli onori della cronaca.
Nato a Salerno per via del lavoro del papà che era un insegnante, Capuano non ha mai nascosto le sue origini lucane, tornando nella “sua” Pescopagano appena ne ha avuto la possibilità per vivere nel modo semplice che a più riprese ha rimarcato di essere quello che più gli si addice. Naturalezza che non nasconde neanche quando si presenta davanti ai taccuini dei cronisti per soffermarsi sullo stato di salute delle sue squadre o per filosofeggiare di calcio.
A Foggia sin dalla sua prima conferenza stampa Capuano ha mostrato tutta la sua comunicativa. Con uno come lui non ci si annoia mai: “Io non parlo, io determino”, l’incipit col quale ha dato il là alla sua nuova avventura in rossonero. Essere fattore decisivo per i suoi ragazzi, tirare fuori il meglio dal singolo per mettere il talento al servizio della squadra. Come nel caso di Millico ad esempio: “E’ uno dei giocatori più forti dell’intera Serie C, e se non diventa il migliore vuole dire che io avrò fallito come allenatore. Ma vi giuro che se non si impegna per diventare ciò che può essere lo chiudo in una stanza e lo spacco”.
Sempre senza mezze misure, Eziolino: motivatore eccelso, ama punzecchiare nell’orgoglio i suoi per scatenarne una reazione, ancora di più quando pensa di ritrovarsi davanti un talento, come nel caso del numero 10 del Foggia. Idem dicasi di Emmausso, la cui gestione tra Avellino e Taranto è stata impeccabile: lanciato dal primo minuto contro gli irpini per metterlo di fronte alle proprie responsabilità, e bocciato senza tanti complimenti dopo appena 45’, prima di essere tacciato di scarsa attenzione nel ventre del Partenio-Lombardi nel post-gara; messo in panchina in avvio contro il Taranto perchè nelle squadre di Capuano tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile. Rispolverato quindi ad inizio ripresa nel tentativo di cambiare le sorti della gara: e il fantasista di Scampia per tutta risposta lo ha ripagato con un gol ed una prestazione di qualità che lo ha riabilitato anche agli occhi dei tifosi.
E quanto Capuano sia già riuscito già ad entrare nella testa del gruppo squadra è testimoniato proprio dalla corsa di Emmausso per abbracciare il suo tecnico dopo la rete del vantaggio. “I figli si baciano di notte, di giorno bisogna bastonarli”, la replica nemmeno troppo sdolcinata del tecnico del Foggia, che ha sempre la frase giusta al momento giusto. “Dai propri soldati bisogna farsi odiare ma si deve essere al loro fianco durante la battaglia”, sottolineò ai tempi dell’Arezzo, a rafforzare il legame con i suoi calciatori.
Incisivo anche quando spiega il suo modo di intendere il calcio: “Per me la fase difensiva è importantissima anche perchè quando si ha qualità davanti prima o poi il gol si fa. La difesa a 4 non mi piace e di sicuro passerò a quella a 3”, disse nel giorno in cui si insediò al timone del Foggia. Venerdì scorso è tornato sui suoi passi, come fanno solo le persone intelligenti. Nel secondo tempo contro il Taranto è passato al tanto bistrattato 4-2-3-1 perchè “già al 25^ del primo tempo avevo in mente questo tipo di cambiamento ed ho rischiato”, ha poi spiegato. Lanciare segnali in attesa che arrivino risposte. Non solo con la comunicazione verbale ma anche con la gestualità del corpo e con l’abbigliamento.
Non è passato inosservato sempre venerdì sera il “cambio d’abito” tra il primo e secondo tempo, quando è passato dall’elegante spezzato con cui ha assistito ai primi 45’ di gioco alla tuta della seconda frazione: un messaggio subliminale con cui ha voluto trasmettere ai propri ragazzi la voglia di lasciare da parte l’estetica per passare al pragmatismo.
Sarà stato anche un caso, ma poi nella ripresa la squadra è apparsa più determinata ed aggressiva. E poco importa se dall’altra parte c’era la squadra del suo più recente passato. Che ovviamente ha ammesso di portare per sempre nel suo cuore: “Taranto è stata la mia famiglia e sarà una delle esperienze che porterò per sempre con me. Avevo costruito una grande squadra anche in questa stagione ma non sarebbe stato coerente restare visto che me l’hanno smantellata a mia insaputa. Si chiaro che io ho rinunciato ai soldi per correttezza”.
“Con l’onestà e la schiettezza che mi contraddistingue”. E’ ormai il mantra che ripete ogni qualvolta gli viene posta una domanda che potrebbe, secondo le intenzioni di chi gliela pone, metterlo in difficoltà. Ma non si scompone e lascia trasparire i suoi sentimenti come quando spiega che “Se non ci fossero stati problemi non mi avrebbero chiamato”.
In fondo è stato sempre questo il destino di Capuano, andare a risolvere situazioni quasi impossibili e dover lavorare con materiale umano non di certo di prim’ordine. Senza mai nascondersi, senza mai arretrare di un centimetro. Ad Avellino disse: “Sono fiero di essere Eziolino Capuano”.
Capire se il malato Foggia stia guarendo sotto le cure di Capuano è ancora prematuro stabilirlo, anche perchè lo stesso tecnico ha ammesso: “non ho una conoscenza intrinseca della squadra, ma puramente semantica...”.
Il mese di ottobre mette davanti ai rossoneri diversi banchi di prova (trasferte contro Potenza e Sorrento e gare casalinghe contro Catania e Cerignola), e qualora i risultati dovessero sorridere ai satanelli tornerebbe in auge un’altra massima del tecnico lucano: “Il Foggia in C è come vedere Belen che fa la barista”.
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