L’estate aveva portato aria nuova, un progetto tecnico fondato su un allenatore giovane, formatosi in due dei più floridi settori giovanili europei e con la voglia di vivere la sua prima vera esperienza in una tra le piazze più calorose dell’intero panorama calcistico nazionale. Massimo Brambilla aveva portato in terra di Capitanata anche il suo modo di approcciare alle cose in maniera docile, tranquilla e ponderata, senza lasciarsi trasportare dalle emozioni nè tanto meno lasciandole trasparire.
Il che non aveva di certo creato empatia con l’ambiente rossonero, che lo ha in qualche modo etichettato come debole dal punto di vista caratteriale e non pronto alle pressioni di un contesto particolare come quello di Foggia.
Il tecnico di Vimercate ha di certo anche sbagliato dal punto di vista tattico e della sua ideologia calcistica, puntando tutto sul 4-2-3-1 che ad inizio stagione non era praticabile viste anche le precarie condizioni fisiche dei calciatori che gli sono stati messi a disposizione, ma la bravura del tecnico sta anche nel trasgredire ai propri dogmi per portare a casa il risultato che in piazze come questa è l’unica cosa che conta.
La società per porre rimedio ad una situazione che stava diventando preoccupante ha deciso di bocciare in toto quanto fatto in estate, ma lasciando in sella il ds Domenico Roma che pure ha allestito d’accordo con Brambilla la squadra.
Con Ezio Capuano si è puntato su un tecnico agli antipodi sotto tutti i punti di vista rispetto a Brambilla, che vanta oltre 600 panchine tra i professionisti, passionale ed egocentrico, poco incline al bon ton e sergente di ferro con i propri uomini. In questi primi 180’ è riuscito a traferire buone sensazioni.
Se la scelta darà i frutti sperati sarà il solo giudice supremo a dircelo: il campo.
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