Se il Foggia sia definitivamente fuori dal tunnel è prematuro dirlo. Che la squadra però vada (molto lentamente) assumendo i connotati del suo allenatore appare evidente.
Eziolino Capuano dopo poco più di dieci giorni sulla panchina dei rossoneri però un primo incoraggiante risultato lo ha ottenuto: nell’atteggiamento e nella predisposizione al sacrificio è già tutto un altro Foggia. E il primo ad accorgersene è stato il Potenza, che proprio quando era convinto di poter brindare a un nuovo successo è stato freddato dal pragmatismo del tecnico lucano. Che, senza concedere nulla allo spettacolo, dal Viviani ha portato via quel punticino che consente ora ai rossoneri di dare continuità ai risultati. E di guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più.
Il Foggia andato in onda fino a un paio di settimane fa non avrebbe salvato la pelle al Viviani al cospetto di una formazione tignosa e mai doma, che sul suo terreno di gioco riesce spesso a esaltarsi: lo sa bene Capuano, che si tiene stretto questo pari che in termini di classifica non farà fare passi sostanziali in avanti a Salines e soci. Ma che sul piano dell'autostima vale tanto, perché fa registrare significativi progressi che inducono a credere che il cambio in panchina alla fine sia stato salutare.
Anche se poi guardare la classifica in questo frangente non ha senso, lì davanti hanno innestato le marce alte, ed anche le formazioni che inizialmente erano in ritardo sembrano essersi messe al passo delle migliori. Tutte, tranne il Foggia. Che, come dice giustamente il suo allenatore, è ancora convalescente e lontano parente della squadra che ha in mente prima o poi di vedere all’opera, ma che difficilmente sarà in grado di colmare il gap dalle primissime, che per organico e consistenza tecnica sono una spanna più su.
Ma se non altro adesso la squadra comincia a lottare ed essere presente a sé stessa, come mai forse lo era stata prima. Evitando soprattutto quelle imbarcate che ne hanno punteggiato in negativo il primissimo avvio di stagione. Per ora può bastare. Il resto verrà più in là, se sarà poi sufficiente per risalire la china e guadagnare posizioni in classifica lo si capirà a tempo debito.
A Potenza, in una gara che per lunghi tratti è stata maschia e senza esclusione di colpi, è venuto fuori il carattere di una formazione che nelle difficoltà ha saputo esaltarsi. Perché dopo essere andata sotto immeritatamente per una grave disattenzione del direttore di gara che ha concesso un rigore contestatissimo, il Foggia ha saputo rialzarsi e stringere i denti. E nella ripresa pur senza strafare ha dato comunque l’impressione di non uscire mai dalla partita. Come invece era avvenuto in altre occasioni. E così con la qualità dei suoi avanti, alla fine la partita è riuscita a rimetterla in piedi. Lo spunto di Emmausso a 10’ dalla fine è stato imperioso per qualità ed esecuzione ed è stato forse l’unico vero acuto dei 90’ nella metà campo avversaria, a parte un paio di incursioni dalla distanza di Mazzocco. Ma comunque sufficiente a raggiungere un pari senza il quale per Capuano avrebbe voluto dire ricominciare tutto da zero.
Note confortanti arrivano anche dal sistema di gioco per il quale il tecnico di Pescopagano continua a propendere in avvio di match, salvo poi cambiare a gara in corso: il 3-4-3 è il modulo che in questo frangente gli garantisce i maggiori equilibri, sebbene le rotazioni degli uomini a disposizione siano frequenti: davanti a De Lucia, che sembra ormai essersi ripresa la titolarità della porta, la difesa a 3 con Salines, Carillo e Camigliano pareva essersi assestata, ma adesso i doppi infortuni di Salines e Camigliano e le imperfette condizioni di Ercolani costringeranno Capuano a rivisitare il reparto per due terzi.
In mezzo al campo Mazzocco e Gargiulo non sono per caratteristiche l’uno complementare all’altro, non si completano cioè a vicenda, per cui in attesa anche di recuperare il miglior Da Riva, il ritorno a tempo pieno di Tascone (a Potenza tornato su discreti livelli, seppur solo part-time) sembra imprescindibile, mentre per linee esterne Silvestro e Vezzoni al momento non paiono avere concorrenti in grado di impensierirli.
Resta sempre la trequarti il tallone di Achille del Foggia, che non può rinunciare alla qualità di Emmausso, ma che poi, tolto l’ex Messina, lascia parecchio a desiderare. Perché Millico è ancora a mezzo servizio, Orlando non regge i 90’, Santaniello viene utilizzato con il contagocce, Sarr nelle gerarchie è scivolato nelle retrovie. E Murano non riesce a sbloccarsi. Anche a Potenza la sua gara è stata impalpabile, mai nel vivo della manovra non è riuscito ad impensierire la retroguardia rossoblù, che pure si sapeva non essere irreprensibile. Se poi a tutto questo si aggiunge il fatto che il giocatore ex Picerno è in ritardo di condizione (come alcuni dei suoi compagni), allora tutti i nodi vengono al pettine. E Capuano deve così fare i salti mortali per mandare in campo un undici che gli dia determinate garanzie.
“Siamo indietro sul piano fisico”, ha ripetuto anche domenica sera l’ex tecnico del Taranto in sala-stampa, quasi a volersi giustificare agli occhi di quanti gli facevano notare di come questa non possa considerarsi la sua squadra. Giusto, proprio così: per questo occorrerà attendere la finestra del mercato di gennaio per correre ai ripari. Sarà troppo tardi per cullare ancora sogni di gloria?
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