Caos organizzato Foggia Calcio: lo stesso film da 4 anni. Troppa improvvisazione nelle scelte

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Caos. Organizzato, ma sempre caos è. In casa Foggia è caccia alle streghe. Quel penultimo posto in classifica che grida vendetta ha dei responsabili. Che evidentemente non possono essere sempre e solo gli attori principali che scendono in campo. E che ci mettono la faccia. Anche, e soprattutto, chi opera dietro le quinte, in questo frangente dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. 

Bisogna essere onesti; in estate tutti ci eravamo illusi che Canonico & company fosse finalmente giunta alla conclusione che per poter fare bene sul rettangolo di gioco occorresse anche strutturarsi fuori dal campo. 

L’arrivo di Domenico Roma, se da una parte aveva palesato la volontà chiara di affidarsi ad un direttore sportivo che non fosse il fido Emanuele Belviso, dall’altra aveva fatto storcere il naso sia per la poca esperienza tra i professionisti del dirigente lucano (lo scorso anno a Messina) sia per le referenza che arrivavano dalla Sicilia che lo dipingevano come una figura poco incline ad entrare in contrasto con la proprietà e molto aziendalista. I limiti di Roma sono venuti presto a galla: prima l’esonero di Brambilla e poi le dimissioni di Capuano, Roma le ha subìte passivamente, senza alcuno scatto di orgoglio che ne mettesse a fuoco la personalità. 

I due tecnici sono stati incredibilmente lasciati in balia di un gruppo-squadra che molto presto ha capito di non avere al suo interno una figura di riferimento. E quindi indirettamente e con atteggiamenti non sempre consono a quelli che dovrebbe avere sempre un professionista, hanno indirizzato le scelte sulla guida tecnica. Un film già tristemente noto. 

Nella stagione ‘22/23, dopo aver liquidato tra mille polemiche Fabio Gallo, Canonico (e non Piergiuseppe Sapio, allora direttore sportivo del Foggia) decise di ingaggiare Mario Somma, che da anni aveva abbandonato la panchina per dilettarsi nel ruolo di commentatore su RaiSport. I risultati furono scadentissimi, con la squadra che ben presto si mise di traverso, al punto che dopo una gara persa in maniera inopinata in casa contro il Monterosi Tuscia, si arrivò all’inevitabile esonero, e ad un breve periodo di vera e propria autogestione, prima di giocarsi la carta Delio Rossi. Che sarebbe stata determinante nella cavalcata playoff arenatasi in quel di Lecco. 

Nella scorsa stagione la storia si è ripetuta. Con interpreti diversi, ma sempre dietro la regia di Nicola Canonico. Cudini dopo un ottimo avvio di stagione con una formazione “arrangiata” negli ultimi giorni di mercato, sarà presto boicottato dai senatori del gruppo. Poco soddisfatti dal modo in cui il presidente aveva gestito il post finale playoff, inseguendo le chimere di ricorsi in tribunale che sin dal primo momento si sapeva non avrebbero sortito alcune effetto. 

Cudini sarà defenestrato, il gruppo verrà affidato a Vacca issatosi a comandante della ciurma assieme a Coletti, ed un solo punto racimolato in quattro partite assolutamente insoddisfacenti che renderanno inevitabile il ritorno del tecnico di Porto Sant’Elpidio. Sempre nella scorsa stagione arrivò anche a gennaio la rivisitazione a tutto tondo della rosa con l’intento di mettere alla porta i dissidenti.

Ipotesi che a questo punto diventa assai probabile anche nella prossima finestra di mercato, e questo indipendentemente dalla figura del tecnico che sarà chiamato ad accomodarsi in panchina. 

Ripercorrendo le puntate di questa deprimente telenovela, resta sempre lo stesso il filo conduttore della trama: vivere alla giornata, farsi travolgere dall’onda emotiva del momento, e non avere un minimo di lucidità nelle scelte tecniche che si mettono in atto. La volontà chiara e netta di non affidarsi ad direttore generale purtroppo ha inciso in maniera importante nelle vicende che hanno riguardato il Foggia nelle ultime tre stagioni. 

Basta spostarsi a poco meno di 40 chilometri di distanza dal capoluogo per rendersi conto di come con gli uomini giusti (al posto giusto) sia possibile sollevarsi dalla mediocrità che regna in Serie C.

In casa Cerignola c’è una proprietà illuminata che ha avuto la lungimiranza di mettere al bastone di comando gente di comprovata esperienza, che mastica calcio. La straordinaria stagione che gli ofantini stanno disputando, seguita ai due playoff consecutivi raggiunti, e la scelta di Raffaele in panchina a campionato in corso dopo l’esonero di Tisci per gettare già le basi per questo campionato, sono alcuni esempi lampanti di una sana gestione societaria. 

Qui invece: nove primi allenatori, tredici tecnici che almeno una volta (anche in deroga) si sono seduti sulla prestigiosa panchina rossonera, 6 gestioni di diversi direttori sportivi ed oltre 120 giocatori che hanno messo a referto almeno una presenza con la maglia del Foggia, sono i numeri a supporto di quello che è disastro organizzativo senza precedenti. 

Le recenti dimissioni di Eziolino Capuano, allenatore abituato a “friggere il pesce con l’acqua minerale”, sono la fotografia più chiara di come Foggia in questo momento sia una piazza dove “non ci sono le condizioni minime per fare calcio”. 

Qualcuno in tempi non sospetti  il grido d’allarme l’aveva lanciato, ma era stato messo alla porta in malo modo.
Il tempo è sempre galantuomo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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