Quanto e come è cambiato, se è cambiato, il Foggia dalla trasferta di Cava? È l’interrogativo che anima la lunga vigilia dei rossoneri che domenica prossima sono attesi dallo scontro diretto per la sopravvivenza con la Turris.
Si tratterà del primo impegno formato-export da quando Luciano Zauri ha avvicendato Eziolino Capuano, prima verifica significativa sulla tenuta psico-fisica di un gruppo che non perde occasione per dirsi unito e compatto nonostante tutte le traversie che lo stanno attraversando e che adesso è chiamato a darne riprova sul campo, dove spesso e volentieri hanno dato impressione esattamente opposta.
Dopo l’ennesima settimana di lacrime versate per la quarta vittima del tragico incidente dello scorso 13 ottobre che è volata in cielo dopo un mese di sofferenze inenarrabili, e che ha contribuito a dare alla stagione i connotati di un percorso già di per sé accidentato, Millico e compagni devono dare seguito ai timidi segnali di ripresa evidenziati nel doppio turno casalingo con Juventus NG e Casertana e soprattutto confermare che il terzo cambio in panchina può finalmente dettare la svolta. Sul piano del gioco, e soprattutto dei risultati, considerata l’attuale posizione di classifica che occupano i rossoneri e che mette i brividi.
Nel frattempo dallo spogliatoio rimbalza netta la frattura che era in atto con la precedente gestione tecnica: errore imperdonabile aver sostituito in corsa Brambilla con Capuano, i recenti sfoghi di Millico prima e Parodi poi confermano come il gruppo non digerisse i sistemi dell’ex tecnico del Taranto e ne abbia perorato in maniera compatta con patron Canonico l’allontanamento.
Un mese e passa di caos che ha prodotto solo macerie e che ha fatto precipitare il Foggia sul fondo della classifica, con Zauri che adesso è chiamato a vestire i panni di normalizzatore in una situazione che non si presenta per nulla agevole. Ha trovato una squadra con le gomme sgonfie il tecnico marsicano, e soprattutto con il morale a pezzi, dilaniata dalle polemiche interne per un ribaltone tecnico che poteva e doveva essere gestito diversamente dietro le quinte. E senza la ribalta mediatica che ha finito solo col creare un malumore generalizzato.
Zauri da un paio di settimane sta provando a rimettere assieme i cocci, sta lavorando prevalentemente sotto l’aspetto psicologico, perché è lì che il Foggia ha bisogno di una terapia d’urto efficace. A Torre del Greco occorre dare concreti segnali di risveglio, davanti prima del giro di boa restano ancora quattro gare da vivere in full-immersion e con l’obiettivo di racimolare quanti più punti possibili. Perché il piatto piange e in vista di un girone di ritorno nel quale bisognerà invertire drasticamente il trend urge non rimanere troppo attardati in classifica.
Poi a gennaio, dopo aver individuato i ruoli scoperti e nei quali occorre intervenire, il ds Leone entrerà in azione in prima persona nel tentativo di raddrizzare la baracca e di porre un freno agli ennesimi errori di una gestione assai rabberciata.
Per intanto, però, si va avanti con gli uomini a disposizione, provando a limitare quanto più possibile i danni: aver blindato la porta negli ultimi 180’ è stato già un bel cominciare, i due consecutivi clean-sheet di Perina sono stati salutari e hanno restituito qualche certezza in più a un reparto finora fra i più perforati del raggruppamento e finito a più riprese nell’occhio della critica.
È però soprattutto dalla cintola in su che il Foggia arranca, e non riesce a sviluppare il suo potenziale offensivo, che c’è ma non si vede. Zauri da quando è arrivato ha provato a ruotare le pedine e a mischiare le carte senza però grandi risultati, gli attaccanti segnano col contagocce, e ora che anche Sarr è fermo ai box e vi rimarrà per diverse settimane, bisognerà vedere cosa si inventerà l'allenatore di Pescina per sopperire all'assenza del giovane attaccante senegalese giunto in prestito dall'Inter che in prospettiva poteva togliergli le castagne dal fuoco.
Sarr nelle ultime due settimane improvvisamente nelle gerarchie ha scalzato sia Murano che Santaniello, prendendosi la maglia da titolare al centro dell’attacco, domenica con la Turris sarà interessante capire a chi toccherà prendersi sulle spalle il peso dell’attacco. Toccherà a Santaniello (che è un ex, 39 presenze e 10 gol) oppure si rivedrà dal 1’ il capocannoniere della scorsa stagione finito in naftalina con l’avvento di Zauri e in evidente crisi di identità?
Sarr fuori uso forse concede una ulteriore chance all’attaccante potentino giunto in estate fra squilli di tromba e ora nel dimenticatoio, in casa Foggia si cominciano a fare le prime valutazioni su quello che è stato a oggi il rendimento del giocatore sul quale è stato fatto il maggiore investimento e che si è rivelato un flop, nessuno lo dice a chiare lettere in casa rossonera, ma è chiaro che in questo frangente sono un po’ tutti sotto osservazione e le gare che restano di qui alla conclusione dell’anno serviranno per definire la lista dei buoni e dei cattivi.
Sono in pochi al momento, oggettivamente, a raggiungere la sufficienza, quasi tutti al di sotto delle aspettative della vigilia, dei nuovi si salvano in pochissimi: l’impressione è che per il neo ds Leone a gennaio ci sarà molto lavoro.
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