Un film già visto. Trama nota, con un finale però ancora tutto da scrivere. Chi in questi anni ha seguito il curriculum calcistico di Nicola Canonico ne conosce fatti e misfatti. Tralasciando il disastro in atto a Foggia, e volendosi soffermare sulle sue precedenti esperienze pallonare, ad emergere è quasi sempre una figura tesa all’attrito ed al conflitto. Il patron ormai da circa un ventennio vede nel pallone il suo diversivo principale, è dal ’08 che si cimenta con alterne fortune in materia calcistica, da allora di club ne ha gestiti 4, ed ogni volta che ha chiuso un’avventura non ha perso tempo ad avviarne un'altra, senza soluzione di continuità. Un comportamento compulsivo, la sua storia insegna che la squadra di calcio ha sempre trovato spazio nel variegato ventaglio delle sue attività imprenditoriali.
Prima di stabilizzarsi a Foggia, Canonico per 12 anni consecutivi (a parte una pausa di riflessione a Bisceglie) è stato sempre in prima linea: 3 stagioni in Eccellenza, con una promozione in serie D ed una vittoria in Coppa Italia Nazionale Dilettanti; 5 stagioni in serie D con all’attivo anche una promozione, e 4 campionati disputati tra il 4° e l’8° posto. In più 4 campionati di C, uno dei quali chiuso in anticipo ad Andria, un altro che ha fruttato un 11° posto, e poi due dolorose retrocessioni.
Un palmares, dunque, complessivamente mediocre, con picchi registrati soprattutto fra i Dilettanti. Quando invece l'imprenditore di Palo del Colle si è confrontato con il professionismo ha inanellato nella quasi totalità dei casi risultati negativi.
Sul palcoscenico Canonico si è affacciato ricorrendo all'escamotage del trasferimento del titolo sportivo, ci ha provato anche a Bari, la sua squadra del cuore, ma gli è andata male, perché la tifoseria biancorossa non ha esitato a mettersi di traverso schierandosi apertamente in contrasto col suo possibile arrivo. E così si è materializzato l’approdo a Bisceglie, più volte definita dal patron come un’esperienza modello, in cui una piccola realtà di provincia sarebbe stata in grado di raggiungere livelli inimmaginabili. Ed in effetti il club azzurrostellato sotto la sua gestione rispetto ai suoi trascorsi (che parlano soprattutto di tanta Eccellenza e serie D) ha disputato tre campionati professionistici di C che hanno prodotto un 11° posto, una retrocessione con relativo ripescaggio ed una retrocessione-bis.
Ma al di là del mero risultato sportivo, ciò che emerge in quella contraddittoria esperienza sono le tensioni create nell’ambiente e sfociate in contestazioni e infinite polemiche. Con la tifoseria innanzitutto, ma anche con la locale amministrazione per le solite questioni legate all'utilizzo dello stadio. Ma anche i rapporti con calciatori ed allenatori sono stati spessi burrascosi, con continue rivoluzioni dell’organico ed innumerevoli cambi in panchina. Un marchio di fabbrica che lo rende unico nel suo genere, e che lo porta puntualmente a stravolgere quanto mette in piedi: per lui programmazione è un termine indigesto, l’esperienza di Foggia è l’emblema di come un anno e l’altro pure l’imprenditore barese abbia sempre resettato per ripartire da zero.
Visione d’assieme nulla, il suo mantra negli anni non è cambiato e inevitabilmente sfocia in crisi di risultati, perchè il percorso che intraprende non ha mai una logica. Umorale all’eccesso, a Canonico basta poco per entrare in rotta di collisione con l’ambiente in cui opera: a Bisceglie si è dimesso per ben 4 volte, ed ogni volta ha dichiarato di vendere gratuitamente le quote e di affidare nelle mani del sindaco il titolo sportivo. Spesso paventando il rischio di non iscrivere la squadra al campionato successivo. Non di rado ha anche annunciato l’autogestione sino a fine anno, anticamera del suo possibile disimpegno.
Si ritiene inappuntabile Canonico, che quasi fa pesare di pagare puntualmente gli stipendi, e che investe ingenti risorse per portare avanti i suoi fantasmagorici progetti.
In più gli piace guadagnarsi l'indulgenza dei tifosi facendo passare il messaggio che con lui alla guida problemi di iscrizione e scadenze non si presenteranno mai: il che poi gli dà l’autorità di fare e disfare a proprio piacimento. A suo dire farebbe sempre tutto senza interessi personali, perchè lui non lavora mai con le proprie aziende sul territorio di riferimento.
Il cliché, insomma, è sempre lo stesso: quando si presenta alla piazza all’inizio dell’avventura parla puntualmente di ciclo triennale, di programmi ambiziosi e di sostenibilità economica a lungo termine. Ma è solo fumo negli occhi. Perché la realtà dice ben altro, e i recenti trascorsi a Foggia stanno lì a confermare quanta improvvisazione ci sia alla base delle sue scelte.
Quì spera di durare il più a lungo possibile, perché sa che dopo Foggia sarà dura dare la scalata ad un altro club di così nobili tradizioni. Per questo non smetterà mai di ringraziare l’ex socio di minoranza Pintus che ha saputo affabulare.
Ed un amico foggiano che gli ha facilitato l’ascesa.
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