Foggia Calcio, e se fosse Gentile l’hombre del partido? Avvento mister fatto in casa si sta rivelando efficace

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Un altro 0-0 e la pratica salvezza sarà archiviata. Sarebbe il terzo della serie per Antonio Gentile, probabilmente il più desiderato per il tecnico ad interim al quale sono state affidate le speranze del Foggia di restare ancorato alla C. In attesa poi di conoscere quale destino l’attende. In realtà il 31enne tecnico foggiano, che con i concittadini Vincenzo Marsico, Lorenzo Mancano e Pasquale Padalino può fregiarsi di essersi seduto sulla panchina della squadra della propria città, vorrebbe concludere il suo mandato con una vittoria. L’unica ancora assente nel suo breve score rossonero fatto di  2 pareggi (con Picerno e Messina) e di altrettante sconfitte (con Taranto e Cavese). Per passare magari alla storia come l’hombre del partido, decisivo dalla panchina più che dal campo. 

Sta dimostrando coraggio Gentile, che quella maglia in D l’ha indossata 4 volte nel’13, ma che la sente sua come una seconda pelle: da quando è in sella non c’è stato un solo momento in cui si è fatto prendere dallo scoramento o dalla paura di doversi misurare con un’avventura che in tanti inizialmente consideravano più grande di lui. Sballottolato dall’Under 17 in prima squadra senza preavviso, ha raccolto al volo la sfida sapendo di accollarsi una grande responsabilità dopo l’esonero di Zauri, al capolinea dopo il ko interno col Messina che ha di fatto spalancato le porte dei playout. 

Chissà come sarebbe andata la gara coi peloritani se solo la decisione di cambiare ancora fosse stata più tempestiva: non lo sapremo mai, evidentemente, ma il dubbio resta perché prima del suo avvento il Foggia era in stato comatoso.

La scossa è arrivata quando più nessuno se lo aspettava, e dopo il risultato ad occhiali di sabato scorso cresce la fiducia. Non foss’altro perché adesso i rossoneri non sono più un’armata brancaleone capace nelle ultime sei di campionato di imbarcare 15 gol al passivo. 

In riva allo Stretto si è rivista la voglia di rimettersi in discussione di un gruppo dilaniato dalle polemiche e dalle frizioni interne, un segnale quest’ultimo che lascia ben sperare in vista della gara di sabato prossimo. Salines e compagni nel momento topico della stagione hanno saputo trovare al loro interno la forza di reagire. Grazie a quel senso di appartenenza che proprio Gentile ha saputo trasferire al gruppo.
 
Si spiegano così le sue parole di insoddisfazione che sanno di monito per i suoi al termine del match di Messina, nonostante un pareggio che può valere oro colato in ottica gara di ritorno: “Eravamo venuti per vincere, e la gara ha dimostrato che il pareggio deve andarci stretto - ha detto l’allenatore rossonero cogliendo tutti di sorpresa al triplice fischio finale -. Il Messina ha fatto il suo, ma noi abbiamo avuto più possibilità di vincere e di portare a casa l’intera posta in palio. Ora c’è da dimenticare in fretta questa partita, e puntare a salvarci in casa sabato prossimo, mettendo in campo lo stesso temperamento evidenziato oggi. Giocheremo solo per vincere, non dimenticando che in ogni gara si parte con le stesse percentuali di successo contro chiunque. Ci ritroveremo dunque col 50% di probabilità a testa di chiudere questa complicata stagione centrando la salvezza”. 

Parole sensate, che vanno dritte al nocciolo della questione. E che richiamano al senso di responsabilità di una squadra che negli ultimi due mesi ha calato inspiegabilmente con largo anticipo gli ormeggi, senza più dare cenni di reazione: “I ragazzi sono preparati a lasciarsi alle spalle le tristi giornate precedenti - ha aggiunto Gentile -. Ora sanno che dovranno mantenere fino in fondo questo atteggiamento di rabbia e determinazione per orgoglio professionale e di rispetto per la maglia che indossano. Non lasceremo niente al caso pur di salvare la pelle, ma niente trionfalismi dopo questo pari che lascia le cose inalterate”.

E che rimanda ogni discorso a sabato prossimo, alla sfida decisiva dello Zaccheria. Due, sono però, i grandi meriti che vanno ascritti ad Antonio Gentile da quando si è accomodato su quella panchina che scottava maledettamente: ha lavorato ai fianchi del gruppo sulla tenuta mentale per ritrovare quegli stimoli ormai persi, ed ha rivisitato il modulo che era diventato un colabrodo, passando ad un più accorto 3-5-2 che sembra più calzante alle caratteristiche dei singoli, e che garantisce un maggiore equilibrio sul piano tattico.

Perina definitivamente preferito a De Lucia, Felicioli braccetto di difesa anziché esterno di fascia, Pazienza leader in mezzo al campo in luogo di Da Riva, Zunno rigenerato e finalmente di nuovo nel vivo della manovra, sono alcune delle mosse che a Messina più hanno convinto e che vanno nella direzione di una restaurazione tardiva, ma necessaria per salvare il salvabile. 

Adesso però Gentile deve completare l’opera. Per essere ricordato da queste parti come il tecnico dell’emergenza che in condizioni assai precarie ha saputo riprendere per i capelli una stagione che pareva ormai compromessa. 

Un foggiano che si è speso al meglio per il Foggia, e che potrà andare orgoglioso del contributo dato per la sopravvivenza del calcio locale. Mission (si spera) ancora possibile. Meglio, possibilmente, con una vittoria.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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