Questa stagione in corso sarà probabilmente l'ultima di Nicola Canonico alla guida del Calcio Foggia 1920. Di lui resteranno almeno due ricordi indelebili: il primo legato alla mancata promozione in Serie B, con la finale play-off persa contro il Lecco, e il secondo alla straordinaria girandola di allenatori che si sono avvicendati sulla panchina rossonera in queste cinque stagioni. L'imprenditore di Palo del Colle, in altri tempi, avrebbe senza ombra di dubbio già sollevato dall'incarico Delio Rossi. Al momento, voci sempre più insistenti parlano di un rapporto ormai ai titoli di coda.
I risultati non arrivano, la squadra stenta a esprimere un calcio che produca emozioni e lo stesso Rossi ribadisce spesso che la rosa non l'ha costruita lui, pur apprezzando l'impegno dei suoi uomini in campo e in allenamento. Il tecnico romagnolo, già a inizio settembre, era pronto a fare le valigie, salvo poi fare marcia indietro e decidere di restare. Se davvero dovesse consumarsi l’ennesimo avvicendamento in panchina, il Foggia si appresterebbe ad accogliere il 17° allenatore dell’era Canonico: un primato assoluto, rapportato agli anni di gestione del patron.
Ad oggi sono già 16 i tecnici che si sono alternati sulla panchina rossonera in appena quattro campionati, ad una media impressionante di 4 allenatori a stagione. Numeri che fanno impallidire anche i presidenti noti per essere “mangiallenatori”. In cima alla speciale classifica c’è Maurizio Zamparini: durante la sua presidenza al Palermo, dal ‘02 al ‘14, ha avvicendato ben 35 tecnici,,per una media di 2,2 a stagione. Segue Massimo Cellino, patron del Cagliari dal ‘92 al ‘14, che ha dato il benservito a 20 tecnici. Sul terzo gradino del podio troviamo Enrico Preziosi, che al Genoa – tra il ‘03 e il ‘21 – ha cambiato 18 allenatori. Da non trascurare nemmeno i numeri di Massimo Moratti, storico presidente dell’Inter: 19 esoneri complessivi in 16 anni di presidenza, a testimonianza di una certa impazienza ad attendere anche in casa nerazzurra.
L’unica stagione in cui patron Canonico ha resistito alla tentazione dell’esonero è stata quella d’esordio: nel campionato di C sulla panchina del Foggia si è seduto un solo uomo, Zdenek Zeman. Il tecnico boemo aveva plasmato una squadra dal chiaro DNA offensivo, capace di esprimere uno dei migliori attacchi dell’intera categoria grazie al talento di Ferrante, Curcio e Merola. Sarebbe bastato puntellare quell’organico per costruire qualcosa di duraturo. E invece, complice una profonda divergenza di vedute con il presidente, soprattutto sulla gestione tecnica e strategica del gruppo, Zeman non venne riconfermato. Un epilogo amaro per una stagione che, con un pizzico di continuità, avrebbe potuto segnare una svolta nel progetto rossonero.
Nella stagione successiva si riparte da zero con Roberto Boscaglia e una rosa che, sulla carta, figura tra le più attrezzate del girone C. Tuttavia, dopo appena cinque giornate, i risultati tardano ad arrivare e le contestazioni dei tifosi spingono il presidente Canonico a sollevare dall’incarico l’allenatore siciliano. Per la delicata trasferta allo Iacovone di Taranto, la panchina viene temporaneamente affidata ad Antonio Gentile.
Subito dopo tocca a Fabio Gallo, che lascia il ruolo di vice in Azerbaigian accanto a Gianni De Biasi per approdare a Foggia in punta di piedi. Servono poche partite per assistere a una vera e propria metamorfosi: i rossoneri cambiano volto, ritrovano gioco e risultati, risalendo la classifica fino al quarto posto. Ma per Canonico non è abbastanza. Le sue continue ingerenze nella gestione tecnica finiscono per incrinare il rapporto con Gallo, che dopo 22 gare, 39 punti conquistati e una media di 1,77 a partita, rassegna le dimissioni.
A quel punto, la scelta ricade su Mario Somma, il tecnico-opinionista chiamato direttamente dagli studi Rai. Il suo impatto iniziale è positivo, ma dopo sei gare non riesce a reggere la pressione e si dichiara “inadeguato” per l’incarico.
A rimettere ordine ci penserà Delio Rossi, che nelle ultime quattro giornate raccoglie 9 punti e blinda il quarto posto, salvando una stagione segnata da continui scossoni in panchina, e conducendo i rossoneri alla finale playoff.
La stagione ‘23/24, definita “dignitosa” da Canonico, parte con Mirko Cudini. Il tecnico marchigiano si mette subito in luce, dopo 10 giornate il Foggia è quinto. Alla 17ª, però, viene esonerato dopo che la squadra scivola fuori dalla zona playoff. Per due gare subentra il tecnico della Primavera Massimiliano Olivieri, poi arrivano Coletti e Vacca, che guidano il Foggia nelle prime 4 gare del ‘24, collezionando altrettante sconfitte. Canonico a quel punto richiama Cudini, che porta la squadra a un passo dai playoff.
La stagione ‘24/25, annunciata come quella della svolta, parte con Brambilla in panchina, ma i risultati deludono anche a causa dei numerosi infortuni e di un mercato estivo a singhiozzo. Canonico opta per l’ennesimo esonero, e affida la squadra a Capuano, che dopo 5 punti in 5 gare lascia l’incarico perché “non in grado di incidere e per aver visto cose per le quali non è possibile andare avanti”.
Seguono Zangla e poi Catalano, prima dell’arrivo di Zauri, che riesce a tirare il Foggia fuori dalla zona playout. Tuttavia, le sei sconfitte consecutive spingono il presidente ad affidare ad Antonio Gentile la panchina: mission compiuta, con i rossoneri che conquistano la salvezza nel drammatico doppio playout con il Messina.
(Gianni Gliatta - l’Attacco)
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