Foggia, la squadra esautora Rossi: clamoroso colpo di scena in casa rossonera. Tecnico e staff costretti alla resa

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Stavolta non se ne va coi suoi piedi. E di spontanea volontà, come avvenne misteriosamente tre stagioni fa. Stavolta a spingerlo a presentare le dimissioni assieme a tutto il suo staff (che poi saranno convertite in risoluzione consensuale del rapporto, ndr), è la squadra. Sì, proprio i suoi ragazzi, per i quali ha avuto parole fin troppo tenere e paterne fino a domenica scorsa dopo la scoppola di Potenza. Delio Rossi abdica, e da ieri non è più l’allenatore del Foggia. Fa un passo indietro e passa il testimone a quello che oggi diventerà il suo successore, si chiude dolorosamente e come peggio non poteva la sua terza parentesi in rossonero, toccherà a qualcun altro tentare l’impresa di condurre il Foggia nel porto della salvezza nell’ennesima stagione dei tormenti. Stupisce però il modo come si è arrivati al divorzio, che ci fossero frizioni e che anche all’interno dello spogliatoio si cominciasse a respirare aria pesante lo si era intuito nelle ultime settimane. Ma niente lasciava presagire che si potesse arrivare ad una separazione così traumatica e repentina per quanto la situazione si stesse complicando. Stranezze del calcio, è accaduto tutto nel giro di poche ore, la situazione sarebbe irrimediabilmente precipitata dopo la ripresa degli allenamenti di martedì scorso a Trinitapoli, quando Rossi ha tenuto lungamente a rapporto la squadra: si sarebbe trattato di un confronto schietto e diretto, senza fronzoli che si è protratto più del solito, anche perché non c’era evidentemente solo la disamina dell’ultima gara da analizzare, probabilmente sul tavolo anche altre questioni strettamente connesse alla gestione del gruppo che necessitavano di opportuni approfondimenti. Garofalo e compagni sono poi tornati in campo per il programmato allenamento, così come i rossoneri si sono regolarmente allenati anche ieri mattina, sempre agli ordini di Delio Rossi. Che però fin da martedì sera ha maturato la decisione di farsi da parte, sollecitando per il giorno successivo la presenza al campo del patron Canonico.

La notte avrà portato consiglio al 65enne tecnico di Rimini, che a margine del faccia a faccia con la squadra avrà probabilmente compreso di non avere più il polso della situazione soprattutto, di non essere più gradito dai suoi giocatori. E così, inevitabile, ieri verso le 12 si è consumato il suo addio, sotto gli occhi del patron, che de visu a Trinitapoli ha avuto conferma dell’impossibilità di proseguire insieme. Quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed incrinato definitivamente il rapporto fra allenatore e squadra resta difficile stabilirlo, possibile che possa trattarsi di una serie di concause che partirebbero tutte da lontano e da una scintilla che non è mai scoccata. La mancanza di risultati, e poi il tormentone di un organico definito incompleto (tasto sul quale Rossi ha spesso insistito pubblicamente negli ultimi tempi urtando la suscettibilità del gruppo), hanno fatto il resto. Il paradosso è che, a settembre il tecnico romagnolo era andato ad un passo dal dimettersi, prima di tornare sui suoi passi sollecitato dall’amministratore giudiziario e dal Tribunale di Bari, e dopo soli altri due mesi adesso egli stesso si ritrova messo alla porta. Non dal suo (ex) presidente, che pure solo qualche giorno fa si era detto insoddisfatto di alcune scelte tecniche del suo allenatore, né dall’autorità giudiziaria. Ma da quel gruppo che probabilmente non ha mai sentito suo fino in fondo, assemblato in un mercato estivo fatto al risparmio e, soprattutto nell’ultima parte, senza il suo avallo. Se insomma alla fine non è ammutinamento poco ci manca, anche se adesso l’avvicendamento in panchina comporta di conseguenza una significativa assunzione di responsabilità da parte dei rossoneri. Che nell’immediato, e già da domenica sera contro il Benevento, dovranno dimostrare coi fatti sul campo (e coi punti) che il cambio in corsa si è reso necessario per riprendere per i capelli una annata che sta prendendo una brutta china.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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