Tutta colpa di Delio Rossi. A sentire Nicola Canonico, fra le righe si coglie il sottile dissenso nei confronti del tecnico che mercoledì scorso ha ammainato bandiera bianca, e che a dire del patron non sarebbe stato in grado di dare né un gioco né tanto meno un’anima alla squadra. “Ho troppo rispetto della persona per scendere nei particolari”, ha liquidato la questione l’imprenditore di Palo del Colle, che invece su questo frettoloso addio avrebbe molto da farsi perdonare.
Ecco, a volerla dire tutta, il vero dramma che di cui non ci si è ancora resi conto e che finirà col rendere di qui in avanti oltremodo accidentato il percorso del Foggia è che dall’interno non si colga la gravità del momento, e non si comprenda che più che di un allenatore, servirebbero giocatori veri e possibilmente di categoria. Non ragazzini imberbi, nella maggior parte dei casi inadeguati per la C.
Come sarebbe finita con il Benevento era già scritto ancor prima di scendere in campo, troppo netto il gap fra due formazioni, che non a caso si ritrovano agli antipodi della classifica. Due giorni di lavoro e a contatto con il gruppo non possono aver consentito a Barilari di prendere coscienza dell’inconsistenza del materiale umano che si ritrova fra le mani. Lo capirà presto, molto presto: probabilmente fin dalla gara di lunedì prossimo con la Cavese. Che sulla carta dovrebbe essere avversario abbordabile e quindi alla portata del Foggia.
La realtà però è ben diversa, e al di là delle fantasiose ricostruzioni della proprietà che è convinta che l’avvicendamento in panchina rappresenterà la panacea di tutti i mali, c’è viceversa da prendere atto della discesa verticale di una squadra che perde sistematicamente da 4 gare (fra campionato e Coppa), e che vede all’orizzonte profilarsi la possibilità di scivolare molto presto all’ultimo posto.
Dalla parti di viale Ofanto c’è chi pare convinto che questo mese di novembre rimetterà le cose a posto, e che il Foggia darà segnali di vitalità che lasceranno ben sperare in ottica futura. Previsione fin troppo ottimistica, considerato che Garofalo e soci dopo la Cavese affronteranno nell’ordine Trapani e Cosenza, e poi il 6 dicembre faranno visita a quel Siracusa che al momento è l’unica formazione alle spalle. Solo un visionario non può capire in un frangente come questo quale sia il rischio che corre il Foggia, fra tre settimane potrebbe infatti essere già troppo tardi correre al capezzale di una squadra che è moribonda, e che paga dazio con tutti.
Domenica sera facevano davvero tenerezza i ragazzi di Barilari al cospetto di una squadra come il Benevento che è stata cinica e spietata nel cogliere tutte le debolezze dell’avversario. No, così non se ne viene fuori, e probabilmente nemmeno una eventuale rivoluzione a tutto tondo nel mercato di gennaio potrebbe garantire la sopravvivenza in Serie C.
Perdurando questa situazione di stallo totale, l’epilogo è già scontato, superfluo aggiungere che servirebbe una robusta cura ricostituente per rimettere in carreggiata un gruppo che è stato assemblato senza alcun nesso, in cui i leader latitano e all’interno del quale a difettare è soprattutto la qualità.
Ma Canonico non dispera, in fondo c’è sempre un capro espiatorio sul quale scaricare tutte le responsabilità: l’ultimo in ordine di tempo è il signor Rossi, che si sarà pure pentito amaramente di aver ceduto alle avance del patron, ma che in ogni caso è colpevole di averne assecondato le idee.
Tutt’attorno ora solo macerie, anche i fedelissimi ormai sono allo stremo delle forze, i 983 impavidi che pure col Benevento erano regolarmente al loro posto sono destinati a ridursi ulteriormente lunedì sera, quando Foggia tornerà sugli schermi della Rai per dare di sé una delle immagini più dimesse di sempre. In una delle pagine più buie e tristi di 105 anni di storia rossonera.
Tutta colpa di Delio Rossi, non si sfugge: non lo ha detto, ma lo ha lasciato intendere il patron…
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