Venti giorni, o poco più, hanno rovesciato il mondo e capovolto un pericoloso andazzo che stava diventando tendenza. Donando nuove speranze al Foggia, che con l’avvento in panchina di Enrico Barilari ha cambiato improvvisamente pelle ed è diventato pragmatico e (soprattutto) redditizio.
Se il peggio possa considerarsi davvero alle spalle lo diranno i prossimi 180’ da brividi che proporranno sulla strada di Garofalo e soci prima la Salernitana (sabato prossimo) e poi il Catania alla ripresa subito dopo la sosta natalizia (il 4 gennaio). Sono due test sulla carta chiusi nel pronostico, che non lasciano dormire sonni tranquilli a Barilari. Che sa bene che in questo frangente non è tutto oro ciò che luccica, e che la quota salvezza che ora pare ampiamente alla portata, potrebbe improvvisamente allontanarsi col sopraggiungere del nuovo anno.
Essere riusciti dunque a battere il Monopoli lunedì scorso se da un lato è stato fondamentale per risollevarsi in classifica, dall’altro serve a non affrontare con l’acqua alla gola i prossimi impegni con due delle maggiori indiziate al salto in B. Che ovviamente sperano proprio contro il Foggia di mettere fieno in cascina e di proseguire nella loro corsa verso la promozione. Nel frattempo, però, a salire alla ribalta è il resiliente Foggia del nuovo corso che, dato già quasi per spacciato appena un mese fa, ha sorprendentemente trovato al suo interno la forza per reagire e rialzarsi.
Quanto potranno pesare nell’economia della stagione i due successi su Cosenza e Monopoli ed il pari all’ultimo respiro con il Siracusa lo si capirà solo più avanti, certo è che questo gruppo così tanto bistrattato e ritenuto inadeguato per la categoria, contro ogni previsione sta dando incoraggianti segnali di ripresa, e superando un periodo di oggettiva difficoltà. Durante il quale oltre alle note criticità di natura tecnica ha dovuto anche fronteggiare una situazione ambientale particolarmente complicata, che con il trascorrere delle settimane si è fatta quasi insostenibile. Isolarsi e fare quadrato non deve essere stato per nulla agevole per i rossoneri, soprattutto dopo il traumatico ed inatteso avvicendamento in panchina che si è portato dietro qualche strascico polemico di troppo.
Utile, in tale senso, potrebbe essere risultato il fatto che la squadra sia rimasta refrattaria alle pressioni esterne, lontana dalla città e rinchiusa nel suo quartiere generale di Trinitapoli, dove non ha avvertito le contaminazioni di un ambiente sempre più in rivolta. Sarà anche una coincidenza, ma sta di fatto che da un mese a questa parte è lievitato in rendimento dei singoli, ed anche sul piano tattico il Foggia comincia lentamente ad avere una sua precisa identità.
Nel 4-3-3 al quale si è votato Barilari ora brillano le performance di Perucchini, Buttaro, Rizzo, Garofalo e D’Amico, ma anche Winkelmann è un giocatore rigenerato che pare trasformato dalla cura-Barilari. È da loro che il Foggia si prepara a ripartire nel girone di ritorno, ed è attorno a questi (e al rientrante Petermann) che il club dovrà innestare quei puntelli necessari per migliorare la qualità dell’organico. Servono rinforzi veri, e gli ultimi risultati positivi non devono trarre in inganno e far credere che dal mercato di riparazione ci sia poco o niente da attingere.
Lo stesso Barilari lunedì sera dopo la vittoria sul Monopoli, sull’argomento è stato netto: “Sarebbe un grave errore credere di essere usciti dal tunnel, abbiamo dei limiti e dovremo cercare di colmarli”.
Come a dire, insomma, guai a cullarsi sugli allori, gennaio è alle porte e bisognerà farsi trovare pronti e con le idee chiare su quali obiettivi mettere nel mirino. Intanto dall’interno dello spogliatoio traspare maggiore ottimismo, e le parole di Felice D’Amico (bomber scelto della squadra con 3 centri) devono far riflettere: “L’arrivo del mister ci ha trasferito serenità ed equilibrio”, ha detto l’ex fantasista della Team Altamura, quasi a voler sottolineare che sotto la gestione-Rossi la squadra fosse come bloccata mentalmente ed incapace di esprimere il suo reale potenziale.
Pian piano la verità sull’esonero di Delio Rossi sta cominciando a venire a galla: niente di più facile che sia stata la squadra alla fine a scaricarlo. Tutto, dopo gli ultimi confortanti risultati, porta infatti in quella direzione.
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