Foggia Calcio, a Salerno con Ricchetti nel cuore: domani all’Arechi non sarà una gara come le altre

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Unite nel ricordo di Carlo Ricchetti. Per una volta, una volta sola, domani Salernitana e Foggia metteranno da parte la storica rivalità per commemorare un giocatore, ma prima di tutto un uomo, che nelle due città ha vissuto le tappe più significative della sua carriera.

Carlo non c’è più, è volato in cielo lo scorso 28 ottobre stroncato da una terribile malattia a soli 55 anni. Ma il suo ricordo, le sue sgroppate sulla fascia destra ed i suoi tagli che lo hanno reso celebre, restano vivi nel cuore di due tifoserie che per quel numero 7 hanno palpitato. In tribuna all’Arechi annunciata anche la presenza della famiglia Ricchetti, con la moglie Antonella ed i figli.

Saranno emozioni forti, le due squadre al loro ingresso in campo indosseranno una patch evocativa dedicata a CR7, così come lo avevano soprannominato i tifosi granata, poi nei giorni successivi alla partita, le ventidue maglie saranno messe in vendita tramite CharityStars, la piattaforma dedicata alle aste benefiche. Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Ricchetti ed i suoi due amori: il Foggia e la Salernitana. In Puglia ha avviato la sua parabola ascendente nel calcio, nella città che gli ha dato i natali ha fatto tutta la trafila fino agli esordi prima in C e poi in B (68 presenze e 10 gol in 6 stagioni), prima di chiudere la sua carriera in rossonero nel ‘01 ed intraprendere quella di allenatore. Con la Salernitana invece la definitiva consacrazione nelle sette annate trascorse in Campania e condite da due promozioni e 140 presenze e 24 gol.

Foggia e il Foggia sempre nel cuore, ma Salerno e la Salernitana sono state un fremito che Carlo si è portato dentro per tutta la vita. Da avversario la squadra della sua città Ricchetti l’ha incontrata una volta sola, nel ‘98, un giorno funesto per i colori rossoneri coinciso con l’amara retrocessione in C. Era il 7 giugno, e il Foggia quel pomeriggio all’Arechi si giocava le residue chance di salvezza, che avrebbe potuto alimentare solo con una vittoria.

Di fronte c’era la Salernitana di un vecchio amico, quel Delio Rossi che proprio in granata si stava togliendo le soddisfazioni che il Foggia gli aveva negato. I granata ormai da un mese ormai erano matematicamente in A, si giocava la penultima giornata, sugli spalti c’era il clima festaiolo di una città con la testa nel pallone.

In un’altra situazione ambientale al Foggia l’impresa di tornare a casa col bottino pieno sarebbe pure potuta riuscire. Già, in un altro contesto: ma si dava il caso che quella Salernitana era controllata da un certo Pasquale Casillo, che il Foggia qualche tempo prima se lo era visto sottrarre sotto il naso da Caripuglia e dal Tribunale di Napoli al culmine delle sue disavventure giudiziarie.

Ovvio che l’ex re del grano covasse sottotraccia la vendetta. Leggende metropolitane raccontano che l’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano nella settimana che precedette la sfida col Foggia, radunò squadra e staff tecnico raccomandandosi di non abbassare la guardia proprio contro i rossoneri, e di chiudere in bellezza la stagione.

E così fu: la Salernitana giocò una gara impeccabile sul piano dell’applicazione, dopo 2’ era già avanti con Franceschini, poi Breda su punizione al 14’ la mise in discesa la gara: Ricchetti quel giorno era regolarmente in campo, ma si vedeva lontano un miglio che non avesse alcuna intenzione di infierire contro la sua ex squadra. Caracollava sulla fascia senza mai accelerare, la sua gara durò esattamente 57’, prima che Delio Rossi lo avvicendasse con De Cesare.

Un salernitano per un foggiano in campo: e sarà proprio De Cesare a timbrare il 3-1 che chiuderà il match, dopo che Chianese aveva provato a riaprirla. Il gol di Vukoja all’89’ servirà solo ad indorare la pillola, la Salernitana salutava il pubblico di casa con l’ennesima vittoria in una stagione irripetibile, il Foggia sprofondava invece miseramente in C.

Nel post-gara Ricchetti, al fianco del suo agente Michele Ruggiero vagava come un’ombra fra la sala-stampa e gli spogliatoi. Cercava di incrociare gli sguardi dei suoi colleghi rossoneri e di rincuorarli. In quella tristissima pagina di storia rossonera aveva fatto di tutto per sentirsi estraneo.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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