Mircea Lucescu se n’è andato ad 80 anni. Fatale un infarto dal quale non si era più ripreso. In Italia ha allenato Pisa, Brescia ed Inter. E proprio alla guida delle rondinelle lo lega una delle sconfitte più brucianti della storia del Foggia, uno 0-5 patito allo Zaccheria ancora oggi difficile da digerire.
Lucescu è stato un santone del calcio internazionale, in molti lo considerano l’inventore del match analysis. La faceva già in Romania, ai tempi di Ceausescu, coi mezzi dell'epoca. Si faceva prestare dalla scuola più vicina gli otto studenti migliori e li piazzava ognuno in un settore dello stadio col compito di annotare ogni quarto d’ora le posizioni dei calciatori. Il giorno dopo metteva insieme i foglietti, si faceva un’idea precisa della partita e spiegava alla sua Dinamo Bucarest come aveva giocato. Con la tecnologia poi le cose cambiarono e quando arrivò in Italia a Pisa nel ‘90, prima ancora che punte e terzini, al presidente Anconetani chiese un videoregistratore.
Il Foggia lo incrocia sulla sua strada il 28 ottobre del ‘95 in B sotto la gestione fallimentare di Delio Rossi, che può riassumersi in una sola gara, quella appunto con il Brescia nell'ingloriosa notte dello Zaccheria che segnò una sorta di Caporetto. Solo in un altro precedente i rossoneri subiranno un passivo così pesante in casa, il 24 maggio del '92 in A, ma al cospetto del ciclopico Milan di Sacchi (2-8).
In quella catastrofica annata il gruppo storico dei senatori non ci metterà molto a manifestare il proprio dissenso verso i metodi di un allenatore mai accettato completamente. E Rossi, poco incline a scendere a compromessi, presto si ritroverà a combattere da solo una battaglia persa in partenza: l'ambiente si sfalderà sotto i colpi di una contestazione sempre più feroce che sfocia in marzo nella invasione di campo nella gara casalinga con la Salernitana, ironia della sorte la formazione che aveva svezzato Rossi e grazie alla quale il tecnico romagnolo si era imposto all'attenzione generale.
Per il match col Brescia i tifosi decisero di concedere una tregua alla contestazione, ma la situazione già dopo neanche mezz’ora sarebbe diventata pesante dopo che il Foggia si ritrovò addirittura sotto di tre reti, la prima firmata da Baronio su un intervento maldestro di Brunner che anticipò la doppietta dell’attaccante Neri. A quel punto gran parte del pubblico deluso abbandonò lo stadio, un centinaio di tifosi si accalcheranno ai cancelli della tribuna per manifestare tutto il loro dissenso nei riguardi del presidente Pelosi e del tecnico Rossi. Il ds Pavone, invece, impietrito, resterà seduto in tribuna ad assistere alla goleada che sarà conclusa da Lele Adani ed Emanuele Filippini. Il Foggia terminerà la gara in 9 per le espulsioni di Sciacca e Consagra che si renderanno protagonisti di due brutti falli. All’esterno la situazione comincerà a degenerare per via di una fitta sassaiola e la squadra riuscirà ad abbandonare lo Zaccheria ben oltre la mezzanotte scortata dalla polizia. Arriverà, inevitabile una giornata di squalifica del campo. Quella stagione maledetta sarà poi ripresa per i capelli da Tarcisio Burgnich, capace di condurre il Foggia nel porto della salvezza.
Non andrà meglio a Lucescu che, dopo 24 giornate saluterà: quel Brescia inarrestabile delle prime giornate si perderà per strada, toccherà ad Edy Reja togliere le castagne dal fuoco.
Il tabellino:
10^g. (28 ottobre 1995)
FOGGIA-BRESCIA 0-5
Reti: 13’ Baronio, 16’ Neri, 27’ Neri, 37’ Adani, 75’ E. Filippini;
FOGGIA: Brunner, Anastasi, Grandini, Sciacca, Oshadogan, Bianchini; Bresciani, Tedesco, Baglieri (74’ Giacobbo), F. Consagra, Kolivanov.
BRESCIA: Di Sarno, Mezzanotti, Giunta, Adani, Luzardi, Battistini; A. Filippini, Baronio (62’ Volpi), Neri (69’ Campolonghi), Sabau (55’ E. Filippini), Lerda
Arbitro: Farina di Novi Ligure.
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