Foggia, mai così male ma quanto stanno pesando gli infortuni: ha pesato anche il mancato ritiro pre-campionato

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Come si cambia. In tre mesi l’autolesionismo ad oltranza del Foggia ha fatto tutta la differenza del mondo, ed ora che la stagione è in bilico, sospesa a metà fra la speranza di giocarsi il tutto e per tutto nel playout e l’incubo di piombare in D (sarebbe la prima volta sul campo in 106 anni di storia, ndr), viene spontaneo chiedersi come sia potuto succedere. Il 18 gennaio scorso dopo la vittoria-thrilling sul Giugliano cominciavano sotto traccia a balenare ambizioni playoff, il Foggia si ritrovava a -2 dalla salvezza diretta e a 7 lunghezze dalla decima piazza: la squadra era in crescita, il cambio al vertice del club aveva riacceso l’entusiasmo, si era al lavoro per mettere a disposizione e di Barilari 4-5 rinforzi funzionali, per innalzare il livello qualitativo e mantenere il giusto equilibrio tattico e di spogliatoio.

Poi però il corto circuito, sul mercato si è optato per una mezza rivoluzione al l’atto pratico si è rivelata dannosa. Con le conseguenze che ora si stanno scontando. In una annata tutta da dimenticare, però, c’è stata anche la componente-infortuni che ha giocato un ruolo fondamentale nel percorso dei rossoneri. E che ha pesato in termini di punti che mancano all’appello sulla stagione. Anche domenica prossima a Monopoli il Foggia dovrà rinunciare al croato Eric Biasiol in difesa (out per una distorsione, si spera di recuperarlo per l’ultima di campionato con la Salernitana), così come restano da monitorare le condizioni di Liguori, che ha saltato le due ultime gare e che non è al meglio. Al pari di Cangiano, che a fine stagione dovrà operarsi, e che gioca ad intermittenza.

Salgono così complessivamente ad undici i rossoneri che nel corso della stagione hanno dovuto marcare visita a vario titolo e per diverse gare, privando così l’allenatore di turno (nell’ordine Delio Rossi, Barilari, Cangelosi ed ora Pazienza) di opzioni di cui disporre nelle scelte iniziali. Buttaro, Valietti, Rizzo, Brosco e Biasiol in difesa; Petermann, Castorri ed Oliva a centrocampo, Cangiano, D’Amico e Liguori in attacco: tante, troppe le assenze alle quali si è dovuto far fronte, spesso senza avere valide alternative con le quali ovviare, come accaduto con Davide Petermann, il caso più eclatante, e per il quale inspiegabilmente non si è mai corso ai ripari.

Né dopo il primo stop giunto in avvio di campionato, né poi a gennaio, quando probabilmente bisognava intervenire acquisendo un giocatore con le stesse caratteristiche del play romano. Inevitabile dunque che un organico già di per sé scadente per qualità e consistenza per la categoria, quando a più riprese si è ritrovato a dover fronteggiare stop brevi o prolungati ha pagato l’inadeguatezza di un organico in cui spesso i ricambi non si sono rivelati all’altezza dei titolari.

Pesante la defezione prolungata di Buttaro, che soprattutto nel primissimo scorcio di stagione sotto la gestione-Rossi si era segnalato fra i più continui e positivi; ma anche lo stop di oltre due mesi di Castorri, che si è sovrapposto a quello di Petermann, ha generato evidenti scompensi nel reparto di centrocampo, numericamente insufficiente. E poi l’attacco, il reparto che più di tutti è stato sempre al centro delle critiche per la sua sterilità, e che comunque ha dovuto pagare dazio per le assenze, temporanee o prolungate, di D’Amico e Liguori, ovvero dei due elementi tecnicamente più dotati che avrebbero potuto sicuramente garantire maggiore peso sottorete.

C’è infine una ultima considerazione che non va sottaciuta in una analisi a tutto tondo che tiene conto di tutte le variabili entrate in gioco: il Foggia in estate non ha praticamente svolto ritiro pre-campionato, a Trinitapoli Rossi si è ritrovato con un gruppo che solo a fine mercato ha preso forma. In più molti dei nuovi arrivati erano reduci da un periodo di lunga inattività perché o poco utilizzati o perché scontavano infortuni. E in diversi, dunque, hanno pagato dazio sul piano della tenuta fisica, non di rado andando incontro a ripetuti intoppi di natura fisica.

Questo è stato il prezzo da pagare ad una stagione nata all’insegna della precarietà che strada facendo si è tentato (vanamente) di rimettere in sesto. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E l’incubo della serie D si sta materializzando.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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