Il valzer della panchina: Barilari il 5° della serie, il solo che abbia innalzato il Foggia dalla mediocrità assoluta

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Riuscirà il quinto allenatore di stagione li’ dove puntualmente i suoi colleghi hanno fallito? E’ il tormentone che accompagnerà il ritorno di Enrico Barilari sulla panchina del Foggia nei giorni che dividono dal match con la Salernitana. Ultimo appiglio al quale aggrapparsi per provare ancora ad agguantare un playout che i rossoneri non meritano di centrare. Ma che, almeno per la matematica, resta ancora un obiettivo possibile.

Da ieri Barilari è di nuovo al capezzale del Foggia nel disperato tentativo di centrare domenica prossima quella vittoria che potrebbe spalancare le porte dello spareggio-salvezza. Ma mai condizionale fu più appropriato, perché vincere potrebbe non bastare, se ad esempio il Giugliano dovesse fare altrettanto al Pinto di Caserta. Ironia della sorte, c’è ancora la Casertana a frapporsi sul cammino di Barilari, vale a dire la squadra che lo scorso 8 febbraio ne ha decretato l’esonero. Ed alla quale ora il tecnico spezzino chiederebbe volentieri un “aiutino”. 
A pensarci bene, però, anche i rossoblù campani hanno la necessità di stringere una specie di Santa Alleanza col Foggia: perché riuscissero i rossoneri a piegare la resistenza della Salernitana, e la Casertana a battere il Giugliano, il terzo posto per i falchetti sarebbe cosa fatta. E allora vien da se’ che questi ultimi 90’ di stagione regolare assumano un significato assai particolare. 
A maggior ragione se si considera che il Sorrento non è ancora completamente al sicuro, ed è oltretutto atteso dalla trasferta di Picerno che non promette niente di buono. Nulla, insomma, è ancora compromesso: devono averlo pensato anche Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto, quando lunedì scorso hanno rotto gli indugi e dato il benservito a Michele Pazienza. Il tecnico col quale pensavano di rimettersi in carreggiata, e che in 10 gare e con la miseria di 5 punti all’attivo (ad una media di 0.50 a partita) non è riuscito invece a dettare la svolta. E’ così balenata la soluzione-Barilari, che solo due mesi fa avevano rinnegato rispedendo a casa il tecnico di Levanto dopo il terzo ko di fila. Ancora ignari che quella serie negativa di sconfitte di lì a poco si sarebbe allungata a dismisura, fino a raggiungere quota 10, spingendo di fatto il Foggia sull’orlo del precipizio.
 
Prosegue così il valzer della panchina: salgono a 5 gli allenatori che si sono succeduti in questa annata destinata a passare alla storia come una delle più negative di sempre, e che sta partorendo numeri da incubo: minor numero di punti realizzati (27), minor numero di vittorie (6) e minor numero di gol segnati (27). E poi ancora maggior numero di sconfitte (22) e maggior numero di reti subite (57): con questo trend la D sarebbe già realtà da un pezzo, e il fatto che a 90’ dall’epilogo resti ancora in piedi una flebile speranza è già di per sé un mezzo miracolo. Cifre impietose quelle che hanno punteggiato finora il cammino del Foggia, e alle quali nè un tecnico di provata esperienza come Delio Rossi, nè altri quotati per la categoria come Cangelosi e Pazienza sono stati in grado di invertire. Ci riproverà adesso Barilari a mettere tutti d’accordo, prendendosi magari la sua personale rivincita agli occhi di quanti solo qualche tempo fa ne chiesero troppo frettolosamente la testa. Nel bel mezzo di una annata nata male e che ora rischia di chiudersi ancora peggio. Per colpa di chi?
Le responsabilità dell’annus horribilis da un lato sono da ricercarsi a monte, nell’improvvisazione della precedente gestione che ha finito colpevolmente con l’indirizzare la stagione. E dall’altro a valle nell’attuale proprietà che, pur con tutte le attenuanti del caso, ci ha messo molto del suo per infilarsi in un tunnel che pare sempre più senza via d’uscita. A meno che sul filo del gong Barilari non compia il prodigio nei 90’ che più di tutti fanno paura.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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