Don Uva, Tribunale di Foggia dichiara illegittimo licenziamento dell’OSS De Santis e condanna Universo Salute

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A distanza di oltre tre anni da quel gennaio 2023, l’udienza preliminare a carico di 27 persone imputate a vario titolo nell’ambito della vicenda dei presunti maltrattamenti e violenze su pazienti psichiatrici in cura presso la struttura del Don Uva di Foggia, che si terrà il prossimo aprile dopo il rinvio della stessa – svolta il 15 gennaio scorso – a causa di una serie di difetti di notifica che hanno interessato i diversi imputati, acquisisce una svolta, per alcuni decisiva, dalla parallela causa di lavoro intentata da un operatore sociosanitario, sospeso dal servizio all’epoca dei fatti e poi licenziato a seguito di procedimento disciplinare e conclusosi con il licenziamento per giusta causa, contro la società gestore della struttura. “Il Tribunale di Foggia – Sezione Lavoro, nella persona della giudice Lilia Ricucci, all’esito dell’udienza del 20 gennaio scorso, ha pronunciato la seguente sentenza nella causa di lavoro tra Vittorino De Santis, con il patrocinio degli avvocati Mario e Giuseppe Tredanari e Universo Salute S.R.L.”, recita la sentenza. “Il giudice rimettente, pur svolgendo considerazioni di carattere più generale, focalizza le proprie censure in riferimento al caso specifico, oggetto del giudizio principale: quello di un licenziamento disciplinare fondato su un fatto contestato per il quale la contrattazione collettiva prevede una sanzione solo conservativa”, si legge. Pertanto, “dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna l’Universo Salute s.r.l. al pagamento, in favore del ricorrente, di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a dodici mensilità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria come per legge; condanna la parte resistente al pagamento delle spese di lite in favore della parte ricorrente, liquidate nella misura di €5.388 oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15% dei compensi, Iva e Cpa come per legge e €259 per spese di contributo unificato”. “Per noi è stata una grande vittoria, soprattutto a livello di impostazione giuridica e con le conseguenze che potrà avere – ha dichiarato a l’Attacco l’avvocato Mario Tredanari –. L’azione civile serviva soprattutto come braccio di forza per dimostrare che anche a livello penale, per quanto ci sia qualcosa, non è come riportato sui giornali. Per cui ritenevo, in linea di principio, portare avanti anche la battaglia civile del reintegro o del risarcimento danni. Perché poi avrebbe potuto influire su quella penale. Tant’è vero che è l’unico procedimento di lavoro che è arrivato a sentenza e che segna uno spaccato davvero importante”, ha continuato. “Ho pregato il giudice, e in questo la dottoressa è stata attentissima e scrupolosissima, di vedere tutti i filmati. Evidentemente, da un’attenta visione di questi ha ritenuto che la sentenza emessa fosse la decisione più corretta”.

Il legale dell’OSS De Santis ha poi sottolineato le condizioni di lavoro in cui operavano il suo assistito e gli altri operatori incastrati nell’operazione “New Life”. “Non si possono gestire 25 pazienti psichiatrici con un solo oss”, ha ribadito Tredanari. Intanto, subito dopo l’emanazione della sentenza, Vittorino De Santis è stato assunto dal Consorzio Opus di Foggia, dove opera nella mansione di operatore sociosanitario. Carlo Rubino, presidente del consorzio, ci ha tenuto a ribadire la sua fiducia nei confronti del neoassunto. Per i diretti interessati, la sentenza avrà effetti anche sul processo penale, perché sarebbero state evidenziate le pessime condizioni di lavoro in cui gli operatori e le operatrici a cui sono stati contestati, tra gli altri, i reati di maltrattamenti, sequestro di persona e violenze sessuali, gravitassero. Inoltre, c’è da precisare come sia l’unica causa di lavoro che si sia conclusa con una sentenza. In un primo momento, circa 1/3 degli operatori licenziati fecero causa alla società Universo Salute, ma il Tribunale di Foggia, per mezzo di un giudice diverso, rigettò la causa. In seguito, chi proseguì la sua battaglia civile anche dinanzi alla Corte d’Appello di Bari, alla fine accettò la conciliazione della controversia. Per la rinuncia dell’appello, Universo Salute corrispose ai lavoratori €5.000. Fonti vicine al giornale non fanno altro che parlare di complotto architettato dalla società che gestisce la struttura, che ha deliberatamente portato gli operatori ad una condizione di stress psicofisico. Le ingiurie rivolte nei confronti dei pazienti, per quanto ingiustificabili, sarebbero attribuibili solo ad alcuni soggetti e non alla totalità degli indagati. Inoltre, dal 2016, a seguito di depenalizzazione, l’ingiuria non è più reato, ma solo illecito civile. Pare, per giunta, stando alle testimonianze di fonti interne, che i microfoni ambientali fossero stati posizionati ovunque nel reparto, eccetto che nella stanza del caposala. E anche sull’altro reato contestato, quello del sequestro di persona, sembrerebbe non sussistere da quello che viene riferito. Si ribadiscono, inoltre, le condizioni di lavoro degli operatori sociosanitari, costretti ad espletare le proprie funzioni in uno o due all’interno di un reparto che conta oltre 20 pazienti psichiatrici. Infatti, durante il primo interrogatorio, i lavoratori affermarono come lavorassero in uno stato ansioso depressivo e senza il supporto dell’azienda. Infine, c’è stato segnalato che, durante gli ultimi mesi antecedenti all’arresto, non venisse più distribuito il medicinale Largactil, un antipsicotico regolarmente prescritto in terapia che riusciva a tenere i pazienti in uno stato di tranquillità, complicando la situazione.

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