Il Tribunale di Foggia - Sezione penale, Giudice monocratico dottoressa Elena Paci ha condannato ad un anno, due mesi e quindici giorni di reclusione, al risarcimento di tutti i danni subìti dalla parte civile, al pagamento delle spese processuali, una donna di San Severo per aver utilizzato indebitamente una carta bancomat smarrita con modalità ‘contactless’ e senza utilizzo del pin, sottraendo quasi tremila euro in pochi giorni dal conto bancario di un ignaro pensionato. I fatti, commessi in Foggia, risalgono al marzo 2021.
Il Giudice monocratico del Tribunale di Foggia – Sezione penale, dottoressa Elena Paci, ha condannato C. S., di anni 20 all’epoca dei fatti, per avere, in pochi giorni, fatto un uso indebito e reiterato (quasi compulsivo) di un bancomat, smarrito davanti a una banca, a Foggia, presso numerosi esercizi commerciali. Dopo il blocco alla banca e la denuncia-querela da parte del malcapitato pensionato che si accorgeva delle particolari (e innumerevoli) sottrazioni di denaro dal suo conto bancario, scattavano attente e tempestive investigazioni a cura dei Carabinieri, segnatamente del maresciallo dell’Arma Rocco Mangialardi, in funzione di ufficiale di polizia giudiziaria, attualmente di stanza a Barletta.
Il sottufficiale acquisiva, prima, gli estratti conto bancari con i prelievi in determinati esercizi commerciali e in determinati giorni, dopo, vari video con le immagini della videosorveglianza ‘privata’ degli esercizi ‘visitati’, raffrontandoli.
A seguito di un esame attento dei sistemi di videosorveglianza, il sottufficiale dei Carabinieri estrapolava e focalizzava svariate immagini. Così si rendeva conto di ‘operazioni’ cui partecipavano ben quattro persone che si passavano il bancomat.
In particolare constatava che C. S. usciva da un B&B nel centro della città ed entrava in una profumeria, donna giovane con una bambina piccola. Grazie a riscontri incrociati individuava la donna e il compagno L. P. S., entrambi già sottoposti ad un controllo di polizia. Così accertava l’utilizzo del bancomat “visibilissimo” mentre veniva consegnato al commerciante e poggiato accanto al pos.
Dagli indizi consistenti, convergenti, concordanti si è giunti alla prova piena (attraverso l’imputazione della Procura della Repubblica p.m. Francesca Valerio, le investigazioni della Polizia giudiziaria, l’istruttoria dibattimentale con le deposizioni testimoniali) consentendo al Giudicante di sostanziare il suo convincimento su questa vicenda processuale.
Con una nota conoscitiva diffusa alla stampa e ai mass media, il legale Saverio di Jorio, difensore e procuratore della parte civile costituita, ha evidenziato che “questa particolare vicenda c’insegna la sinergia concreta realizzata attraverso il ruolo centrale dei sistemi di videosorveglianza ‘privata’ e l’accuratezza delle investigazioni effettuate. Punti-chiave ineludibili per la sicurezza pubblica e privata. Specie per prevenire e/o reprimere reati ben più gravi e di allarme sociale”.
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