Ispezione della Guardia Costiera, trovate 800 tonnellate di rifiuti speciali. Erano stoccati senza autorizzazioni

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Nel quadro di un’operazione ambientale che è stata coordinata dal 6° Centro Controllo Ambiente Marino della Direzione Marittima di Bari, i militari della Guardia Costiera di Manfredonia hanno condotto un’ispezione presso un’impresa di recupero rifiuti speciali non pericolosi - di tipo ferroso - situata in un’area facente capo al comune di Monte Sant’Angelo, nella zona ex Enichem.

Secondo alcune fonti, si tratterebbe della South Metal Corporation, che è un’azienda che si occupa appunto del trattamento e del recupero di materiali non pericolosi a matrice prevalentemente metallica, da reimmettere nelle filiere produttive dell’industria automobilista, elettrica e elettronica. 

L’istanza per il suo insediamento fu presentata nel 2021 dall’allora 80enne ex giudice tributario Francesco Paolo Pacillo, e ci vollero diciotto mesi per incassare tutti i dovuti placet, con 51 prescrizioni imposte. Arrivarono gli assensi, infatti, del Comune di Monte Sant’Angelo - nel cui territorio ricade l’ubicazione dell’impianto -, dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dell’Arpa Foggia (che concesse pareri favorevoli con prescrizioni). Il parere preventivo – anch’esso favorevole - del Consorzio ASI Foggia risale invece a gennaio 2022. Il Comitato Tecnico Provinciale e a Soprintendenza sollevarono alcuni dubbi sulle specifiche tecniche, comunque con l’intervento risolutivo della Regione Puglia rientrò tutto.

L’azione della Guardia Costiera guidata dal comandante e capitano di fregata Marco Pepe ha portato alla scoperta di una cospicua area che veniva utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti senza che risultassero le necessarie autorizzazioni. Durante l’ispezione, infatti, sono state riscontrate criticità significative relative allo stato delle griglie di scolo presenti lungo le aree di stoccaggio dei rifiuti. Queste griglie che sono fondamentali per convogliare gli eventuali colaticci in apposite vasche di raccolta, sono state invece trovate completamente ostruite. Una situazione che comprometteva la capacità di gestione degli stessi.

“Non è la prima volta che si scoprono fenomeni di degrado e di stoccaggio abusivo di rifiuti nell’area dell’ex Enichem – il commento di Franco Salcuni, presidente del Circolo Legambiente Festambientesud di Monte Sant'Angelo –. Fortunatamente gli organismi inquirenti fanno il loro lavoro e li ringraziamo. Ma l’idea che ne emerge è di un pezzo di territorio lasciato a se stessa senza regole”. “È evidente che chi vi opera crede di poter fare quello che vuole anche in violazione delle leggi. Sollecitiamo pertanto maggiore presenza e controllo da parte di tutte le istituzioni su un’area industriale che non può ridursi a terra di nessuno, all’interno della quale dilagano abusivismo e spontaneismo in barba alle regole e al buon senso”. “Un’area produttiva deve essere trattata come qualsiasi area pubblica, offerta alla trasparenza e alla vigilanza più totale. Non può essere una zona franca dove tutto è possibile”.

Le condotte di reato ipotizzate sono quelle previste dall’art. 256 del D.Lgs 152/2006, “Testo Unico Ambientale”, che riguardano la gestione illecita di rifiuti e l’inosservanza delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni. Su conforme avviso dell’autorità giudiziaria, i militari hanno proceduto al sequestro preventivo d’urgenza dell’intera area, che copre una superficie di circa 2.400 mq e contiene circa 800 tonnellate di rifiuti ferrosi. Un atto che è stato disposto per evitare che la gestione illecita dei rifiuti continuasse, aggravando le conseguenze ambientali o facilitando ulteriori reati.

Il sequestro è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria, che ha ipotizzato il reato di discarica abusiva ai sensi dell’art. 256, comma 3, del Testo Unico Ambientale. Questo reato prevede per i responsabili la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e un’ammenda pecuniaria che può andare da 2.600 fino a 26.000 euro, oltre alla possibile confisca dell’area. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, e l’eventuale colpevolezza sarà accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti. L’operazione che è stata svolta sul finire della scorsa settimana si inserisce in un contesto normativo in evoluzione. 

Dal 2025, infatti, è entrato in vigore il nuovo sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti, noto come Rentri (Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti), che introduce nuovi modelli di registro e formulari digitali per migliorare la gestione e il monitoraggio dei rifiuti. Questo sistema, gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, prevede l’iscrizione obbligatoria per diverse categorie di imprese e enti a partire dal 13 febbraio scorso. 

“La tutela dell’ambiente marino e costiero rappresenta uno degli obiettivi prioritari della Guardia Costiera, che lavora incessantemente per garantire la salvaguardia delle risorse naturali e la valorizzazione delle aree costiere. Questa operazione dimostra l’impegno costante delle forze dell’ordine nel contrastare la gestione illegale dei rifiuti, un problema che minaccia non solo l’ambiente ma anche la salute pubblica e l’economia locale”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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