Nei giorni scorsi il SAPPE sindacato autonomo polizia penitenziaria, denunciò il fatto di come le carceri pugliesi, e non solo, sarebbero diventate piazze di spaccio di droga e telefonini. “In quell’occasione scrivemmo come la violenza e la prepotenza dei detenuti del carcere di Foggia arrivò persino a colpire alcuni poliziotti che dopo aver intercettato un drone che si avvicinava ad una stanza del reparto giudiziario, si precipitarono per perquisire la stanza, ma furono accolti con pugni e calci”.
“La risposta a tali atti di inaudita violenza determinata anche dall’impunità che l’amministrazione penitenziaria centrale concede a questi prepotenti - continua Federico Pilagatti, segretario nazionale SAPPE - è arrivata la notte del 5 marzo u.s. in cui circa un centinaio di poliziotti provenienti da tutte le altre carceri pugliesi, con il supporto del nucleo cinofilo e del NIR (nucleo investigativo regionale) coadiuvati da dirigenti del provveditorato regionale di Bari e dalla Direzione del carcere di Foggia, hanno eseguito una perquisizione a tappeto in alcuni reparti detentivi che hanno portato alla scoperta di 14 telefonini, cavetti, caricabatterie, sim e circa una cinquantina di grammi di sostanza stupefacente”.
“Si deve far notare che questa operazione fa seguito ad altri importanti sequestri di materiale proibito effettuati dall’inizio dell’anno, per cui sarebbero stati rinvenuti oltre 200 apparecchi telefonici, nonchè ingenti dosi di stupefacenti”.
Il SAPPE “deve anche rilevare il cambio di passo che si è avuto negli ultimi mesi presso il carcere di Foggia ove l’arrivo del nuovo comandante di reparto ha dato impulso alle attività investigative interne che sono state possibili anche grazie al coraggio ed alla professionalità dei poliziotti penitenziari, che in attesa dei rinforzi promessi dal DAP stanno cercando in tutti i modi di tenere a galla una barca che fa acqua da tutte le parti, a causa della forte carenza di organico nonché del sovraffollamento di detenuti che ormai è tra i più alti a livello nazionale”.
“Quanto accaduto dimostra che lo Stato può vincere e controllare in maniera adeguata le nostre carceri al fine di garantire alla stragrande maggioranza di detenuti di poter percorrere la strada del rientro in società attraverso un reinserimento concreto, e nel contempo isolare tutti quei detenuti violenti e prepotenti responsabili di eventi critici che mettono in pericolo non solo la sicurezza degli altri detenuti, dei poliziotti e delle carceri, ma anche dei territori”.
Il SAPPE “è fiducioso poiché da questo governo (grazie in particolare all’attivismo del sottosegretario Del Mastro) sembrano arrivare quegli spiragli di luce che fino ad oggi sono mancati a partire dall’assunzione di personale di polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali che in questi due anni è stata frenetica (dopo anni ed anni di completo abbandono) anche se si rincorre il turn over, come pure l’istituzione di alcuni presidi quali i gruppi di intervento rapido (gio) che, possono intervenire per far fronte alle emergenze nel completo rispetto delle leggi”.
“Come denunciato in precedenza dobbiamo impedire che i droni continuino a trasportare incessantemente materiale proibito (droga e telefonini), nonché togliere ai boss dell’alta sicurezza la possibilità di gestire i loro affari dal carcere grazie a quei telefonini; tutto ciò si può fare subito e senza grosse risorse, mettendo delle reti sia davanti alle finestre delle stanze ove sono ristretti e detenuti, sia sulle aree all’aperto ove sostano gli stessi durante l’ora d’aria, in attesa delle apparecchiature elettroniche per bloccare sia il volo dei droni che le telefonate”.
Il SAPPE “si augura che le carceri ritornino ad essere trasparenti al fine di consentire a chi ai sensi della l’articolo 27 della costituzione vuole riconquistare il suo posto nella società, ma nel contempo reprimano la violenza e la prepotenza di tanti detenuti che in questi anni grazie a provvedimenti “assurdi” emanati da una certa politica sono di fatto diventati padroni delle carceri”.
“Come diceva Voltaire la civiltà di una nazione si vede anche dallo stato delle carceri, e noi riteniamo i nostri penitenziari checchè ne dicano i “professionisti del carcere” possano diventare un esempio per tutte le democrazie, poiché le leggi e la professionalità degli operatori non hanno eguali”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).