Un energico grido di protesta contro la violenza di genere di un comitato studentesco del liceo artistico Perugini ha animato piazza Umberto Giordano a Foggia nella giornata di ieri. L'obiettivo: denunciare i femminicidi e il sistema patriarcale che li rende possibili.
Attraverso vari interventi, i giovani hanno evidenziato l'urgenza di un'educazione sessuo-affettiva a tutti i livelli e hanno criticato la normalizzazione della violenza sulle donne. Ad aprire la manifestazione è stata Miryam Pellegrino, una delle studentesse promotrici, che ha esposto con lucidità le motivazioni alla base della protesta: "Chiediamo educazione sessuo-affettiva a partire dalla tenera età, ma questo non esclude che la vogliamo anche per le generazioni passate”. Le sue parole hanno subito messo in luce come la radice del problema affondi in una cultura che necessita di essere scardinata fin dalle fondamenta.
A seguire, Samuele Delli Carri ha ribadito con veemenza l'urgenza di un'azione collettiva: "Oggi vogliamo dare uno scossone culturale e far riflettere la città su questa emergenza. Agiamo, o saremo condannati a morte nel nostro quieto vivere”. Questo appello ha fatto eco nel cuore della piazza, sottolineando come l'indifferenza di fronte alla violenza di genere non sia più un'opzione. Anche Carlotta Russo, con una lettera, ha espresso l'angoscia di una madre che aspetta un figlio e teme il destino della propria figlia di fronte al mondo ostile pieno di rischi, di violenza e di negazione della propria libertà. La manifestazione si è conclusa con un chiaro messaggio: l'indifferenza non è più accettabile, e solo un impegno comune può abbattere la cultura che alimenta la violenza di genere. L'eco di questa giornata di mobilitazione a Foggia è un chiaro segnale che le nuove generazioni non intendono rimanere indifferenti di fronte alla violenza di genere.
di Mattea Dragano
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