Dalla rinuncia di Lesina a 1,9 mln alle rassicurazioni Pd a Incoronata: la paura della politica sui migranti

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Si allarga sempre di più, in Capitanata, il pessimismo rispetto alla possibilità di cancellare l’immane vergogna dei ghetti grazie ai fondi del PNRR. Quella che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione unica ed imperdibile, con cui dare una vita dignitosa alle migliaia di migranti che oggi vivono come schiavi, si sta trasformando in una storia di inerzie, ritardi e paura della classe politica nostrana nei confronti di chi, nelle comunità, non comprende come la chiave di volta sia l’integrazione e non la realizzazione di nuovi ghetti. E’ emblematica la vicenda di Lesina, dove il sindaco ex leghista Primiano Di Mauro ha rinunciato a 1,9 milioni di euro. “Con mia nota al commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi, mettiamo fine alla questione dell’ex ostello di Lesina e del suo possibile utilizzo per l’accoglienza temporanea di lavoratori immigrati impegnati in agricoltura”, ha annunciato il primo cittadino. “La vicenda nacque con la concessione di un contributo di circa 1.900.000 euro a favore del Comune di Lesina che propose l’acquisto d’immobili dismessi da ristrutturare e destinare all’accoglienza temporanea di 20 lavoratori immigrati. Questa scelta ne avrebbe consentito l’ospitalità diffusa in tre o quattro immobili, dislocati nell’abitato di Lesina, così come le tante altre abitazioni regolarmente locate ad immigrati regolari.  A dicembre 2024, – in piena gestione commissariale – considerati i tempi ristrettissimi per indicare un immobile che fosse già di proprietà comunale (per ospitare 30 immigrati) a pena di decadenza del finanziamento - l’ex ostello fu indicato come immobile da destinare al progetto nazionale per il superamento degli insediamenti abusivi nei campi. Un progetto finanziato dal PNRR, che avrebbe previsto la ristrutturazione e la riconversione di immobili pubblici per garantire condizioni di accoglienza dignitose e legali ai braccianti.  Quella scelta, però, fu assunta in assenza di un vero confronto con la comunità locale e con chi, di lì a poco, si sarebbe candidato per guidare la città. Nessuna delle forze politiche in campo ha mai condiviso quella decisione. Ma soprattutto, da allora, nulla è stato fatto perché mancavano – e mancano tuttora – le condizioni minime per agire: nessun anticipo di fondi, nessuna possibilità per il Comune di avviare acquisti o lavori senza copertura finanziaria, nessun altro immobile pubblico utilizzabile in alternativa. Non siamo davanti a un caso di rifiuto o di chiusura ideologica. Siamo davanti a una scelta imposta in fretta e senza gli strumenti per realizzarla davvero”, ha concluso Di Mauro. “E oggi, di fronte a tempi troppo stretti e a una comunità che ha espresso con forza la propria contrarietà, abbiamo deciso di rinunciare formalmente al finanziamento. Lo abbiamo fatto con rispetto per la legge e con rispetto per la nostra gente. Non vi erano le condizioni temporali. Lesina non è un paese che si tira indietro di fronte ai problemi, ma pretende che le soluzioni siano serie, sostenibili e condivise”. L’Attacco ha provato invano a contattare Di Mauro per ulteriori chiarimenti su tale decisione. “L’ostello come casa anziani, o per i nostri giovani”, è il tenore dei commenti di vari cittadini lesinesi in risposta all’annuncio social del sindaco, a dimostrazione dell’aria in città.

“Sarà mia cura accedere agli atti istruttori che hanno legittimato la comunicazione di rinuncia del finanziamento ed in quel momento la mia riflessione sarà più completa”, dice l’eletto di opposizione Antonio Trombetta, piddino, ex sindaco e sfidante di Di Mauro alle ultime comunali. “Per il momento mi limito a prendere atto di alcune cose. La rinuncia non è dettata da scelte ideologiche, quindi tutti quelli che, da destra, si accaniscono contro gli immigrati si mettano l’anima in pace perché il sindaco sarebbe stato ben contento di accoglierli anche nell’ostello. Si rinuncia al finanziamento perché dall’ottenimento del finanziamento nel 2022 da lui e dal commissario nulla è stato fatto. Il sindaco di autogiudica e si assolve dicendo che la cittadinanza non è stata coinvolta nella scelta (sia dal commissario che dalla precedente amministrazione Di Mauro) di realizzare il progetto. Le forze politiche hanno espresso la loro contrarietà all’intervento. Talmente è stata forte la contrarietà che il tema non è stato minimamente trattato in campagna elettorale, tranne che da noi che abbiamo posto il tema dell’ospitalità e delle politiche di integrazione tra quelli più importanti su cui lavorare. Di Mauro comunica poi la sua decisione di archiviare la questione. Così per lui non cambia nulla e non cambia nulla neanche per i 30 immigrati che risiedono in condizioni disumane in località Cornone. Tutto questo nonostante la disponibilità di 1.900.000 euro che se ne va beatamente in fumo. A nome personale espressi la mia netta contrarietà ad un cambio di destinazione d’uso per l’ostello rendendo pubbliche le motivazioni. Presi questa posizione premettendo che non ero contrario all’intervento di ospitalità, anzi. Seguii la questione cercando di determinare condizioni di compromesso e presi atto dell’affermazione contenuta nell’atto di indirizzo alla progettazione che a pagina 14 riporta: “La struttura potrà, inoltre, conservare la sua funzione di ostello, nei periodi in cui non abitati da lavoratori impiegati in agricoltura, per ospitare visitatori e operatori che raggiungono il Comune lacustre”. Sostanzialmente veniva proposta una soluzione gestionale di natura alberghiera che prendeva atto delle questioni da me poste e se ne faceva carico”, conclude il piddino Trombetta.

Mentre a Foggia, venerdì scorso, il consigliere comunale Pd Italo Pontone, come presidente della commissione consiliare sulla qualità della vita, ha preso parte ad una assemblea promossa dal comitato di quartiere di Borgo Incoronata. L’incontro è stato convocato per discutere le preoccupazioni legate ad un presunto insediamento di un campo migranti sul territorio. “Pontone ha chiarito che non è previsto alcun ghetto né insediamento forzato nella zona” e “ha rassicurato gli abitanti di Borgo Incoronata, ribadendo il proprio impegno per un confronto trasparente e per soluzioni rispettose della dignità di tutti”, ha fatto sapere il partito. In verità il progetto di integrazione dei migranti nelle varie borgate (spopolate) di Foggia era già saltato con la rimodulazione, ma quanto detto a Incoronata dal piddino riflette, anche dal centrosinistra, il medesimo timore di Di Mauro verso la comunità.

“Lo ripeto da tempo: che il Governo abbia prima rallentato e poi paralizzato l'attuazione del PNRR è un dato di fatto”, afferma a l’Attacco il consigliere comunale M5S di Foggia Francesco Strippoli, attivista dell’associazione anticaporalato NoCap, grazie alla quale nei giorni scorsi 30 migranti stagionali residenti nell’inferno della Pista di Borgo Mezzanone sono diventati lavoratori con regolare contratto. “Ma questo stallo è diventato, purtroppo, un alibi perfetto per molte realtà locali. Il caso di Lesina lo dimostra con chiarezza: alcuni Comuni non aspettavano altro per bloccare progetti scomodi. Meglio perdere i finanziamenti piuttosto che assumersi la responsabilità di fare vera accoglienza e integrazione. Foggia ai tempi dei commissari decise appunto di non partecipare e non rispondere proprio alle email del Ministero e non ottenne alcun finanziamento, come scoprimmo con uno scoop su l'Attacco. Gli altri Comuni hanno invece partecipato e, insieme a questo nuovo orientamento governativo e deboli rispetto alle proteste di certa parte della popolazione, stanno facendo scivolare tutto con inerzia ed insipienza. Quei fondi saranno persi. I ghetti resteranno per sempre, anzi si espanderanno”, conclude Strippoli con amarezza. “Quanto a Pontone, nell’ultimo PAL non era previsto già più nulla a Borgo Incoronata, quindi le preoccupazioni dei residenti sono infondate”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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