La mafia cambia volto, ma non arretra. E proprio per questo non possiamo permetterci di arretrare neppure noi”. Con queste parole il colonnello Giuseppe Giulio Leo, Capo Centro della Direzione Investigativa Antimafia di Bari, ha aperto ieri la presentazione del Calendario istituzionale 2026 della DIA, presso il Centro Operativo barese. Un appuntamento che, come ogni anno, è diventato occasione per tracciare un bilancio sull’attività investigativa e per ribadire il valore culturale e civile della lotta alla mafia. Il calendario 2026 è dedicato al volto femminile dell’antimafia, un tributo alle donne che, rompendo con il passato, scegliendo la giustizia o denunciando la cultura mafiosa, rappresentano oggi una delle colonne più solide della resistenza alla criminalità. “La criminalità organizzata ha mutato pelle”, ha spiegato il colonnello Leo, “diventando più silente, più sofisticata, sempre più capace di infiltrarsi nell’economia legale. Per questo l’azione investigativa non può rallentare: deve evolversi, osservare, leggere segnali che spesso non sono immediatamente visibili”. A confermare questa visione, accanto a Leo, i responsabili delle Sezioni Operative DIA: il tenente colonnello Paolo Iannucci (Foggia) e il tenente colonnello Domenico Mallia (Lecce). Tra le autorità anche Michelina Di Carlo, vicequestore aggiunta della Questura di Foggia, e Alessandra Prete, vicequestore della Questura di Lecce, figure che quotidianamente affrontano sul campo le trasformazioni delle mafie territoriali. “Il contributo delle strutture investigative delle questure è parte essenziale della rete di contrasto”, ha osservato Leo, “perché la criminalità si insinua dove c’è economia, dove c’è turismo, dove si muove denaro. E solo la cooperazione istituzionale permette di anticiparne le mosse”. Spazio importante nel corso dell’evento è stato dedicato al ruolo del giornalismo d’inchiesta, tema centrale dell’edizione 2026 del calendario. Tra gli ospiti, infatti, la professoressa e giornalista salentina Marilù Mastrogiovanni, da anni sotto protezione dello Stato a causa delle molteplici intimidazioni ricevute per le sue inchieste su mafia, ecomafia e corruzione. “Marilù è una voce preziosa per questo territorio”, ha detto Leo. “Il suo lavoro illumina ciò che i clan tentano di occultare, offrendo nuove chiavi di lettura ai cittadini e alle istituzioni”.
Mastrogiovanni, fondatrice del periodico investigativo multimediale Il Tacco d’Italia, ha sottolineato il valore democratico della sua professione: “L’inserimento del giornalismo d’inchiesta nel calendario nazionale della DIA è un riconoscimento importante. Significa ribadire che il giornalismo è un presidio di democrazia, oggi più che mai minacciato da spyware, attacchi alla privacy e tentativi di indebolire la tutela delle fonti. Le fonti riservate sono protette dalla Commissione Europea perché rappresentano un bene prezioso non solo per i giornalisti, ma per l’intera società”. La giornalista ha insistito sulla necessità di una collaborazione sincera tra media e istituzioni: “Il nostro lavoro e quello degli inquirenti sono diversi ma complementari: entrambi cercano di interpretare la realtà e restituirla ai cittadini. Le nuove generazioni lo hanno capito bene: ricevo segnali forti da studenti che vogliono farsi carico dell’impegno sociale del giornalismo”. Mastrogiovanni ha interpretato poi il tema del calendario con una sfumatura personale: “È stato definito il volto femminile dell’antimafia, ma io preferisco dire il volto femminista dell’antimafia. Perché quando le donne non riescono a raggiungere le posizioni apicali, la democrazia perde. Ma quando possono esprimere pienamente il loro potenziale, come dice l’articolo 3 della Costituzione, allora tutta la società si arricchisce”. Leo ha presentato anche un bilancio delle attività della DIA nel 2025: oltre 30 milioni di euro di beni confiscati definitivamente in tutta la regione, una cifra che conferma la fortissima pressione dello Stato sui patrimoni mafiosi, fulcro finanziario delle organizzazioni criminali. “Qualche preoccupa zione resta sulla provincia di Foggia – afferma – ma il nostro impegno è costante”. Sul fronte del PNRR, Leo rassicura: “Non c’è un’emergenza. I controlli sono accurati e lo Stato vigila sul corretto utilizzo delle risorse”. A destare attenzione è anche la crescita del ruolo della criminalità albanese. “Oggi”, ha spiegato, “riesce a interagire direttamente con i grandi cartelli sudamericani, diventando fornitore dei clan autoctoni. È un fenomeno che monitoriamo con grande attenzione”. Il messaggio che resta è chiaro: l’antimafia è un lavoro corale, fatto da investigatori, istituzioni, donne che spezzano le catene della cultura mafiosa e giornalisti che raccontano ciò che la mafia tenta di nascondere. Un impegno che, come sottolineato all’inizio, non può permettersi passi indietro. Leo ha ricordato che la vera forza dell’antimafia sta nella continuità: nella capacità di adattarsi, formare nuove competenze, coinvolgere scuole, università e cittadini. “La criminalità evolve costantemente”, ha concluso, “ma anche la società civile cresce, si attrezza, impara a riconoscere i segnali. Ed è da qui che passa la nostra resistenza quotidiana”.
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