Una data spartiacque, che ha acceso i riflettori della Squadra Stato e di tutta Italia sulla Quarta mafia che insanguina la Capitanata coi suoi numerosi clan. Quel giorno, nel quadruplo omicidio di San Marco in Lamis (ma in realtà avvenuto in agro di Apricena) furono uccisi il boss sipontino Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma e gli innocenti fratelli agricoltori Luciani.
Oggi, al termine della lunghissima e ultima udienza è stata letta la sentenza che ha chiuso il processo di primo grado a carico del quarantenne manfredoniano Giovanni Caterino, accusato di essere il basista dell'eccidio. Davanti alla Corte d'assise del Tribunale di Foggia, presieduta dal presidente Antonio Civita, la prima a parlare è stata la pm della DDA di Bari Luciana Silvestris, che dopo una approfondita requisitoria ha chiesto l'ergastolo per Caterino, ritenuto legato al clan dei Montanari, i Libergolis-Miucci, da tempo in guerra coi Romito-Ricucci-Lombardi-La Torre di Manfredonia. Una ricostruzione che per il legale di Caterino, l'avvocato Giulio Treggiari, non è mai stata provata nei confronti del suo assistito incensurato.
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