Il 17 gennaio del 1773 in via Arpi nasceva Antonio Silvestri, colui che nella sua Foggia ha compiuto opere di carità in modo eroico dedicandosi, anima e corpo, verso tutti coloro che vivevano ai bordi dell'opulenza.
“Un sacerdote – viene ricordato – vissuto per glorificare il Signore, lodato e acclamato ‘subito santo’ dopo una vita sacrificata tutta per gli altri. E Foggia non lo ha dimenticato, ha riconosciuto in lui il sacerdote che ha praticato in modo assai intenso le virtù riconosciute dalla Chiesa”.
“I frutti di una vita fatta di privazioni hanno toccato l'animo della popolazione foggiana che ha gridato alla sua santa morte ‘subito santo’. La chiesa di Foggia, sentita la fede del popolo, si è predisposta a dare il via al processo di Beatificazione”.
“Mons. Gabriele Teti, postulatore per la causa di beatificazione del sevo di Dio sacerdote Antonio Silvestri-figlio di Foggia-figlio della chiesa-eroe della carità ha avuto assicurazione dall'arcivescovo Vincenzo Pelvi che presto gli sarà consegnata l'autorizzazione all'avvio del processo di beatificazione”.
“Sono passati 184 anni da quando il pio sacerdote, dopo un continuo consumarsi per gli altri, per i poveri, per le vecchiette abbandonate a un triste destino, alle fanciulle messe in sicurezza dalle lusinghe della vita ha dato conforto e certezza a donne abbandonate nel peccato, ha dato da mangiare agli affamati, ha trasformato i carcerati in veri padri di famiglia”.
“Ha costruito il suo Conservatorio del Buon Consiglio dove ha preservato, dalle false attrattive della vita terrena, numerose fanciulle votate alla vita monastica. L'eroe della carità proclamata da tutta la popolazione del suo tempo che lo ha ammirato in tutte le sue straordinarie opere di carità”.
“Sacerdote dall'abito dimesso, dagli scarponi chiodati, otteneva tutto ciò che gli occorreva per i suoi sventurati figli, da illustri personaggi, dalle famiglie benestanti, da negozianti, era il ben venuto in ogni casa di famiglie nelle quali si piangeva ed egli li consolava con il conforto e con l'aiuto di provviste”.
“L'umile sacerdote otteneva tutto e tutto lo riversava a quella generazione di figli nati nella povertà e vissuti nella miseria. Il servo dei poveri già all'alba si menava per le vie della città accolto dal saluto della lunga fila di famiglie assiepate in attesa del suo passaggio per salutarlo, e lui, frettolosamente, li benediva e procedeva di corsa per soddisfare tutte le altre richieste di benedizioni e di soccorso”.
“Una incantevole storia giunta fino a noi che ci commuove e ci esalta. Ed è di questo che le autorità ecclesiastiche dovranno appurare. Si chiederanno se l'umile sacerdote in vita e dopo la sua morte ha goduto fama di santità, se la sua vita è stata integra, ricca di virtù cristiane”.
“Immensa è stata la gioia quando Foggia ha accolto le testimonianze ataviche tramandate di generazione in generazione fino ai giorni nostri, che ci ha consentito di gioire nell'aver preso atto di una storia fatta di virtù praticate in vita, in modo eroico, da un piccolo prete amato dal cielo”.
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