“La pandemia ha inciso sulla mente dei giovani, creando un cortocircuito e acuendo i loro punti deboli”

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“Fragili – I nostri figli, generazione tradita”, è il titolo del nuovo saggio del dottor Leonardo Mendolicchio, un racconto in prima linea dello psichiatra foggiano presentato sabato mattina nelle stanze dell’Ordine dei Medici di Foggia. Un medico in prima linea nella lotta contro i disturbi del comportamento alimentare esplora in questo saggio il buco nero che ha rischiato (e ancora rischia) di inghiottire un’intera generazione di adolescenti e preadolescenti, travolta dal trauma della recente pandemia. Così armato degli strumenti della medicina e della moderna psichiatria, ma soprattutto di una buona dose di umanità e coraggio, il foggiano Leonardo Mendolicchio, uno degli psicoterapeuti dell’età evolutiva più noti in Italia, intende accendere una nuova luce su quella che è una vera e propria emergenza per buona parte delle famiglie italiane. E al tempo stesso sensibilizzare, fornendo strumenti per la comprensione e motivi di speranza in una battaglia che si può e si deve vincere.

“La pandemia ha inciso tanto sulla mente dei giovani, lo dicono i numeri ed i racconti delle stesse ragazze che mi sono venute a trovare in questi mesi – dichiara a l’Attacco lo psicoterapeuta – la Dad, ovvero quella costrizione al restare a casa per studiare, lontani dal contatto con i docenti e i propri compagni di banco, il non poter frequentare il proprio gruppo di amici, i luoghi sociali, essere ossessionati dai social e dal cibo: tutto questo ha creato un corto circuito che ha acuito le loro fragilità strutturando così una serie di malesseri come la depressione, l’autolesionismo e i disturbi del comportamento alimentare.

È un tema su cui imparare tantissime cose – aggiunge - se non ci fermiamo a riflettere su ciò che è accaduto rischiamo di non supportare la generazione che stiamo cercando di crescere: quella degli adolescenti contemporanei”.   “I nostri figli, generazione tradita” (edizioni “Il Saggiatore”), affronta un fenomeno strisciante che dall’estate del 2020 ha iniziato a manifestare la sua presenza come un’onda che faceva sbattere sulla porta delle nostre case un crescendo di preoccupazioni e che ha presto mostrato il suo vero volto.

Lo fa in presa diretta, mettendo il lettore di fronte alla vulnerabilità, alle paure e al disorientamento che hanno colpito migliaia di famiglie che non riuscivano più a nascondere i segni di quell’indicibile travaglio interiore. Un libro che spazia dalla testimonianza al racconto, dall’analisi alle proposte concrete, con l’obiettivo di offrire un quadro il più possibile completo dell’emergenza in corso e rispondere in modo chiaro alle domande più pressanti e attuali. “Il primo campanello d’allarme?

Notare come l’equilibrio di questi giovani può cambiare da un giorno all’altro – riflette Mendolicchio – spesso questi giovani iniziano ad essere tristi, isolati, rabbiosi, sconsolati, con pensieri negativi. Quello è un momento in cui, probabilmente, un equilibrio si è rotto nella loro mente. E la prima cosa importante da fare è farli parlare, rendere comunicabile quel trauma. Solo così sarà poi possibile una finestra dialogo fondamentale per rivolgersi a persone competenti e avviare percorsi terapeutici opportuni”. A livello locale ci sono ottime iniziative da ricondurre alla buona volontà di medici che hanno a cuore questi temi. “Penso alla professoressa La Macchia, che nella sua Unità Operativa di Endocrinologia ospita molte ragazze affette da anoressia - evidenzia Mendolicchio. Penso a tante piccole iniziative private che ci sono: una cosa è certa, manca la regia su una provincia così importante come quella foggiana.

C’è un ambulatorio dedicato da parte dell’Asl; abbiamo un Policlinico che vanta tante eccellenze ma che non mette in rete un pensiero su come assistere questi pazienti. Personalmente dirigo due reparti operativi in un ospedale del Piemonte, ricovero tantissimi pazienti pugliesi e finanche foggiani. Ho sempre messo a disposizione le mie competenze: ma questa cosa non ha mai prodotto un percorso né di collaborazione né di sostegno ad un territorio a cui sono legato e per il quale farei di tutto. Spesso incontro referenti politici e sanitari che dicono di voler fare grandi cose, ma al momento non si è mosso nulla. Ribadisco ancora una volta la mia totale disponibilità per il territorio, nel dare tutto ciò che è necessario, a cominciare dalle informazioni scientifiche e dal supporto tecnico”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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