Don Antonio Silvestri, riaperta causa di canonizzazione del sacerdote che salvò tante vite durante il colera

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Dopo anni di attesa è stata finalmente riaperta la causa di beatificazione di don Antonio Silvestri, il sacerdote foggiano che aiutò i suoi concittadini a superare il drammatico momento del colera a Foggia. “È il 20 luglio del 1837 (cinque giorni dopo di quando le lacrime della Vergine Addolorata salvano Foggia dal morbo del colera), le campane della chiesa di S. Eligio chiamano a raccolta tutto il popolo che si precipita sgomento. Il morbo del colera impera e, da ogni casa  giunge il grido di soccorso, di aiuto”, scrive Leonardo Fatigato, referente del comitato della causa di canonizzazione. “L’umile prete, il Don Antonio dei foggiani, che mai si è negato per qualsiasi motivo, durante quell’andirivieni da casa in casa, da convento a convento, da ospedale a ospedale  a consolare e a dare  conforto, -straordinaria vittima del colera,- muore. In quegli occhi di una popolazione affranta, s'intravede una gigantesca figura fatta di affannosa carità, di virtù eccelse, di ogni tipo di privazioni, tutto preso per il suo prossimo, quello  ai margini della società più opulenta, più egoista. 

Da subito, nel cuore di quella popolazione in lacrime, un tremebondo pensiero rese immaginabile “una intesa”: “ il miracolo a patto della morte del  mite sacerdote, confidenzialmente sempre  in “contatto” con la Santa Vergine”. Le reazioni  di quei cittadini, vistosi d’incanto privati di una tale insostituibile presenza, sono disperate. La quotidianità non è più quella di una volta. Si avverte un vuoto incolmabile, non ci si rende ancora conto che quanto è accaduto sia potuto accadere. Nelle piazze, luogo d'incontri quotidiani, con volto ancora smarrito, si commenta, con grande commozione, le meraviglie compiute da quel prete fatto a misura di uomini comuni. Ci pare di  sentire ancora quelle commosse  affermazioni: “è stato laborioso, coraggioso, ci ha lasciati allibiti per quanto è riuscito a fare. Lo abbiamo sperimentato nelle sue virtù praticate in modo eroico, lo abbiamo saputo affliggersi con cilicio, lo abbiamo sostenuto nelle sue straordinarie imprese, lo abbiamo conosciuto umile e bizzarro, schivo , ma severo con i peccatori impenitenti. Sì, lo abbiamo seguito quando correva  a soccorrere i malati, impetuoso a risollevare  gli sventurati, sempre dalla parte  delle creature deboli. Lo abbiamo ammirato quando si privava di tutto, lo abbiamo visto ,operaio tra gli operai, sporcarsi  le  mani e sollevare pesi, lo abbiamo conosciuto  riservato e misterioso nella sua intima  vita spirituale che mai ha dato segno di ostentazione. E i suoi frutti sono stati visivamente  copiosi, e mai nessuno potrà negare le conquiste operate a totale beneficio dei suoi simili a gloria di Dio. Memoria indelebile, tramandata di generazione in generazione, mai rassegnati all'oblio sin da quando Dio ha guardato a Foggia ed ha posato il suo Spirito su quel vivace ragazzino di Via Arpi”. 

Ed ecco che dopo 186 anni d'attesa  monsignor Vincenzo Pelvi,  arcivescovo dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino,  nomina monsignor Gabriele Teti postulatore per la causa  di beatificazione e la Conferenza Episcopale Pugliese esprime il proprio parere favorevole all’avvio del processo. 

“Il prossimo step? Ci sarà l’insediamento del tribunale diocesano la cui commissione farà giuramento davanti all’Arcivescovo e si impegnerà a portare avanti la causa di canonizzazione del Servo di Dio don Antonio Silvestri”, evidenzia Fatigato a l’Attacco. 

“In buona sostanza, attraverso il postulatore don Gabriele Teti verranno impartite al nostro comitato le opportune direttive su come muoverci nei prossimi mesi. A tutto questo si aggiungerà la riqualificazione dei luoghi che hanno ospitato don Antonio Silvestri”, aggiunge il referente, “iniziando proprio dalla chiesa di Sant’ Agostino, dove lui è stato rettore, per finire al Conservatorio dell’Addolorata, o ex Conventino. I tempi restano ancora incerti, attendiamo la data di apertura del processo. Ci auguriamo che siano brevi, concisi e intensi. Anche perché parliamo di un evento che la città aspetta da diversi anni. Questa azione significa anche far risvegliare i cittadini sia dal punto di vista sociale che culturale. Don Antonio, non ti abbiamo dimenticato! Avvertiamo la tua presenza e, ne siamo certi, tra non molto sarai ancora tra di noi nella tua Foggia”, conclude Fatigato. 

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