Due Giubilei da celebrare in questo 2023: c’è la festa canonica del Beato Agostino, oltre alla Colonia Saracena

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Questo 2023 è trascorso già per oltre metà, ma solo ora sta rivelando il suo valore storico per la città di Lucera che si appresta a iniziare le celebrazione addirittura di due giubilei: i 700 anni dalla morte del Beato Agostino Casotti e gli 800 dall’inizio della deportazione sul territorio, dalla Sicilia, di migliaia di Saraceni, su decisione dell’imperatore Federico II. Si tratta di due eventi in realtà collegati tra loro, se si considera che il vescovo croato (al secolo Kazotich) è stato praticamente il primo a “ripristinare” la cristianità, proprio a seguito della cacciata dei musulmani avvenuta nell’agosto dell’anno 1300 con Carlo II d’Angiò. 

Per la ricorrenza strettamente religiosa, l’attuale pastore diocesano, monsignor Giuseppe Giuliano ha ufficialmente indetto un anno di celebrazioni e don Costanzo de Marco, il parroco della cattedrale al cui interno sono custodite le spoglie mortali del beato, ha annunciato una serie di appuntamenti a carattere divulgativo e culturale su una figura ancora poco conosciuta anche agli stessi lucerini.

Agostico Kazotich proveniva dall’antica città di Traù, oggi denominata Trogir, che è gemellata con Lucera esattamente da undici anni, a seguito di una iniziativa nata nell’ambito dell’Amministrazione di Pasquale Dotoli che tuttavia non ha avuto il seguito che meritasse e che in realtà molto auspicavano, tant’è che i rapporti con la comunità dell’altra parte dell’Adriatico sono praticamente chiusi. 

“Ma non è detto che non si possano riaprire, proprio per questa occasione – ha rivelato de Marco – anche perché la devozione nei confronti di questa grande figura carismatica e teologica è ancora molto viva nella sua terra di origine. Succede spesso di accogliere suoi connazionali che arrivano in pellegrinaggio per onorare le sue spoglie”.

Due anni fa, peraltro, c’è stata una ricognizione delle sue reliquie conservate in un busto di argento, vale a dire parti del cranio del beato, dal quale sono state estratte singole reliquie poi affidate a tutte le 33 parrocchie della diocesi di Lucera-Troia e un’altra alla chiesa di Zagabria, dopo che quelle locali erano state trafugate. In attesa della definizione del programma, lo start è fissato proprio per la festa canonica di domani, 3 agosto, in serata in Cattedrale, con una messa solenne officiata dal vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, il lucerino Ciro Fanelli.

Il 4 aprile 1702 Papa Clemente XI lo proclamò beato, dopo essere morto già in onore di santità, anche perché nei mesi precedenti il domenicano subì una feroce aggressione, riportando una lesione dell’osso frontale la cui reliquia ancora oggi è visibile nel tempio angioino. A febbraio 2013, invece, è stato pubblicato un editto episcopale, in italiano e croato, con cui è stato aperto formalmente il processo di canonizzazione, primo atto di una nuova ricerca di documenti e testimonianze sulle sue indiscusse virtù. 

“In tutta la sua vita fu testimone di una ‘sequela Christi’ vissuta coerentemente, eroicamente e coraggiosamente – è stato scritto nell’editto – e anche da Vescovo, prima di Zagabria e poi di Lucera, fu sempre amoroso e sollecito nei confronti dei suoi fratelli, tanto che la sua vita modesta e frugale fu di esempio per i sacerdoti e per i fedeli”.

Sulla “Lucera Saracena”, invece, ci sarà modo di parlare venerdì 11 agosto, alle 19, al Circolo Unione, con un appuntamento a cura dell’Assocazione Gens Capitanatae che si occupa proprio di ricerca storica. Per l’occasione sono stati invitati il professor Fulvio Delle Donne, uno dei più importanti medievisti del Mezzogiorno italiano e docente all'Università della Basilicata, e Mario Prignano, lucerino e capo redattore del Tg1.

Durante la serata, sarà analizzato il contesto storico e sociale di quel periodo unico nella storia dell'Italia Meridionale, con aggiunta di interventi di rievocazione a tema, a cura di sodalizi del territorio, come lo stesso “Gens Capitanatae”, ma anche “Ensamble Bona Fides” di Lucera e “Impuratus” di Bitonto.

Cosa caratterizzò Lucera in quel periodo? Ci fu integrazione pacifica o conflitto tra religioni? Com’era la situazione nel Regno di Sicilia in quel periodo? Come venivano trattati i musulmani dall’Imperatore Federico II? Queste sono alcune delle domande che verranno poste ai due relatori, visto che il secondo può vantare anche una produzione letteraria come saggista storico e appassionato per la ricerca storica e in particolare per la storia della Chiesa.

“A 800 anni dalla fondazione della Colonia Saracena e nell’ambito del processo di candidatura della città di Lucera a Capitale della Cultura 2026 – hanno annunciato i promotori - sarà un alto momento di divulgazione scientifica e occasione per conoscere nuovi metodi di apprendimento, attraverso le attività della rievocazione storica”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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