Manfredonia, Bottega degli Apocrifi “è un modello culturale per tutta la Puglia”. Ma non è un miracolo

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Non è normale che in un teatro pubblico, alla fine della stagione di prosa, si dedichi un’intera serata per discutere. Non è normale che si lanci un post su Facebook per chiedere la partecipazione dei ragazzi e più di 50 rispondano già dopo poche ore alla chiamata pubblica per il teatro. Non è altrettanto normale che il pubblico sia sul palco – tutti seduti non in platea ma in quello spazio dove hanno visto succedersi attori, musicisti e compagnie teatrali -, insieme ad alcuni ospiti intervenuti nel dibattito e a tutto il gruppo della Bottega degli Apocrifi. Non è normale nemmeno quello che si sta realizzando a Manfredonia in un autentico incubatore di ricerca artistica permanente, che ormai sembra assurgere a modello “da esportare anche al di fuori dei confini pugliesi”, come ha osservato il presidente del Teatro Pubblico Pugliese Paolo Ponzio. Ma, in fin dei conti, non c’è da meravigliarsi – nessuno lo ha fatto – perché la Bottega degli Apocrifi non c’entra nulla con la parola “normale” e, piuttosto, continua a mostrare la straordinarietà di un lavoro portato avanti in questi anni di residenza artistica. Una residenza che ormai è un presidio perenne, quotidiano. Numeri alla mano, appare evidente anche dal bilancio della stagione di prosa appena terminata.

Già, i numeri di “una stagione vissuta come rito collettivo”. Ognuno di questi “è frutto di relazioni con scuole, associazioni, parrocchie e privati cittadini – ha spiegato Stefania Marrone - che hanno saputo dare forma a qualcosa che oggi si identifica come comunità teatrale del teatro comunale Lucio Dalla di Manfredonia. Ogni numero custodisce un patto di durata e intensità più o meno lunghe tra cittadini di ogni età e il loro teatro”. 
“Non siete qui perché vogliamo raccontarvi un miracolo – ha aggiunto la drammaturga della Bottega rivolgendosi al pubblico presente nell’ordine di una trentina di persone -, piuttosto per aiutarci a trasformare quello che ha l’aspetto di un miracolo, cioè qualcosa di casuale e irripetibile, in una prassi”. 

Già al giro di boa, c’erano i segnali che la stagione di prosa stava andando decisamente bene – in termini di partecipazione del pubblico – visto che Cosimo Severo aveva tracciato un primo bilancio a l’Attacco constatando che “non abbiamo la sala vuota da mai, piuttosto abbiamo registrato un numero di abbonamenti come non era mai successo prima. Siamo oltre ogni aspettativa”. Adesso che Futura – questo il nome della stagione 2023/24 – si è accomiatata dal pubblico con la cena-spettacolo fuori abbonamento ‘Saga Salsa’ della compagnia Qui e Ora, è andato in scena (è il caso di dire) un confronto aperto “per rimettere al centro del dibattito pubblico la necessità di processi culturali virtuosi, per guardare all’oggi come fosse già ponte per un possibile domani generativo”.

Introdotta da Felice Sblendorio che ha fatto da moderatore della serata, Micaela Granatiero, segretaria organizzativa preziosa al pari dei ragazzi che condividono con lei le proprie esperienze lavorative con gli Apocrifi, ha mostrato slide contenenti una lunga serie di numeri che sono stati lo spunto utile per far emergere riflessioni, appunti e anche critiche. “Che pena dare i numeri”, la prima reazione di Paolo Ponzio che ha preferito non tenerli un granché in comodo, al contrario di chiunque altro lo abbia seguito. Fino ad arrivare agli interventi da remoto di Francesca D’Ippolito, che è la presidente del Coordinamento Realtà della Scena Contemporanea, e Alessandro Toppi, giornalista e critico teatrale, che ha stigmatizzato le scelte in tema di cultura della Regione Puglia (attraverso il TPP) che “insegue lo spettacolo fine a sé stesso, perciò sono sorpreso che finalmente si dica che si vuole osare – parola usata poco prima da Ponzio -. Il finanziamento pubblico serve proprio a osare, come invece non è stato fatto finora”.

Il presidente del Teatro Pubblico Pugliese ha preferito riprendere la frase “Se fossero solo numeri, moriremmo di desideri” che accompagnava la presentazione della serata per osservare che “ho il desiderio che questa città continui a riappropriarsi del proprio teatro, ho il desiderio che Bottega degli Apocrifi continui a tessere le strategie di una politica cilturale e teatrale fatta con i cittadini, soprattutto giovani”. Ponzio ha ancora negli occhi le prove dello spettacolo Pace a cui ha assistito, una produzione della Bottega che ha coinvolto 8 istituti scolastici e portato in scena 171 cittadini con 10 attori e musicisti professionisti. “È qualcosa di straordinario! Sono qui a testimoniare che quello che accade qui può essere un esempio per tutta la Puglia, un esempio di politica culturale da esportare anche fuori dalla nostra regione. Una residenza che si è trasformata in presidio culturale permanente, anche se preferisco la parola esperienza piuttosto che presidio.

Sono stati 17 i titoli della stagione di prosa 2023/24, 19 le repliche – con 7 sold out - che hanno portato 5.061 spettatori (il 41% abbonati). In quella precedente, a fronte di 11 spettacoli e 15 repliche, erano stati registrati 2.388 spettatori. Ciò significa che la media di ingressi per singolo spettacolo è aumentata del 66%. Un risultato che non è normale, è straordinario. Eppure nessuno si crogiola, anzi l’approccio è diametralmente opposto e l’ascolto del pubblico concorre all’individuazione di prossime strategie ancora più efficaci. In qualche modo, serviranno per l’unico ambito che presenta numeri negativi: le domenicali. È prassi dedicare le domeniche agli spettacoli per bambini e, nella precedente stagione, vi avevano partecipato in 129. Quest’anno c’è stato un decremento pari al 12%, visto che bambini e accompagnatori sono stati nel numero di 114. 

Giuseppe Antelmo, che è mediatore teatrale della Casa dello Spettatore di Roma, è riuscito a strappare più di un sorriso con una riflessione che è comunque vera. Ha infatti chiesto: “Conoscete bambini che vanno a teatro da soli? Io no, eccetto Pinocchio”. È questo il punto: sono venuti meno i genitori o, più in generale, gli adulti che porta(va)no i bambini a teatro. Ciò che è successo nel corso delle matinée – che sono state dedicate prevalentemente alle scolaresche - fa da contraltare alle domeniche. Nell’occasione degli 8 spettacoli che si sono sviluppato nell’arco di 20 giornate, sono stati ben 2.236 i biglietti venduti. Un numero che rappresenta più di un quarto di quello complessivo riferito ai biglietti staccati durante tutto l’anno: 8.096. 

Rispondendo ad alcune sollecitazioni del pubblico, Cosimo Severo ha chiarito che sono 4 i soggetti che hanno concorso economicamente alla stagione teatrale. C’è il Comune di Manfredonia che “mette a bilancio circa 11.000 euro come quota associativa, a cui può aggiungersi quella a ripiano che rappresenta ciò che investe sulla stagione: 45.000 euro nell’ultima”. C’è il TPP con una quota “che varia in base agli anni e agli spettacoli”, poi ci sono gli incassi e la quota che versano gli stessi Apocrifi. “Tutti insieme sono stati circa 99.000 euro destinati alla stagione di prosa, mentre il costo comprendente anche le domenicali e le mattine è stato di 135.000 euro”. “I numeri raccontano le vite delle persone che investono le proprie giornate per far sì che uno spazio diventi davvero incubatore di ricerca artistica, soprattutto nell’attivazione di un pubblico vivace e vivo”, il pensiero del regista Severo.

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