Era il 1954 quando ebbe luogo la prima sfilata di gruppi mascherati non in concorso e carri allegorici di piccole dimensioni. Questi ultimi, però, hanno accusato alcune battute a vuoto e mancavano da parecchi anni nella rassegna del Carnevale di Manfredonia. Il 2025 è stato più propizio e ha visto il loro ritorno. Anzi: il “suo” ritorno, visto che ne è uscito uno. Perché, in effetti, pareva che si volessero preparare tre carri allegorici. In realtà, erano due quelli in preparazione. Ma, purtroppo, nell’occasione della prima uscita di domenica scorsa, uno è rimasto momentaneamente ai box. Il carro realizzato dal gruppo che è coordinato da Maria Grazia Muscatiello era stato terminato per tempo. Ma “mentre usciva dal capannone – spiega l’assessore Francesco Schiavone a l’Attacco -, ha avuto un problema di staticità e sicurezza. Perciò abbiamo preferito non rischiare nulla, rinviando la sua sfilata in pubblico a domenica 2 marzo prossimo”. Il palcoscenico, quindi, è stato tutto del carro allegorico intitolato ‘Ratatouille tra sogni e sapori di Manfredonia’ realizzato dall’APS 365°.
“Un mese e mezzo di sacrifici di ogni tipo – il racconto di Emiliano Della Torre, che è uno dei volontari che si sono cimentati nell’arte della cartapesta -, che ha richiesto uno sforzo fisico e mentale non indifferente”. Lui ha un’attività commerciale e dice di aver alternato “11 ore di lavoro a 11 di carnevalate, le rimanenti 2 ore per dormire”.
Il tempo della preparazione è stato “ricco di soddisfazione, un’esperienza fantastica. Abbiamo finalmente avuto la possibilità – prosegue -, dopo tanti anni di peripezie, di poter utilizzare uno dei capannoni destinati ai cartapestai storici con tante attrezzature industriali, che ci hanno dato la possibilità di produrre soggetti in cartapesta dalle grandezze per noi impossibili finora: circa 9 metri quest’anno”.
Della Torre non è nuovo alla lavorazione della cartapesta, infatti ricorda che “anche quest’anno ci siamo messi a disposizione della città senza un ritorno economico, senza secondi fini. Un ottimo lavoro nei pochi giorni a disposizione, sfido chiunque a tenere assieme una squadra che lavora completamente gratis”.
“Lo abbiamo fatto per i bambini che non avevano mai visto un carro in vita loro, uno stile nuovo, con un carrello più basso per renderlo fruibile proprio ai più piccoli”.
“Siamo orgogliosi di aver ridato dignità al nostro carnevale lavorando con il metodo della cartapesta sipontina – la riflessione finale di Emiliano Della Torre -, cioè con materiali poveri e da riciclaggio senza polistirolo e schiume chimiche. La nostra, dopo anni di sacrifici in edifici improvvisati o persino dentro un garage (autofinanziandoci), è stata la nostra prima esperienza in uno dei capannoni preposti partendo da zero, e forse anche meno. Spero che la nostra sia stata una dimostrazione di responsabilità, volontà, puntualità e organizzazione ma soprattutto di amore per la nostra città”.
Un amore che non è sempre corrisposto da tutti. Niente di straordinario, quindi, se c’è anche chi, attraverso i social, esprime critiche talvolta anche forti nei confronti della rassegna. Secondo Marialucia Rinaldi, ispiratrice e motore inesauribile del carro che ha sfilato domenica scorsa, sono persone che “non hanno ben compreso quanto conti oltre ogni apparenza e oltre ogni sofisticato dettaglio fare gruppo, coinvolgere le nuove generazioni dando fiducia e consentendo loro di imparare la preziosità del saper fare”.
L’unico obiettivo da perseguire è “poter insegnare un’arte che possa continuare a vivere nel tempo, anziché correre il rischio che si perda irrimediabilmente”.
Anche per Rinaldi è stato “prezioso il luogo che ci è stato donato per preparare il carro, così da spingerci più in alto con le altezze rispetto agli anni precedenti, quando abbiamo lavorato nel garage di casa”.
Perciò, bando alle sparute critiche e, piuttosto, “noi continuiamo a seminare cultura, arte e tradizioni facendo leva sulla cooperazione e sulla socializzazione tra bambini e ragazzi. Questo è ciò che conta davvero!”.
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