Cosa c’è di più contemporaneo e attuale del bisogno di fraternità, dell’urgenza di riconoscere senza pregiudizio il diverso nell’altro, ponendo al centro di questo atto di rivoluzione la dignità dell’essere umano? Potente e matura, la poesia di Nichi Vendola diventa veicolo di ispirazione, di condivisione emotiva e riflessione collettiva su ingiustizie e tragedie del nostro tempo, con un approdo nel riconoscimento “scomodo” del comune destino, dentro versi che vorrebbero istruire i lettori ad abilitarsi a praticare nuove forme di resistenza, contro l’apocalisse dei totalitarismi.
“Sacro Queer”, la nuova raccolta poetica di Nichi Vendola pubblicata dalla storica casa editrice leccese Manni, è stata presentata ieri nell’Auditorium Santa Chiara di Foggia in occasione del secondo incontro della rassegna “Foggia Book Instinct”, organizzata dalle associazioni Libertà civile e Possibili scenari, con la collaborazione della libreria Ubik di Foggia.
“FBI è una rassegna senza appuntamenti fissi concepita in alternativa alle politiche culturali mainstream, all’abuso di retorica e alle formule senza rischi cui ricorrono le istituzioni pubbliche, che sembrano aver avvicendato la mission di questi eventi: da occasioni di confronto a termometri del consenso politico”, spiegano i promotori.
Introdotto da Alessio Lusuriello (presidente Libertà civile) e Antonio De Sabato (presidente Possibili scenari), a dialogare con Nichi Vendola è stato lo scrittore e giornalista Davide Grittani, che della rassegna è anche direttore artistico.
“A me interessa quella specifica domanda, la prima che si sia udita all’alba della vicenda umana e che dalla storia giudaico-cristiana rimbalza fino ai giorni nostri, fino alla cronaca degli orrori della contemporaneità: dov’è tuo fratello?” si chiede Nichi Vendola nella prefazione emblematicamente intitolata “Il genocidio delle parole”.
Dalla platea al completo, un silenzio commosso ha accompagnato la lettura della “preghiera” intitolata “Madonna di Cutro”, cuore pulsante (e sanguinante) dell’intera silloge vendoliana che ricorda la strage del barcone di migranti affondato al largo delle coste calabresi.
“Resto un militante di strada” ha detto a Foggia Vendola, che ha insistito sull’importanza delle parole e che con licenza poetica ci impegna a cercare la “banalità del male” che sta spostando a destra i sentimenti del mondo, radicalizza ed estremizza i rancori, le frustrazioni, semplifica le interpretazioni, immiserisce il vocabolario.
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