Una tre giorni per confrontarsi sulle complessità del presente. Sarà questo il focus della XVII edizione di Colloquia – Festival delle Idee, al via stasera, che quest’anno avrà come tema “Eredi”. Filippo Santigliano, alla prima edizione da presidente della Fondazione, ha spiegato come il festival abbia un format collaudato già da anni: mettere a confronto varie voci e diverse idee su un tema per arricchire il dibattito pubblico. “Quest’anno abbiamo anche tentato di allargare la platea di voci – dice Santigliano a l’Attacco –. La discussione non si fermerà soltanto al futuro delle persone, ma anche a quello di tutti gli esseri viventi”. La scelta del tema del festival avviene dopo attente riflessioni, che partono sin dal giorno dopo la chiusura dell’edizione precedente. Quella di quest’anno, nello specifico, riprende il presente che viviamo. “Abbiamo scelto “eredi” perché in questo momento il mondo dipende molto dalle decisioni che prenderanno gli adulti – ha commentato il presidente –. La nostra è una società un pò adultocentrica, che si preoccupa poco di quelli che verranno dopo. Pensiamo sempre di delegare ai giovani qualsiasi soluzione, ma spesso sono spaventati dal futuro. Per questo motivo, c’è la necessità di richiamare ad una responsabilità sociale-politica chi può prendere delle decisioni, e poi perché in questo momento c’è, a mio avviso, un restringimento della sfera etica, per cui credo che la riflessione degli ospiti possa essere utile da questo punto di vista”. Gli ospiti vengono scelti sia in base alla loro disponibilità, sia in base al loro curriculum professionale. Ma, a prescindere dai volti, l’obiettivo è portare anche il pubblico di Foggia a partecipare ad un confronto sui temi nazionali e internazionali. Negli anni, la risposta del pubblico è stata, a seconda del tema proposto, variabile. Ma c’è un obiettivo particolare che Santigliano si propone: attrarre i più giovani. Mission impossible? “Nel pubblico c’è lo zoccolo duro. Poi è chiaro che di edizione in edizione scatta un interesse parziale rispetto agli ospiti che il festival propone. L’auspicio è che possano partecipare molti giovani. Non è facile intercettarli, e questo vale per qualsiasi manifestazione. Si tratta di una difficoltà di carattere nazionale. Però, bisogna fare uno sforzo in più che vada verso questa direzione, perché è evidente che bisogna impegnarsi per rinnovare e rigenerare il pubblico – afferma il giornalista –. Qualcuno ha definito un successo essere riusciti a coinvolgere gli under 40. Proveremo a farlo anche con i più giovani, crediamo di poter soddisfare anche questa fascia di pubblico. In ogni edizione c’è questa buona volontà”.
Interessante sarebbe capire anche se il festival riuscirà ad esportare il dibattito pubblico nato all’interno del contenitore dell’Aula Magna “G. Cipriani” del DISTUM in una dimensione nazionale. Per il presidente, è tutto da vedere: “È chiaro che il festival è per Foggia e la sua provincia, proprio per cercare di elevarne il dibattito pubblico e di arricchirne il confronto. Poi che si possano varcare anche i confini è un auspicio. Anche se, è difficile farlo senza budget milionari e importanti sponsorizzazioni, come accade invece in altri festival. Da questo punto di vista, la competizione è davvero difficile. Non è facile, soprattutto se confrontiamo i Colloquia con, ad esempio, il Festival della Filosofia di Modena. È chiaro come siamo su due piani totalmente diversi. Lì ci sono budget stratosferici, noi invece abbiamo dei rimborsi spese. Questa è la realtà – continua –. Viviamo in un territorio che nel complesso è povero da questo punto di vista, che non ha grandi sponsorizzazioni. Adesso, c’è questo tentativo, ad esempio, che si sta facendo con il GIO Festival, che è un evento che si propone di di favorire anche una narrazione diversa della nostra provincia. Questo è anche il tentativo di Colloquia: far capire che c'è anche dell’altro da raccontare partendo da Foggia e dalla Capitanata”.
“Il contributo dei privati, accanto a quello delle istituzioni, potrebbe favorire una crescita da questo punto di vista, puntando sugli eventi culturali, affinché si possa generare un circolo virtuoso – aggiunge –. Però noi siamo ancora un pò indietro rispetto ad altre realtà. Altrove, si vedono parterre di sponsor notevoli, qui invece è molto difficile intercettarli. Ci sono bei segnali per un cambio di passo, però il percorso da fare è ancora lungo. Bisognerebbe prendere coscienza di questo e lavorare sul lungo periodo e non su iniziative spot”.
Santigliano non crede che le motivazioni di questo ritardo risiedano esclusivamente nella mancata risposta. “Ho visto iniziative importanti in altre città con quattro gatti. Quindi, forse potrebbe non essere solo questo il problema. Credo che sia anche una questione di sensibilità. Poi, siccome il nostro territorio non è economicamente molto forte, è chiaro che è più difficile trovare queste queste situazioni felici. Però bisogna provarci, anche sfruttando occasioni come l’Art Bonus, coinvolgendo pure altri soggetti nelle produzioni culturali per potenziarle sempre di più e per abbracciare un pubblico più vasto – conclude –. Ma non è facile farlo da noi, dobbiamo per cui anche guardare alla realtà con sincerità, ed essere sinceri prima di tutto con noi stessi”.
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