Gargano e Lituania: tra musica ed enogastronomia a Rodi il legame aumenta in un evento che unisce le culture

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Sabato sera Rodi Garganico si è riempita piano piano, senza clamore, ma con quella sensazione che qualcosa stesse per succedere davvero. Non la solita manifestazione, ma più un evento costruito nel tempo, pezzo dopo pezzo. E infatti, dietro, c’era il lavoro dell’associazione R.O.D.I., che questa serata l’ha messa in piedi davvero, tenendo insieme tutto: persone, gruppi, ospiti, comunità. Sul porto turistico si sono ritrovati un po’ tutti. I rodiani, la comunità lituana, le associazioni, chi lavora nel turismo, chi nella cultura, chi semplicemente aveva voglia di capire cosa stesse succedendo. E alla fine si è creato quello che spesso si prova a fare e non sempre riesce: un’atmosfera vera, senza forzature. L’arrivo dell’ambasciatrice lituana Dalia Kreivienė ha dato il segno dell’importanza dell’iniziativa, ma il senso della serata si è capito soprattutto guardando il pubblico. Italiani e lituani insieme, famiglie, ragazzi, gente del posto. Non spettatori, ma parte di qualcosa. “Dobbiamo restare uniti, collaborare”, ha detto l’ambasciatrice a l’Attacco. Parole che in un contesto così non suonavano formali, ma quasi necessarie. “Queste iniziative creano una base molto importante per rafforzare i legami tra i nostri paesi”, ha aggiunto, “perchè aprono anche possibilità nel campo turistico ed economico, tra le aziende e tra i territori”.

A dare ancora più profondità all’iniziativa è stato infatti il tema della formazione, che negli ultimi tempi ha rappresentato uno dei legami più concreti tra Gargano e Lituania. Da qualche anno, infatti, Rodi Garganico è una tappa stabile per studenti lituani coinvolti in progetti Erasmus legati alla cucina, all’accoglienza e alle professioni del turismo.  “I ragazzi vengono qui per conoscere la cultura italiana, ma soprattutto per viverla”, è stato spiegato nel corso della serata. E non è un caso che negli ultimi mesi si sia iniziato a lavorare anche sul percorso inverso. Studenti del Gargano che partono, che vanno in Lituania, che si confrontano con altre realtà. Un segnale che il rapporto tra i due territori non è a senso unico.  

A fare da filo conduttore, però, è stato soprattutto il lavoro dell’associazione R.O.D.I. Il presidente Daniele Volpe lo si vedeva muoversi tra palco e pubblico, senza fermarsi mai. Coordinare, sistemare, verificare che tutto funzionasse. È quella parte che non si vede mai, ma che poi fa la differenza. E infatti la serata è andata liscia, senza vuoti, senza tempi morti. Poi la musica. Quella vera, del territorio, con i gruppi folk che hanno fatto il resto. Samen & Selea, Licantropi, I Cantori di Civitate, Li Chiar D’Lun: ognuno con il proprio stile, ma con la stessa radice. Il Gargano che si racconta da solo, senza bisogno di spiegazioni, mediante suoni antichi, ma ancora vivi.  

E quando ha preso la parola Onofrio D’Addetta, si è capito subito che non era un momento come gli altri. Il riconoscimento che gli è stato consegnato non era solo un premio simbolico. Era un modo per dire che quel lavoro di memoria, di ricerca, di custodia della musica tradizionale ha un valore. E quando ha iniziato a suonare, accompagnato da Rosario Nido, Matteo Lombardi e Raffaele Pio Onorato, il silenzio è sceso quasi naturale. Non perché qualcuno lo chiedesse, ma perché la gente ascoltava davvero.   Poco più in là, un altro pezzo di Gargano prendeva forma. Pina Panella, 84 anni, le cui mani sanno ancora fare le orecchiette come una volta. Nessuna dimostrazione costruita, nessuna scenografia, solo un semplice gesto antico che continua. E anche lì, la gente si fermava a guardare.

Il fatto che tanti cittadini abbiano partecipato non è passato inosservato. “Quando vedi italiani e lituani insieme, riuniti nello stesso luogo, capisci che c’è interesse a creare legami”, ha aggiunto Kreivienė. E non è solo una questione simbolica. È il segnale che qualcosa si muove davvero. E in un momento storico segnato da tensioni e incertezze, il valore di questi rapporti cambia: “Viviamo tempi difficili, anche dal punto di vista geopolitico - ha detto - ma proprio per questo dobbiamo lavorare insieme e restare uniti”. Parole che trovano senso proprio in contesti come quello di Rodi, dove il rapporto tra comunità si costruisce senza mediazioni.  

Dietro tutto questo, ancora una volta, l’associazione R.O.D.I. Che ha messo insieme anche il resto: il complesso bandistico di Rodi Garganico con la presidente Vincenza Ciuffreda, le pro loco di San Marco in Lamis e Carpino, la Pia Unione SS Crocifisso di Varano. Ognuno ha fatto la sua parte, senza sovrapporsi, senza forzature. E poi l’accoglienza, con le varie strutture: Hotel Villa Americana, Sleep & Ship, Frontemare Hotel Village & Spa, il ViVa Yacht Club. Segno che quando le cose si fanno bene, il territorio risponde.  

Le sculture consegnate durante la serata, realizzate dal maestro Silvestro Regina, erano forse il simbolo più concreto di tutto questo. Un oggetto, sì. Ma dentro c’era un’idea: quella di lasciare qualcosa che resta. Alla fine, più che un evento, è stata una prova. Che anche da un paese piccolo si possono costruire relazioni vere. Che la cultura non è solo spettacolo, ma incontro. E che dietro, se c’è qualcuno che lavora davvero le cose succedono. E sabato sera, a Rodi, sono successe.

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