“Oggi 3 novembre del 1957 a Lecco, dopo un incontro con i delegati sindacali per l'inaugurazione della sede della Camera del Lavoro muore Giuseppe Di Vittorio, un grande uomo di Terre di Cerignola, un grande italiano. Colpito da un primo infarto nel 1948 e dal secondo nel 1956, il terzo ce lo portò via all'età di 65 anni”, scrive Terre di Cerignola su Facebook.
“Peppino, era unico, uno dei pochi dirigenti "comunisti" espressi dal mondo contadino, divenne il maggior leader sindacale italiano, aveva profondo il senso del possibile e la sua lotta ebbe sempre un limite: la vittoria della fazione non doveva essere ottenuta sulla pelle del paese, concretezza e patriottismo erano due grandi valori per lui. Nonostante l'adesione agli ideali comunisti Peppino Di Vittorio era un uomo libero e autonomo, non esitò a condannare decisamente la feroce repressione sovietica in Ungheria nel 1956. È sepolto a Roma nel Cimitero del Verano”.
“Raccontano a Lecco di quel giorno: "..ci si aspettava un vocione da tenore, invece aveva una vocetta sottile. Ma era persuasivo. Parlava a centinaia di persone come se stesse dialogando con una sola... Poi sedette accanto alla moglie. Non si sentiva bene". "Dopo averlo accompagnato in albergo chiamammo i migliori medici disponibili e li mandammo al "Croce di Malta". Nel pomeriggio avrebbe dovuto tenere un comizio, ma il parere dei medici fu negativo. Ritornammo all'albergo dopo pranzo. "Dicono che non puoi parlare, devi riposarti"... Al comizio parlai io. Quando spiegammo che Di Vittorio aveva avuto un malore, tutti si spostarono sotto il "Croce di Malta", noi salimmo nuovamente. Erano passate due ore e i medici gli avevano appena detto che non doveva neanche pensare di partire per Roma la sera o la mattina dopo. Non doveva assolutamente muoversi dal letto...".
Verso le 18.00 il triste epilogo. "Lui era scocciato delle troppe precauzioni e voleva andare in bagno. Cercò di alzarsi, con cautela, mise le gambe fuori dal letto e ricadde indietro. Anita aprì la porta, chiamando aiuto: "Venite, venite! Peppino sta morendo"... In pochi minuti, dopo un rantolo più grosso degli altri, era morto... La mattina del 4 novembre abbiamo fatto il corteo funebre dalla Cgil fino a piazza Cermenati, in riva al lago”.
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