Sono le undici del mattino e da Yellow and Grey, storica boutique nel centro di Foggia, sono già stati preparati per la consegna i tre abiti da cerimonia che vestiranno giovani diciottenni per le loro feste di compleanno di questi settimana.
“La parola che sentiamo più spesso in questo negozio, dopo i tempi della pandemia, cioè da quando si è tornati a una pseudo normalità – dice Carolina, addetta alle vendite – è festa”. I tre abiti pronti per la consegna, sono importanti outfit che raggiungono – fra scarpe e borsa- anche i mille euro. Dai sei ai sette per l’abito più altre due o trecento euro per gli accessori. Si spendono queste cifre per un compleanno importante, ma si torna a spendere anche per rifare un guardaroba che negli ultimi due anni ha subito l’andamento del momento, sia da punto di vista economico, che della moda. E in ultimi, ha risposto ad abitudini diverse. Da 36 anni in questo negozio c’è Angela Francavilla, che con garbo e gusto assiste le sue storiche clienti, ma anche un nuovo target che si avvicina ai suoi brand, nelle scelte.
“Non parlerei di crisi economica, al contrario. Noi siamo l’espressione di ciò che facciamo di come svolgiamo la nostra vita. E se per due anni siamo rimaste a casa in smart working o senza la possibilità di partecipare a cerimonie o di una serata a teatro, questo significa che abbiamo risparmiato dei soldi che ora abbiamo la possibilità di poter spendere e in misura proporzionale è aumentato il desiderio di acquistare di avere capi nuovi nell’armadio”.
Dopo questi due anni di pausa forzata, per i brand di target medio alto, la difficoltà è quella di proporre collezioni che rispondano a questo bisogno di rinascita nel look. “Come me ciascuna donna oggi è confusa, perché si sveglia la mattina ed è disorientata rispetto ad abitudini diverse e a stili di vita nettamente cambiati. Il mio lavoro da sempre è quello di accompagnare nelle scelte giuste, offrendo scelte e alternative per rispondere a questo bisogno”.
Foggia anche in questo è una città particolare. Le grandi boutique sono rimaste poche. Le signore della moda, che hanno vestito generazioni di mamme, figlie e nipoti stanno man mano scomparendo. Resistono in pochi. La maggior parte chiude o cambia genere. “Il segreto del successo di un’impresa come questa – dice Ciro Favatà, marito di Angela e imprenditore nel settore – è non cambiare mai pelle. Stare al passo con i tempi, con i bisogni e le tendenze, ma non snaturarsi per rincorrere troppo le mode. Noi durante la chiusura abbiamo scelto di rinnovare il locale, per offrire alle clienti un luogo più bello e più accogliente. E se oggi siamo qui a poter offrire abiti di un certo valore economico è anche per chè li abbiamo acquistati. Ci abbiamo creduto e abbiamo investito”.
Quanti a Foggia hanno fatto lo stesso? Pochi. In tanti hanno dovuto cambiare il genere di proposta e abbassare per quantità e tipologia il target. Ed ecco perché oggi rispetto a una domanda di spesa alta, manca l’offerta. “Purtroppo il dramma è questo. E il termometro a me lo danno le clienti che arrivano qui, osservano, provano, chiedono consigli ma poi vanno via. Guardano altrove e alla fine tornano. Perché l’offerta di fascia alta, di boutique, si è impoverita, in questa città ma altre altrove. Così come è cambiato anche l’approccio al cliente. E questo lo dico io stessa come cliente, quando accompagno mio marito o mio figlio. E la percezione purtroppo non è sempre di avere di fronte professionisti qualificati e un approccio cortese e gentile”.
Insomma, in questo momento, le clienti che vogliono spendere tanto non trovano risposta adeguata. Ma che questa voglia e capacità di spesa ci sia è fuori discussione. “Abbiamo recuperato le perdite dello scorso anno e direi quasi superato le cifre del 2019. Sia per quel che riguarda questo concept più alto, sia per quanto riguarda i franchising, che nella pandemia hanno avuto maggiori difficoltà, per via di una produzione in paesi esteri, che ha visto il problema di far arrivare qui la merce, le collezioni, ma anche lì stesso, un approvvigionamento di materie prime”.
Mentre parliamo, Carolina continua a imbustare capi in consegna, il telefono squilla e il negozio si anima di clienti. “L’abbigliamento, il vestire, è emozione”, dice Ciro. “Il nostro compito e anche la gioia più grande è aiutare chi entra qui a sentirsi a suo agio nella sua vita con i capi giusti, sia con cifre importanti per i look da cerimonia, ma anche con i capi basic, come i dolcevita o la classica giacca”, aggiunge Angela.
Del resto, questo è un periodo di passaggio, in cui abbiamo capito che le cose da un momento all’altro cambiano. E allora sì alle follie per un abito da sogno, o un paio di scarpe da principessa, che domani chi lo sa… e per compensare, via anche a sperimentare proposte più ruffiane e fresche, a prezzi contenuti. L’importante è spendere, e soprattutto spendere bene.
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