Con la pizzeria San Michele a Peschici di Impagniatiello la paposcia diventa superstar nazionale

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Se c’è un concetto, in questi ultimi tre anni, che ha conquistato un ruolo di primo piano nella narrazione della vita sociale italiana, questa è senza dubbio resilienza. Eppure non sempre le persone che hanno attraversato momenti difficili delle proprie esistenze sono riuscite a risollevarsi e a ripartire. Qualora non fossero riuscite a rimettersi in piedi, è davvero difficile riuscire a stabilire quali possano essere le loro colpe e quali possano essere i motivi esterni del loro fallimento, ma questo è un altro discorso. Comunque, in questi ultimi casi non rientra di certo Angelo Impagnatiello che, insieme alla moglie Loreta Pia Vecera, ha una pizzeria paposceria in quel di Peschici. Il piccolo locale, chiamato San Michele, ha aperto nel dicembre 2020, in pieno periodo pandemico. Un bel rischio, dunque, che però non ha spaventato il pizzaiolo che, con la sua consorte, ha preso una decisione che molti avrebbero considerato come scriteriata.

A spiegare a l’Attacco il motivo per cui la coppia ha aperto il piccolo locale durante la pandemia da Covid 19 è lo stesso Impagnatiello e quanto dice è illuminante: “Io sono di Monte Sant’Angelo e mia moglie è di Peschici, ed è qui che vivo da 20 anni. Con lei ho avviato questa attività l’8 dicembre 2020. Non lavoravo da tre anni e mezzo per colpa di un grave incidente. Quattro anni fa, ho subito la frattura scomposta di tibia e perone a causa di una brutta caduta. La scintigrafia ha rilevato che le ossa non riuscivano a calcificarsi in modo corretto. Sono stato costretto a restare fermo perché non potevo lavorare. Questa inattività mi ha spinto, ci ha spinto ad aprire questa piccola pizzeria che ospita solo tredici persone e devo dire che le cose ci stanno andando bene”.

Il confine tra coraggio ed incoscienza è molto labile e, il più delle volte, solo con il senno del poi è possibile stabilire se si è stati audaci o sconsiderati. A conti fatti, i due imprenditori di Peschici hanno visto premiata la propria voglia di rischiare: “Io e mia moglie siamo molto soddisfatti – dice l’esercente con voce orgogliosa - Questa è una zona turistica, ma molti non sanno ancora cos’è una paposcia”. La paposcia è un tipo di focaccia molto diffuso nel Gargano e deve il suo nome alla forma allungata e schiacciata che ricorda una babbuccia la quale, in dialetto, diventa appunto paposcia. Questo prodotto tipico, sebbene ancora non conosciutissimo, sta però conquistando l’attenzione dei cultori della gastronomia: “Un giorno dell’estate scorsa, nel nostro locale è capitata una giornalista di Lecco che ha mangiato due paposce. Io non sapevo che fosse una giornalista. Il giorno dopo, è tornata per scattare delle foto e ha rilasciato una recensione favorevole”, racconta con orgoglio.

La pizzeria paposceria San Michele è aperta tutte le sere, sette giorni su sette (“qualche volta un giorno di riposo lo facciamo, però”, confessa) anche d’inverno: “Siamo solo in due, io e mia moglie, ma non ci possiamo lamentare – spiega Impagnatiello – Io ho sempre fatto il pizzaiolo ed il panettiere. Ho cominciato a lavorare a 15 anni nell’attività di mio padre Matteo che aveva un panificio sotto le scale di San Michele, a Monte Sant’Angelo. Ora, in quello stesso posto c’è un ristorante. All’età di 17 anni, sono emigrato in Germania e mi sono stabilito ad Amburgo per cinque anni. Lì ho fatto esperienza come pizzaiolo. Poi sono tornato in Italia: Maranello, nord Italia, un po’ dappertutto sempre come pizzaiolo e infine sono tornato qui in Puglia. Ho una figlia, Rosa Pia di 11 anni, e voglio darle un avvenire. Sono già tre anni che viene qui a dare una mano ed ha già imparato ad impastare, che è una bellissima cosa per i bambini”.

La paposcia, dunque. Ma perché la paposcia? “Perché è buona, ovvio! – risponde senza esitazione il pizzaiolo - La pizza si trova dappertutto, mentre la paposcia è altrettanto buona ma è meno diffusa. Per esempio, abbiamo delle paposce a base di mare, per esempio con carpaccio di polpo e crema di carciofi, con salmone e crema di scampi, con frutti di mare, olio e limone. Abbiamo anche paposce dolci, con la nutella, ma quella che va di più è la paposcia con la ventricina, il caciacavallo, il pomodoro e la mozzarella. La mia preferita però è quella con la mortadella”.

Ora l’obiettivo è ingrandirsi: “Voglio che questo prodotto sia più pubblicizzato. Molta gente anche di queste parti non l’ha mai mangiata, ma le cose stanno cambiando. Giandiego Gatta ha mangiato nel nostro locale due o tre volte. Anche Angelo Cera è stato qui. Abbiamo già preso un altro locale che si trova proprio di fronte a quello che abbiamo, stiamo allestendo una sala esterna che ospiterà 35 persone. Contiamo di partire già nel gennaio 2024”, conclude.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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