E’ stato depositato in tribunale la scorsa settimana il piano che mira, a Manfredonia, a salvare la lunga e gloriosa storia di Silac, permettendone la continuazione dell’attività aziendale. Marchio amatissimo nel Golfo e in Capitanata, Silac (che sta per Società Per L'industria Latto-casearia), fu fondata alla fine degli anni Cinquanta, ad opera di imprenditori agricoli locali e divenne sempre più un simbolo del tessuto produttivo del Gargano. Lo scorso 11 ottobre, dal collegio della terza Sezione civile presieduta dalla giudice Rosella Anna Modarelli, è stata ammessa la procedura di concordato preventivo con continuità aziendale indiretta per la srl di Contrada Garzia, frazione di Siponto. Il commissario giudiziale è il commercialista barlettano Alberto Camporeale, mentre gli avvocati che stanno seguendo la procedura sono i sipontini Michele Serricchio e Gaetano Prencipe. In veste di advisor è impegnato l’economista di Manfredonia Nicola di Bari. La domanda di ammissione risale al 29 settembre scorso. Al momento esiste un fitto di ramo d’azienda stipulato a luglio scorso, in favore dell’unica impresa che a maggio si fece avanti con una manifestazione d’interesse, Amico Mio srl di Altamura, guidata da Erasimo Digeo che già collaborava negli scorsi anni con le famiglie Ciociola e Totaro proprietarie di Silac. Sarà col nuovo marchio Amico Mio che i consumatori nei prossimi giorni vedranno i prodotti dello stabilimento ex Silac sugli scaffali della grande distribuzione, a partire da mozzarelle e caciocavalli.
L’omologa del passaggio di proprietà è prevista tra 4-5 mesi, dunque ad oggi Amico Mio srl figura come conduttore-affittuario dello stabilimento, con proposta irrevocabile di acquisto dell’azienda.
Nel piano si spiega che “al fine di sostenere il suo sviluppo aziendale, Amico Mio srl si è proposto quale affittuario dell’azienda di Silac di svolgere direttamente l’attività di produzione e commercializzazione di prodotti caseari, con la funzione da un lato di contribuire a preservare la continuità aziendale (e, quindi, il valore e la funzionalità dell’azienda) e dall’altro a rendere, per quanto possibile – e, in ogni caso, con l’osservanza delle regole e delle procedure previste dal codice sulla crisi d’impresa – il suo interesse del tutto complementare all’interesse della società Silac alla migliore soddisfazione dei creditori concorsuali; il tutto anche nell’ambito e con la logica dello sviluppo da parte di Amico Mio srl della propria attività d’impresa nel settore latto-caseario”.
“L’obiettivo del piano di concordato preventivo presentato è cercare di rimettere in sesto l’azienda di Silac in modo indiretto, tramite un’altra impresa”, spiegano a l’Attacco Serricchio e Di Bari.
“Amico Mio srl, che opera nello stesso settore latto-caseario, fu l'unica, a maggio scorso, a farsi avanti con un'offerta. Si tratta di una cifra accettabile, 2 milioni di euro, sulla base della quale è stato dato corso alla predisposizione dell'impianto della procedura concorsuale, insieme ad un altro elemento: la promessa di vendita di un terreno su cui un'impresa intende realizzare un impianto fotovoltaico. Tramite questa seconda alienazione arriveranno a Silac circa 1,1 milioni di euro. Il nostro scopo è recuperare l’impresa nell’interesse del territorio, è con questa finalità che abbiamo accettato la sfida, in cui pochi hanno creduto, se non addirittura nessun altro. L’alternativa sarebbe la liquidazione giudiziale, la cui istanza era stata già presentata da un fornitore-creditore, ma se Silac fallisse ci sarebbe un grave danno per i creditori e per tutta la comunità sipontina”.
“Silac era in crisi già da oltre due decenni, tant’è che per non fallire nel 2017 il marchio fu ceduto a Parmalat per circa 11,5 milioni di euro che servirono a eliminare alcune situazioni debitorie. Questa realtà era stata in precedenza molto solida, arrivando a fatturare circa 30 milioni di euro l’anno e ad avere oltre cento unità lavorative. Quando nel 2017 ci fu l’accordo con Parmalat Silac chiese di poter continuare a produrre a Manfredonia almeno un prodotto, ovvero la ricotta. Parmalat, in cambio della rinuncia per tre anni al patto di non concorrenza, si impegnò a fare acquisti importanti di quella ricotta tramite la propria rete ma questo poi non si verificò, lasciando l’impresa senza liquidità. Insomma”, continuano, “il prodotto non ebbe i riscontri di mercato sperati e tra il 2018 e il 2022 Silac si ridurre a soli 3 milioni di euro circa di fatturato con 35 unità lavorative, mentre la situazione debitoria raggiunse i 10 milioni di euro”.
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